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Oggi è il tempo
della missione

· A colloquio con il cardinale Filoni che conclude il suo servizio di prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli ·

«In lei abbiamo avuto una guida sicura, da lei abbiamo imparato l’abnegazione, cioè il dire “no” a se stesso per servire più liberamente la Chiesa: un atteggiamento di vita che lascia in eredità a ciascuno di noi». Con queste parole l’arcivescovo Giampietro Dal Toso, segretario aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e presidente delle Pontificie opere missionarie, ha salutato il cardinale Fernando Filoni, che il 15 gennaio termina il suo mandato alla guida di Propaganda Fide, di cui resta «prefetto emerito», per iniziare il suo servizio come Gran maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Il cardinale Filoni durante la sua visita in Angola (novembre 2018)

Tracciando in un colloquio con «L’Osservatore Romano» un bilancio dei quasi nove anni di attività nel dicastero missionario, il cardinale ha ricordato «l’incoraggiamento di Benedetto XVI, all’inizio del suo mandato nella congregazione». Non si trattava, allora, di un mondo a lui sconosciuto, in quanto Filoni era stato nunzio apostolico in varie rappresentanze pontificie in territori dipendenti da Propaganda Fide (come Hong Kong, Iran, Filippine). Quel respiro internazionale e quello sguardo rivolto alla presenza della Chiesa nelle dinamiche storiche, sociali e politiche tipiche di ogni contesto, ha caratterizzato il lavoro del prefetto nel periodo che si conclude: «La congregazione — afferma — ha una grande responsabilità verso tanti Paesi in Africa, Asia, Oceania, America, in quanto sono oltre 1200 le circoscrizioni ecclesiastiche sotto la sua giurisdizione». Ognuna di queste rappresenta la tessera di un mosaico che compone il volto della Chiesa cattolica nel mondo contemporaneo: per questo il cardinale Filoni ha scelto di viaggiare per rendersi conto direttamente «della vita e della missione delle giovani Chiese. Ho compiuto in questi anni circa cinquanta viaggi e Papa Francesco mi ha spesso detto che apprezzava il fatto che non restassi fermo dietro una scrivania», ricorda. Quei viaggi gli hanno offerto la possibilità di «conoscere dall’interno la ricchezza delle giovani Chiese e constatarne l’impegno missionario». Non erano, infatti, visite di carattere celebrativo, quanto un premuroso movimento verso le periferie con lo scopo di incontrare e ascoltare le Chiese locali: «I colloqui con i vescovi, le riunioni con sacerdoti e religiosi, con seminaristi e laici, sono state feconde opportunità di scambio, utili per loro a conoscere l’attività della congregazione, utili per me a comprendere le loro esigenze», spiega il cardinale.

In questo processo di ascolto e conoscenza, resta il compito fondamentale del dicastero missionario: quello di contribuire alla nomina di vescovi e vicari apostolici per tutte le diocesi affidate. Afferma il cardinale Filoni: «Questo servizio porta avanti il mandato di Cristo: si continua l’opera del collegio apostolico cui il Signore ha affidato l’evangelizzazione. È un impegno molto delicato ed esigente, ma non c’è niente di più bello: poter contribuire, per grazia di Dio, alla vita della Chiesa nel mondo». Il processo di selezione richiede tempo e attenzione: in primis si compie uno studio accurato di ogni circoscrizione ecclesiastica, secondo un approccio il più possibile democratico: «Attraverso le nunziature, infatti — rimarca — si interpellano vescovi, sacerdoti, religiosi e alcuni laici. Dalle loro aspettative si può intuire il tipo di pastore che a quella Chiesa serve. Emergono indicazioni su eventuali candidati dei quali poi, in una seconda fase, si studia e si valuta la vita e l’attività pastorale, secondo criteri di dignità e idoneità. Si arriva così alla terna da sottoporre ai padri cardinali e ai vescovi membri della congregazione e, infine, al Santo Padre per la scelta definitiva. A volte in questo lavoro si impiegano anni, trattandosi di territori remoti, dove non sono facili le comunicazioni».

Un altro capitolo che il cardinale Filoni illustra, sull’attività svolta a Propaganda Fide, è «l’incoraggiamento all’evangelizzazione rivolto soprattutto alle Chiese locali ormai stabilite nei vari continenti. Siamo in una fase di passaggio: fino al concilio Vaticano II, infatti, l’opera missionaria era prevalentemente affidata a specifici ordini religiosi, che oggi continuano ad accompagnare e sostenere, in molti aspetti pastorali, piccole comunità locali in tante parti del mondo. Attualmente è indispensabile la collaborazione di tutti i fedeli, in modo diretto o indiretto, all’opera missionaria». Spiega il cardinale: «Se in passato l’annuncio del Vangelo era appannaggio di sacerdoti e religiosi, oggi vi è una straordinaria partecipazione dei laici: e tra loro, novità suscitata dallo Spirito Santo, vi sono anche coppie di coniugi e famiglie con bambini che partecipano con fervore all’opera di evangelizzazione: questo è un segno di speranza».

«Non possiamo dimenticare — rileva il prefetto emerito — che i due terzi dell’umanità non conoscono il Vangelo: il mandato di annunciarlo a tutti i popoli del mondo non può venire meno, ma è possibile solo se si ama Gesù Cristo e con lui l’umanità». Frutto di questa sollecitudine amorevole è l’immensa opera di formazione e istruzione condotta o sostenuta da Propaganda Fide nel mondo: «Penso all’educazione primaria curata da tanti missionari in villaggi nei luoghi più sperduti; penso alla formazione assicurata ai ragazzi in istituti secondari o a quella universitaria, in numerosi Paesi». Inoltre, ricorda il cardinale, «il dicastero cura direttamente la formazione dei nuovi vescovi (attraverso specifici seminari), dei rettori e dei professori che insegnano nei seminari dei suoi territori. Ogni anno la congregazione, grazie al sostegno delle Pontificie opere missionarie, offre poi circa cinquecento borse di studio a seminaristi, sacerdoti e religiose delle giovani Chiese. Abbiamo curato con speciale attenzione questo impegno di formazione per rispondere alle attese delle Chiese in Africa, Asia, America Latina».

E se si può notare che, negli ultimi anni, la tradizionale colletta per le missioni operata in tutte le Chiese del mondo in occasione della Giornata missionaria mondiale — che fornisce risorse alle Pontificie opere missionarie — ha registrato un progressivo calo, il cardinale Filoni nota: «Vorrei esortare tutti ad avere a cuore questa speciale cooperazione missionaria: se ogni battezzato donasse l’equivalente di un solo dollaro all’anno per le missioni, si riuscirebbe a rispondere alle esigenze di vaste popolazioni povere, vulnerabili o bisognose».

E poi nota: «Oggi non si può più pensare all’opera missionaria, come nei secoli passati, solo in termini territoriali. Anche nei continenti di antica tradizione cristiana c’è bisogno di un rinnovato annuncio del Vangelo. Dalla missione ad gentes, oggi è il tempo della missione inter gentes: è la grande sfida per il futuro. Ogni battezzato è un missionario». Così si congeda il cardinale: «Al termine del mio mandato a Propaganda Fide, sono grato a quanti mi hanno accompagnato con la preghiera e con il loro contributo umano e solidale. Rimettiamo quest’opera nelle mani del Signore». Allora, «Vergelt’s Gott», cioè “che Dio la ricompensi”, ha detto monsignor Dal Toso, con il tradizionale augurio altoatesino: «Dio la ripaghi in consolazione, benedizione, compagnia».

di Paolo Affatato

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