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Oggi il cielo
apre il suo grembo

· La festa della Dormizione della Madre di Dio nella tradizione bizantina ·

Fratelli Muresan, «Icona della Dormizione» Gerusalemme, chiesa greco-cattolica (XX secolo)

La Dormizione è l’ultima delle grandi feste dell’anno liturgico bizantino. Preparata da due settimane chiamate la quaresima della Madre di Dio, la festa celebra la morte, la sepoltura e la piena glorificazione in cielo di colei che è la madre della vita. C’è uno stretto rapporto tra l’icona della festa e i testi liturgici che la commentano, fin dal vespro.

Diversi tropari mettono in contrasto la morte e la risurrezione, la tomba (la terra) e la gloria (il cielo): «O straordinario prodigio! La fonte della vita è deposta in un sepolcro, e la tomba diviene scala per il cielo. Rallegrati, Getsemani, santo sacrario della Madre di Dio. Acclamiamo, o fedeli, con a capo Gabriele: Gioisci, piena di grazia, con te è il Signore». I testi mettono in evidenza l’unica gioia del cielo e della terra per la Dormizione della Madre di Dio: «O i tuoi misteri, o pura! Sei divenuta trono dell’altissimo, o sovrana, e oggi sei passata dalla terra al cielo. La tua nobile gloria rifulge di grazie divinamente splendenti. O vergini, levatevi in alto insieme alla madre del re. Gioisci, piena di grazia, con te è il Signore. Danno gloria alla tua dormizione potestà, troni, principati, dominazioni, potenze, cherubini, e i tremendi serafini. Esultano gli abitanti della terra, fregiandosi della tua divina gloria. Cadono ai tuoi piedi i re insieme agli arcangeli e agli angeli, e cantano: Gioisci, piena di grazia, con te è il Signore».

Il corpo della Madre di Dio è fonte e origine di vita. Maria è infatti presentata come l’altare da cui sgorga colui che è la fonte della vita. La stessa icona della festa ha una struttura liturgica molto chiara: in essa il corpo della Madre di Dio è sul letto funebre, che diventa l’altare per la liturgia celebrata dagli apostoli. In alto, come nell’abside di questa celebrazione, c’è il Cristo che accoglie l’anima di Maria.

Uno dei lunghissimi tropari della prima parte del vespro, in un alternarsi degli otto toni musicali della tradizione bizantina, presenta tutto il mistero della festa: gli apostoli che accorrono da ogni parte del mondo a celebrare il transito della Madre di Dio; Maria sul letto funebre, quasi un altare fonte di vita; gli angeli che scortano il corpo di Maria, come i cherubini che nella divina liturgia scortano i doni preparati del pane e del vino per essere deposti sull’altare; l’arrivo della Madre di Dio in cielo al canto del ventitreesimo salmo; Maria fonte di vita, Maria che intercede: «Gli apostoli teofori, portati su nubi per l’aria da ogni parte del mondo, a un cenno del divino potere, giunti presso il tuo corpo immacolato origine di vita, gli tributavano le più calde manifestazioni del loro amore. Le supreme potenze dei cieli, presentandosi al loro sovrano, scortano piene di timore il corpo purissimo che ha accolto Dio; lo precedono in ascesa ultramondana e, invisibili, gridano alle schiere che stanno più in alto: Ecco, è giunta la Madre di Dio, regina dell’universo. Sollevate le porte, e accoglietela con onori degni del regno ultramondano, lei che è la madre dell’eterna luce. Grazie a lei, infatti, si è attuata la salvezza di tutti i mortali. In lei non abbiamo la forza di fissare lo sguardo, ed è impossibile tributarle degno onore. La sua sovreminenza eccede infatti ogni mente. Tu dunque, o immacolata Madre di Dio, che sempre vivi insieme al tuo re e figlio datore di vita, incessantemente intercedi perché sia preservato e salvato da ogni attacco avverso il tuo popolo nuovo: noi godiamo infatti della tua protezione, e per i secoli, con ogni splendore, ti proclamiamo beata».

I tropari della seconda parte del vespro riprendono i temi della festa facendone anche una professione di fede: l’incarnazione del Verbo di Dio, Maria madre di Dio, madre del creatore, Maria che intercede: «La sposa tutta immacolata e madre del beneplacito del Padre, colei che da Dio è stata prescelta come luogo della sua unione senza confusione, consegna oggi l’anima immacolata a Dio creatore. Celebriamo la santissima Vergine pura, dalla quale ineffabilmente è venuto, incarnato, il Verbo del Padre. Santissima Vergine pura, tu sei stata madre del creatore di tutti, il Cristo Dio. Non cessare, ti preghiamo, di implorarlo per noi che, dopo Dio, in te abbiamo riposto le nostre speranze, o Madre di Dio degna di ogni canto, ignara di nozze».

La dimensione liturgica dell’icona viene infine messa in evidenza da uno degli ultimi tropari del vespro: «Vieni, assemblea degli amici della festa, venite e formiamo un coro, venite e coroniamo di canti la Chiesa nel giorno in cui l’arca di Dio giunge al luogo del suo riposo. Oggi infatti il cielo apre il suo grembo per ricevere lei che ha partorito colui che l’universo non può contenere; e la terra, consegnando la fonte della vita, si abbiglia di benedizione e decoro. Gli angeli fanno coro insieme agli apostoli, fissando pieni di timore lei che ha partorito l’autore della nostra vita mentre passa da vita a vita. Veneriamola tutti pregando: Non dimenticarti, sovrana, della comunanza di stirpe con quanti festeggiano con fede la tua santissima dormizione». Il grembo verginale di Maria che partorisce il Verbo incarnato, viene così messo in parallelo con il cielo che accoglie la Madre di Dio nel suo transito glorioso.

di Manuel Nin

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