Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Occhi puntati sul debito irlandese

· La Bce sollecita maggiori garanzie ·

La Banca centrale europea (Bce) ha espresso «gravi preoccupazioni» sul pacchetto di salvataggio approvato la scorsa settimana dal Parlamento irlandese. L’istituto di Francoforte, in un documento pubblicato sul proprio sito internet, ha spiegato che il provvedimento entrerebbe in conflitto con alcune normative comunitarie. In particolare — si legge — l’Eurotower si dice preoccupata del fatto che «la bozza di legge abbia insufficienti basi legali su una serie di questioni critiche per l’Eurosistema».

La preoccupazione della Bce riguarda soprattutto i rischi legati all'erogazione di liquidità a favore delle banche irlandesi: i dati più recenti, infatti, evidenziano che gli istituti di credito di Dublino hanno ricevuto 136 miliardi di euro in finanziamenti dalla Bce — un quarto del totale dell'Eurozona — oltre a 45 miliardi di assistenza di emergenza ricevuti dalla Banca d'Irlanda. Come riporta il «Financial Times», per ottenere le liquidità gli istituti debbono accantonare attività a garanzia. E la Bce punta sempre a detenere abbastanza garanzie di qualità sufficiente per minimizzare la sua esposizione nell'eventualità d'insolvenze. Nel caso irlandese, però, le garanzie non sarebbero così forti come ci si attendeva.

Nel frattempo, secondo il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, a gennaio i leader europei «dovranno prendere nuove decisioni» tornando a considerare l’ipotesi di un aumento dell’attuale fondo salva-Stati. In un’intervista alla radio lussemburghese, ieri, Juncker ha ammesso che le decisioni prese nel Consiglio Ue della scorsa settimana non bastano. Nel vertice di giovedì e venerdì scorso a Bruxelles, i leader europei hanno dato il via libera a un fondo anticrisi permanente dalla metà del 2013, un meccanismo che dovrà essere in grado di sostenere i Paesi della zona euro in gravi difficoltà finanziarie. Ma sono in molti a pensare che questa risposta non sia sufficiente, perché non affronta i problemi nell’immediato. Col rischio che di fronte a una nuova emergenza, l’Europa si ritrovi senza mezzi di contrasto adeguati.

Le preoccupazioni di Juncker e della Bce sono alimentate da una situazione dei mercati tutt’altro che stabilizzata, anche dopo il piano di aiuti da 85 miliardi di euro all’Irlanda. Col rischio contagio sempre dietro l’angolo, e Paesi come il Portogallo, la Spagna e il Belgio nel mirino della speculazione. «Tutti sanno che quello che si è deciso non reggerà fino a gennaio», ha spiegato il premier lussemburghese. Juncker ha sottolineato la necessità di soluzioni “a tenuta stagna”. «Dobbiamo affrontare la questione di come devono essere aumentati i fondi per affrontare le conseguenze complessive della crisi se altri Paesi si troveranno nella stessa situazione di Grecia o Irlanda», ha detto.

La posizione di Juncker è molto simile a quella dei vertici del Fondo monetario internazionale, che più volte hanno chiesto all'Europa azioni più efficaci e immediate. Il direttore generale del Fondo, Dominique Straus-Kahn, ha già proposto un aumento delle risorse dello European financial stability facility (Efsf), l’attuale fondo salva-Stati temporaneo (dotato di 440 miliardi di euro). Tuttavia, l'ipotesi si è scontrata con l'opposizione di Francia e Germania. A Bruxelles i leader dell’Eurozona si sono impegnati a fare di tutto per garantire la stabilità della zona euro, assicurando anche un «sostegno adeguato all’Efsf». Ma senza prevedere un aumento.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

09 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE