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​Occorre
una risposta condivisa

· Il cardinale Parolin sul Global compact ·

Quando il fenomeno migratorio non viene gestito adeguatamente «la retorica può eclissare la ragione e i migranti possono essere visti più come minacce che come fratelli e sorelle bisognosi di solidarietà e di servizi di base». Perciò, il Global compact sulle migrazioni rappresenta un aiuto alla comunità internazionale per «prevenire crisi e tragedie». Questo il messaggio portato ieri dal cardinale segretario di stato, Pietro Parolin, in apertura dei lavoro della conferenza di Marrakech, in Marocco, esprimendo la convinzione «che le immense sfide che la migrazione pone vengono affrontate meglio attraverso processi multilaterali piuttosto che con politiche isolazioniste».

Nel suo intervento, il cardinale segretario di stato ha anche ricordato i quattro verbi in cui si può riassumere la visione di Papa Francesco sulle migrazioni internazionali: «accogliere, proteggere, promuovere e integrare».

Esprimendo il voto «a favore del Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare», il cardinale ha poi precisato che la Santa Sede presenterà «a tempo debito le proprie riserve», in particolare su «interpretazioni ideologiche dei diritti umani che non riconoscono il valore inerente e la dignità della vita umana in ogni sua fase, dall’inizio allo sviluppo e alla sua fine».


Pubblichiamo una traduzione italiana dell’intervento del cardinale Pietro Parolin, segretario di stato e capo della delegazione della Santa Sede, al General Debate della Conferenza intergovernativa sulle migrazioni, il 10 dicembre a Marrakech.

Signor Segretario Generale, Signora Presidente dell’Assemblea Generale, Signora Segretario Generale della Conferenza,
Eccellenze, signore e signori, Signor Presidente,

Sono lieto di porgere i cordiali saluti di Sua Santità Papa Francesco e, a suo nome, accolgo favorevolmente l’adozione formale del Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare. Al tempo stesso, desidero esprimere gratitudine a Sua Maestà Mohammed vi, re del Marocco, per avere gentilmente invitato e ospitato la nostra delegazione qui, oggi, e congratularmi con il Segretario Generale della Conferenza, Louise Arbour, e con le delegazioni delle Missioni permanenti di Messico e Svizzera presso le Nazioni Unite per la loro guida nell’accompagnare questo processo intergovernativo verso la sua positiva conclusione.

Signor Presidente,

L’adozione del Global Compact sulla migrazione giunge in un momento critico della storia. La migrazione è sempre stata una risposta naturale alle crisi e al desiderio innato di maggiori opportunità, di una vita più piena con più libertà, pace e sicurezza. Le persone in movimento sono più numerose che mai. Mentre la maggior parte della migrazione continua a essere regolare, sono sempre di più le persone costrette da fattori avversi a lasciare la propria casa. Spesso questo porta a viaggi involontari, insicuri e irregolari che pongono i migranti e le loro famiglie in situazioni di vulnerabilità, ponendo sfide importanti ai paesi di origine, di transito e di destinazione.

Come abbiamo visto in anni recenti, quando queste sfide non sono ben gestite, possono crearsi crisi, la retorica può eclissare la ragione e i migranti possono essere visti più come minacce che come fratelli e sorelle bisognosi di solidarietà e di servizi di base. Il Global Compact sulla migrazione cerca di aiutare la comunità internazionale a prevenire crisi e tragedie. Al tempo stesso, cerca anche di migliorare la gestione della migrazione, che è destinata a crescere man mano che la comunità internazionale diventerà sempre più interconnessa dal punto di vista economico, sociale e politico.

Al fine di raggiungere questi obiettivi, il Global Compact per la migrazione, pur non essendo legalmente vincolante, include un quadro comprensivo delle migliori pratiche e degli strumenti politici per aumentare la cooperazione internazionale e condividere la responsabilità nella gestione della migrazione in ogni sua dimensione. Lo fa, dando al tempo stesso ai paesi lo spazio per rispondere alle loro condizioni e priorità nazionali, nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani di tutti i migranti, a prescindere dal loro status. La sua attuazione aiuterà tutti i governi, come anche le entità non governative, comprese le organizzazioni confessionali, a gestire collettivamente la migrazione in modo più sicuro, ordinato e regolare, cosa che nessuno stato può fare da solo.

Signor Presidente,

Papa Francesco ha dedicato gran parte del suo pontificato a sensibilizzare sulla piaga dei migranti, come anche sull’urgenza morale di prendersi cura delle persone dislocate e rispondere ai motivi alla base della loro dislocazione. In particolare, si è concentrato sulla situazione di coloro che si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità, compresi i bambini e i giovani migranti. La sua visione per la migrazione internazionale può essere riassunta in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, quattro azioni che vediamo pervadere le migliori pratiche e gli impegni che costituiscono il Global Compact sulla migrazione.

