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In Siria un affronto al diritto internazionale

· Appello del Wcc per il cessate il fuoco ·

Ginevra, 28. Sgomento e preoccupazione sono stati espressi dal World Council of Churches (Wcc) per la drammatica escalation di violenza e di offensive armate contro i civili nel Ghouta orientale siriano. In una dichiarazione l’organismo ecumenico respinge con fermezza quanto sta avvenendo in Siria, dove più di 550 persone — tra cui 130 fra bambini, donne e anziani — sono state uccise e almeno 2500 sono rimaste ferite da quando il bombardamento è iniziato lo scorso 18 febbraio.

«Il World Council of Churches — si legge nel comunicato — è ferito e scioccato per la tremenda situazione che sta colpendo la popolazione siriana. Una tragedia che non si arresta, nonostante la risoluzione 2401 approvata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu all’unanimità lo scorso 24 febbraio 2018 e che impone l’immediato cessate il fuoco umanitario». Secondo l’organismo ecumenico, «il susseguirsi dell’offensiva militare dell’esercito siriano contro i civili e il divieto di un possibile accesso degli aiuti umanitari alla popolazione civile, che vive in continuo stato di assedio da cinque anni, è moralmente ed eticamente inaccettabile. Un’offesa, un affronto, a tutte le norme stabilite dal diritto internazionale e umanitario». 

Il World Council of Churches e il segretario generale, reverendo Olav Fykse Tveit, che hanno da subito condannato l’attacco rivolto ai civili da parte delle parti in conflitto, «invitano con urgenza il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e in particolare quei paesi che hanno un’influenza diretta sul territorio, a porre immediatamente fine alla tragedia in corso nel Ghouta orientale, e che di recente ha colpito anche Efrin e altre regioni assediate». Ed esortano la comunità internazionale a fare pressione affinché il cessate il fuoco sia definitivo. «Le nostre preghiere — prosegue il comunicato del Wcc — sono rivolte a coloro che in Siria soffrono per la guerra e le violenze, per le ingiustizie e le oppressioni subite. Siamo vicini con il cuore a coloro che ritengono di essere dimenticati dalla comunità internazionale».

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