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Ogni famiglia ha un romanzo da raccontare

· La figura del padre protagonista al Fiuggi Family Festival ·

La famiglia ha bisogno di una buona comunicazione. Non può sempre essere rappresentata con i classici stereotipi «parenti serpenti» o «fratelli coltelli». Ci sono anche storie belle, buone. Ogni famiglia ha un romanzo da raccontare. Basta saperlo fare, andando al cuore delle relazioni.

È Francesco Belletti, presidente del Forum delle Associazioni familiari, a puntare subito l’attenzione su quello che è fin dall’inizio una delle caratteristiche del Fiuggi Family Festival che ieri, 28 luglio, ha aperto la sua quarta edizione: porsi come momento di riflessione sulla famiglia nei media, nel cinema in particolare, per costruirne un’immagine più veritiera; per parlare della famiglia normale, con i suoi problemi e le sue speranze, le sue debolezze e la sua grande forza.

Non a caso il tema scelto quest’anno è «Sistema famiglia: il dinamismo delle relazioni», per sottolineare come siano queste a caratterizzare sia i rapporti all’interno delle famiglie sia i contatti tra queste e la società. Relazioni che vengono qui indagate attraverso lo sguardo filtrato e non sempre neutrale del cinema, ma anche attraverso la riflessione sulla realtà italiana con una serie di convegni. Come quello di apertura, promosso proprio dal Forum sul tema cruciale del lavoro, ovvero su come conciliare l’attività lavorativa con i tempi della famiglia, senza dimenticare il nodo della precarietà che annulla ogni possibilità di futuro.

«Parliamo di famiglie in qualche modo già strutturate — sottolinea il presidente, Antonella Bevere Astrei — che tendono purtroppo nella società odierna a perdere la relazione con i propri membri. È il rischio della solitudine. Ecco la scelta di aprire il festival con il tema della conciliazione tra vita familiare e lavoro, in un mondo che spinge a sacrificare sull’altare dell’efficienza il tempo per vivere, e trasforma anche il riposo in business».

L’appuntamento, dunque, si rinnova. Non più una settimana, ma soli quattro giorni, per una formula che tuttavia non cambia: eventi per tutta la famiglia, dalle proiezioni e gli incontri destinati agli adulti, ai cartoni animati e i giochi per i più piccini.

Cambia invece la sede: si lasciano le Fonti per il centro storico dove, fino a domenica, sono in programma undici proiezioni al giorno, di cui tre di film in concorso, per un totale di quaranta pellicole (con alcune anteprime nazionali, come Diario di una schiappa 2 ), oltre a una serie di incontri che approfondiranno vari argomenti legati a problematiche familiari. In più nell’ambito della rassegna la Regione Lazio terrà la conferenza sulle politiche familiari, momento di confronto per associazionismo, sindacati ed enti locali.

A voler scavare nelle pieghe del fitto programma, un aspetto sembra emergere con più forza: il rapporto padre-figlio. Non è un caso, ma una scelta meditata. Del resto già nell’edizione del 2009 erano state dedicate due retrospettive alla figura del padre nel cinema internazionale e nella televisione italiana. «Ho fortemente voluto questo spazio — ha infatti detto il nuovo direttore artistico del festival, Mussi Bollini — perché è in difesa dei papà che in questo momento storico hanno bisogno di un riscatto nel loro rapporto con i figli. I film smuovono i sentimenti molto più della televisione e possono rieducare alle emozioni». Al rapporto padre-figlio sono dunque dedicate due proiezioni speciali: una ieri sera, con il film La fine è il mio inizio , di Joe Baier, che presenta il rapporto del giornalista e scrittore Tiziano Terzani con il figlio Folco; l’altra in programma stasera, con l’intensa pellicola In un mondo migliore , di Susan Bier, che racconta la storia di due ragazzini e dei rispettivi padri, sui quali scaricano risentimenti e speranze.

Ma si tratta di un tema affrontato sotto diversi aspetti anche in alcune delle pellicole in concorso. A cominciare dalla produzione cinese che ha aperto il festival, Ocean’s Heaven , di Xue Xiaolu. Un uomo ammalato di cancro deve cercare qualcuno cui affidare il figlio affetto da autismo, che ha cresciuto con grandi sacrifici dopo la morte della moglie. Ma dovrà trovare il modo non solo di provvedere a lui, ma anche insegnargli a vivere senza di lui.

Padre e figlio sono protagonisti anche del secondo film in gara, The Way , di Emilio Estevez. Un oculista americano riceve una telefonata che annuncia la morte del figlio, con il quale da tempo non aveva rapporti. L’uomo stava percorrendo il Cammino di Santiago quando è morto. Il padre decide di continuare il pellegrinaggio, nel tentativo di recuperare quel legame interrotto e affrontare il dolore.

I film in concorso — giudicati da una giuria presieduta quest’anno da Gennaro Nunziante, sceneggiatore e regista dei film di Checco Zalone campioni d’incassi — sembrano complessivamente di buon livello, affrontando tematiche delicate e profonde, come il dolore innocente, la perdita, ma anche la difesa dei diritti, l’importanza dei rapporti umani, l’ansia e la fatica di crescere.

«Speriamo — è l’auspicio di Armando Fumagalli, direttore del comitato scientifico del festival — che i film più belli possano avere una circolazione all’interno dei circuiti normali, sale e tv».

È già accaduto in passato per alcune pellicole, come Bella e Nativity. Del resto il Festival, oltre a caratterizzarsi come un’interessante e originale vacanza per le famiglie, aspira a diventare un incubatore di iniziative e una sorta di marchio di qualità per il cinema target family.

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