Egli ha anche sottolineato che una risposta dignitosa alla migrazione deve essere sensata, con i governi che determinano con prudenza la loro effettiva capacità di un’integrazione significativa. L’integrazione è un processo a doppio senso, in cui i migranti devono rispettare le leggi locali, la cultura e le usanze del paese che li accoglie, mentre i paesi ospitanti devono rispettare le tradizioni e le culture dei migranti. Attraverso l’accoglienza e la prudenza reciproche, si possono affrontare in modo efficace la xenofobia e il razzismo crescenti.

Papa Francesco ha anche sottolineato che, mentre la migrazione è un fenomeno naturale, esiste il diritto precedente a vivere in dignità e sicurezza nel paese di origine. La Santa Sede chiede ai governi e alla comunità internazionale in generale di favorire quelle condizioni che possono consentire alle comunità e agli individui di vivere in sicurezza e in dignità nel proprio paese.

Il diritto a non migrare può essere goduto solo se gli elementi avversi e i fattori strutturali che spingono le persone a lasciare il proprio paese di origine sono controllati e limitati in modo efficace. I conflitti, le guerre, il cambiamento climatico, la povertà estrema e il suo strascico di miserie inevitabilmente costringeranno molte persone a una migrazione insicura, disordinata e irregolare, rendendola non una scelta, ma un atto di disperazione. Trovando soluzioni sostenibili ai conflitti e al sottosviluppo, possiamo ridurre di molto la migrazione forzata, insicura, disordinata e irregolare.

Signor Presidente,

La Santa Sede ha già avviato il processo per trovare i modi più efficaci in cui le istituzioni della Chiesa cattolica e le organizzazioni di ispirazione cattolica nel mondo possono utilizzare il compendio delle migliori pratiche e delle raccomandazioni del Global Compact, che esemplificano l’accoglienza, la protezione, la promozione e l’integrazione dei migranti. In tal senso, vale la pena riconoscere il ruolo e il contributo che le organizzazioni religiose e confessionali offrono in questo contesto, sostenendo gli sforzi della comunità internazionale, così come espresso nel Global Compact sulla migrazione, ricevendo al contempo il dovuto rispetto per la loro autonomia come istituzioni religiose.

Mentre alcuni stati hanno deciso di non partecipare al processo o a questa conferenza intergovernativa, la Santa Sede è convinta che le immense sfide che la migrazione pone vengono affrontate meglio attraverso processi multilaterali piuttosto che con politiche isolazioniste.

La Santa Sede, pur votando, in conformità con la propria natura e missione particolare, a favore del Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare, presenterà a tempo debito le proprie riserve, e più precisamente su quei documenti nel Compact che contengono terminologia, principi e orientamenti che non fanno parte del linguaggio concordato, comprese alcune interpretazioni ideologiche dei diritti umani che non riconoscono il valore inerente e la dignità della vita umana in ogni sua fase, dall’inizio allo sviluppo e alla sua fine.

Signor Presidente,

Nonostante il suo approccio prudente, a trecentosessanta gradi, che tiene conto di tutti i fattori coinvolti nella gestione della migrazione, il Global Compact, senza ignorare le numerose sfide e opportunità che ogni stato e tutti i migranti devono affrontare nel loro cammino condiviso, offre a tutti gli stati l’opportunità di migliorare le proprie politiche di migrazione e, insieme, la gestione internazionale della migrazione.

Per queste ragioni, il Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare è un importante passo avanti nella responsabilità comune della comunità internazionale di agire in solidarietà con le persone in movimento, specialmente quelle che si trovano in situazioni molto precarie.

Vi ringrazio.

Pace, sviluppo, integrazione

Il segretario di stato al dibattito sugli impegni del Global Compact


Pubblichiamo una traduzione italiana dell’intervento del cardinale Pietro Parolin, segretario di stato e capo della delegazione della Santa Sede, al First dialogue “Promoting action on the commitments of the global compact for safe, orderly and regular migration”, il 10 dicembre, in occasione della Conferenza intergovernativa sulle migrazioni a Marrakech.

Signor Presidente,

In questo dialogo, dedicato al promuovere azioni relative agli impegni del Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare, la Santa Sede vorrebbe soffermarsi soprattutto su due di questi impegni, che considera tra i più fondamentali e indispensabili se la comunità internazionale vuole rispondere in modo adeguato alle sfide e alle opportunità che affrontiamo dinanzi all’aumento dei flussi migratori.

