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In ogni parrocchia
una famiglia di profughi

· L’appello del Papa a comunità religiose, monasteri e santuari d’Europa ·

Una famiglia di rifugiati in ogni parrocchia, comunità religiosa, monastero o santuario d’Europa. È l’appello che Papa Francesco ha lanciato domenica 6 settembre «di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita».

Profughi siriani cercano di attraversare il confine turco (Afp)

All’Angelus recitato in piazza San Pietro il Pontefice ha ricordato che «il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi” dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza!”». Da qui l’invito «a esprimere la concretezza del Vangelo» in prossimità dell’anno giubilare della misericordia, attraverso un gesto di accoglienza nei confronti di una famiglia di profughi. «Mi rivolgo — ha scandito — ai miei fratelli vescovi d’Europa, veri pastori, perché nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che misericordia è il secondo nome dell’amore». Un appello che il Papa ha indirizzato anzitutto alla diocesi di Roma e alle due parrocchie pontificie (San Pietro e Sant’Anna) che sorgono nel territorio vaticano.

Alla necessità di vincere la tentazione dell’indifferenza e della rassegnazione Francesco ha fatto riferimento anche nel messaggio inviato ai partecipanti all’incontro internazionale «La pace è sempre possibile» organizzato in questi giorni a Tirana, in Albania, dalla Comunità di Sant’Egidio. «Non dobbiamo mai rassegnarci alla guerra!» ha esortato Francesco, ricordando che «mentre mutano gli scenari della storia e i popoli sono chiamati a confrontarsi con trasformazioni profonde e talora drammatiche, si avverte sempre più la necessità che i seguaci di diverse religioni si incontrino, dialoghino, camminino insieme e collaborino per la pace». Nel messaggio il Papa ha denunciato «le violenze, le persecuzioni e i soprusi contro la libertà religiosa», ma ha invitato a considerare che «è violenza anche alzare muri e barriere per bloccare chi cerca un luogo di pace». Ed è violenza «respingere indietro chi fugge da condizioni disumane nella speranza di un futuro migliore», come pure «scartare bambini e anziani dalla società e dalla stessa vita» e «allargare il fossato tra chi spreca il superfluo e chi manca del necessario».

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17 settembre 2019

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