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Offensiva militare
dei talebani
ma la pace in Afghanistan è più vicina

· Filtra ottimismo sull’imminente conclusione di un accordo con gli Stati Uniti ·

Proprio mentre sarebbero pronti a firmare un accordo con gli Stati Uniti, che aprirebbe la strada alla pace in Afghanistan, i talebani hanno lanciato nel fine settimana un’offensiva contro le truppe governative per tentare di conquistare due diverse città nel nord est del paese, vicino al confine con il Tadjikistan.

Un primo attacco è stato su Kunduz, una delle principali città afghane, mentre il secondo sul capoluogo della provincia settentrionale di Baghlan, Puli Khumri.

Forze di sicurezza afghane prendono posizione durante i combattimenti a Kunduz (Reuters)

A Kunduz dove i talebani hanno preso il controllo dell’ospedale tenendo oltretutto i pazienti ospedalieri come ostaggi, l’esercito governativo, dopo molte ore di intensi scontri, e con l’aiuto di alcuni raid aerei, è riuscito a respingere l’attacco. Al momento la tensione è ancora molto alta. Il portavoce del ministero della difesa Rohullah Ahmadzai, in merito alla situazione nell’ospedale, ha fatto sapere di poter «attaccare molto facilmente» ma di non volere vittime civili. Ahmadzai ha anche reso noto che 26 talebani sono stati uccisi in un attacco aereo condotto sempre su Kunduz. Sono invece venti i membri delle forze di sicurezza afghane e cinque i civili morti. Negli scontri la polizia ha registrato il ferimento di almeno un centinaio di persone. La cittadina è considerata un importante crocevia, strategico in quanto di facile accesso a gran parte dell’Afghanistan settentrionale e alla capitale, Kabul, che si trova a 335 chilometri di distanza. Per ben due volte in passato i talebani avevano tentato vanamente di conquistarla. Invece a Puli Khumri «almeno 21 talebani sono stati uccisi e altri 13 sono stati feriti», hanno affermato le forze afghane in una dichiarazione nella quale si precisa anche di aver fatto prigionieri otto talebani. I funzionari dell’ospedale di Baghlan hanno invece parlato di otto persone, tra cui quattro civili, uccisi negli scontri e altre 40, tra cui 28 civili, rimaste ferite. In questa località i militanti talebani sono stati respinti verso l’area «Cement Khana», zona molto lontana dal centro città. Le principali autostrade dell’Afghanistan nord orientale, quelle che collegano Kabul a Baghlan e Baghlan a Kunduz, sono state chiuse al traffico a seguito degli attacchi. Combattimenti si sono tenuti anche nella provincia centrale di Ghazni e nella provincia di Laghman, a est di Kabul. Un’esplosione in uno stadio di calcio ha ucciso il sindaco della città settentrionale di Faizabad mentre nella provincia settentrionale di Balkh una bomba piazzata al bordo della strada ha ucciso almeno otto persone, tra cui donne e bambini che viaggiavano in un’auto.

L’intensa offensiva messa in atto nel fine settimana è vista come un tentativo dei talebani di voler rafforzare la propria posizione negoziale nei colloqui di pace con l’inviato statunitense Zalmay Khalilzad. Il diplomatico americano di origine afghana, che sovrintende ai negoziati per Washington, ha detto che, dopo aver concluso il nono round di colloqui in Qatar, si sarebbe recato per alcune consultazioni nella capitale Kabul. Khalilzad non ha fornito dettagli sull’accordo, che dovrebbe vedere migliaia di truppe statunitensi ritirarsi dall’Afghanistan in cambio di garanzie da parte dei talebani di non consentire al paese di essere utilizzato come base di partenza dei jihadisti per realizzare attentati contro altri paesi. «Siamo alla soglia di un accordo che ridurrà la violenza e aprirà le porte agli afghani per sedersi insieme e negoziare una pace onorevole e sostenibile e un Afghanistan sovrano unificato che non minacci gli Stati Uniti, i suoi alleati o altri paesi», ha detto in un post su Twitter l’inviato statunitense. Suhail Shaheen, portavoce dell’ufficio politico dei talebani a Doha, ha affermato che nell’ultimo round di negoziati sono state decise alcune questioni tecniche. «Siamo sul punto di porre fine all’invasione e raggiungere una soluzione pacifica per l'Afghanistan», ha detto Shaheen su Twitter.

I talebani presenti al tavolo negoziale infatti hanno chiesto che l’accordo preveda l’uscita di tutte le forze straniere dall’Afghanistan, per mettere fine a una guerra che dura ormai da diciotto anni. Al momento i talebani controllano circa la metà del paese e sono al massimo dell’espansione dal 2001, anno in cui è iniziata la missione militare degli Usa nel paese asiatico.

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