Il primo è quello per la pace e lo sviluppo. Se vogliamo adempiere al nostro impegno di rendere la migrazione volontaria e sicura, ordinata e regolare, dobbiamo affrontare le cause che sono alla base dei flussi migratori. Come viene affermato chiaramente al paragrafo 13 del Global Compact, del quale la Santa Sede è fiera di essere tra i principali autori, «dobbiamo lavorare insieme per creare condizioni che consentano alle comunità e agli individui di vivere in sicurezza e in dignità nei propri paesi». Pertanto, occorre dare risposte ai fattori avversi che sono alla base della migrazione, specialmente ai conflitti violenti e alla povertà estrema.

Queste soluzioni non devono essere considerate responsabilità solo del paese di origine. Anche la comunità internazionale deve aiutare se vogliamo assicurare che quanti sono costretti a fuggire possano rimanere nel loro paese d’origine in pace e in sicurezza. Le situazioni di violenza, le condizioni di vita disumane e le difficoltà economiche, come anche le catastrofi naturali e il degrado ambientale, non riguardano solo i paesi in cui hanno origine, ma anche quelli di transito e di destinazione.

Non si tratta semplicemente di adempiere agli impegni a fornire aiuti allo sviluppo internazionale e aiuti umanitari, ma riguarda anche l’impegno per lo sviluppo umano integrale di ogni individuo, assicurando a ogni persona le condizioni di base e le opportunità per vivere una vita dignitosa. Solo pochi partirebbero se avessero accesso a lavoro, educazione, assistenza sanitaria e altri beni e servizi basilari, che sono fondamentali per la realizzazione e il benessere elementare di ogni persona. Essenziali per la stabilità sono anche il diritto fondamentale di poter praticare la propria religione liberamente, senza timore di persecuzione o discriminazione, nonché il diritto alla partecipazione politica e alla libertà di espressione. Queste preoccupazioni costituiscono parte integrante del “diritto a restare”.

Il secondo impegno è quello per l’integrazione. Le persone in movimento devono essere accolte e trattate con dignità, anche se in seguito si deciderà che devono essere rimandate in sicurezza al loro paese d’origine.

Come viene spiegato nel Global Compact sulla migrazione, a tutti i migranti, a prescindere dallo status, deve essere garantito un debito processo e un accertamento individuale che determinerà il loro status. Nel caso di bambini e di vittime della tratta, tali misure sono fondamentali se vogliamo rispondere adeguatamente ai loro bisogni ed essere certi che non si ritroveranno nella stessa situazione che hanno cercato di lasciarsi alle spalle. Dobbiamo dare la preferenza a politiche che favoriscano la riunificazione della famiglia e ne prevengano la separazione in tutto il processo migratorio, adoperandoci per porre fine alla pratica della detenzione, specialmente dei minori.

Per coloro ai quali viene concesso uno status regolare e la possibilità di restare nel paese di destinazione, temporaneamente o permanentemente, è importante sottolineare che l’integrazione non è una mera assimilazione, né un’incorporazione, bensì un processo a doppio senso radicato nel riconoscimento reciproco dell’uguaglianza e della dignità fondamentale di tutti. Un tale approccio, inoltre, ci aiuterà ad arginare l’ondata di razzismo e xenofobia. Chi arriva è, come sottolinea Papa Francesco, «tenuto a non chiudersi alla cultura e alle tradizioni del paese ospitante, rispettandone anzitutto le leggi». Al tempo stesso, l’integrazione «non è appiattimento di una cultura sull’altra, e nemmeno isolamento reciproco, con il rischio di nefaste quanto pericolose “ghettizzazioni”». È piuttosto un mutuo arricchimento basato sul rispetto reciproco e interpersonale.

Questi due obiettivi esigono una risposta urgente da parte della comunità internazionale.

Poiché è probabile che le migrazioni, anche le migrazioni di massa, continueranno nei prossimi anni, riteniamo necessario allargare i corridoi di emigrazione regolari e sicuri attraverso politiche generose e responsabili, ispirate dalla solidarietà e dalla corresponsabilità.

Signor Presidente,

La pace, lo sviluppo e la vera integrazione sono fondamentali per assicurare l’attuazione del Global Compact. Come fermalibri, questi due impegni mantengono in piedi e in ordine gli altri impegni, dalla riduzione dei fattori avversi alla base della migrazione, attraverso la pace e lo sviluppo, a una conclusione positiva del processo migratorio nell’integrazione armoniosa del migrante nella nuova patria.

Grazie, Signor Presidente.


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26 gennaio 2020

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