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Oblio o ricordo

· ​Nell'ultimo romanzo di Kazuo Ishiguro ·

Sono imprevedibili i romanzi di Kazuo Ishiguro, scrittore britannico nato a Nagasaki nel 1954 ma vissuto in Inghilterra sin dall’infanzia. Imprevedibili nelle ambientazioni, negli andamenti, nello spirito e nella morale. E l’ultimo, Il gigante sepolto (Torino, Einaudi, 2015, pagine 316, euro 20), non fa eccezione. Lo scrive Giulia Galeotti aggiungendo che apparentemente la trama parrebbe semplice: nell’Inghilterra del sesto o settimo secolo, sferzata dal vento e dal sanguinoso scontro fra britanni e sassoni, tra lupi, cinghiali, orchi, mostri e folletti, due anziani coniugi — Axl e Beatrice — sfidando la nebbia della dimenticanza che pervade menti e luoghi, partono alla ricerca del loro unico figlio. Che ricordano di aver avuto, ma non ricordano come hanno perso.

Giorgio de Chirico, «L’enigma dell’arrivo e del pomeriggio» (1911-1912)

Il gigante sepolto è un romanzo sulla memoria, elemento centrale della vecchiaia, nel suo resistere, scomparire o virare misteriosamente tra vuoti e pieni, ma qui la memoria è centrale in un altro senso: ricordare è indispensabile per vivere o, al contrario, il fatto di dimenticare salva l’esistenza, e il rapporto tra le persone?

Con grande fatica Axl e Beatrice recuperano, passo dopo passo, brandelli di memoria. «In quella comunità si parlava di rado del passato, non voglio dire che fosse un argomento tabù. Piuttosto, che era a poco a poco svanito in una nebbia fissa come quella che pesava sopra gli acquitrini, non c’era l’uso di pensare al passato, tra quella gente, nemmeno se prossimo».

Eppure loro — che si sentono così diversi — sono determinati: non solo vogliono ricordare, ma cercano una spiegazione per questo oblio che hanno ribattezzato la nebbia.

E così la scelta che si pone loro è quella di decidere se voler ricordare, dissotterrando così anche i ricordi brutti, quelli che «ci faranno piangere o tremare di rabbia», oppure continuare nella quiete dell’oblio. «È possibile che il nostro amore non sarebbe mai stato tanto forte col passare degli anni, se la nebbia non ci avesse derubati come ha fatto? È forse grazie alla nebbia che certe vecchie ferite si rimarginarono?».

Ishiguro immagina che i vuoti di memoria della popolazione siano causati dall’alito di un drago femmina, Querig. La scelta sta a noi: vogliamo ucciderlo perché ci danneggia o vogliamo proteggerlo in quanto è la nostra via di salvezza?

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19 ottobre 2019

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