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Obiettivo Libia

· Pronto un piano di massicci bombardamenti statunitensi ed europei per fermare l’Is ·

La priorità per Washington è la formazione di un Governo di unità nazionale

Nel caos politico libico il terrorismo jihadista trova terreno fertile per allargare la propria sfera d’influenza. I bombardamenti russi e statunitensi in Siria stanno costringendo la leadership del cosiddetto Stato islamico (Is) a ridefinire la propria strategia, guardando verso nuovi territori, in particolare nell’Africa settentrionale.

Tank libico leale a Tobruk durante una fase dei combattimenti contro l’Is a Bengasi (Ap)

Per fermare questa nuova pericolosa avanzata la Casa Bianca sta studiando un intervento insieme a Italia, Gran Bretagna e Francia. Come rivela il «New York Times», il Pentagono vuole colpire soprattutto i campi di addestramento dei terroristi in quattro grandi aree della Libia. Si tratta di campi dove si trovano anche depositi di munizioni e centri di comando. In tutto quaranta obiettivi da distruggere per spianare la strada alle truppe libiche sostenute dagli occidentali, che dovranno combattere sul campo i terroristi. Obama — dicono le fonti — ha già potuto supervisionare il piano insieme al segretario della Difesa, Ashton Carter, e ai vertici militari statunitensi. Manca solo il via libera definitivo. La principale incognita sulla Libia riguarda la situazione politica. Il Paese è ancora diviso tra due Governi: quello di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, e quello islamista di Tripoli. E l’accordo raggiunto in Marocco, sotto l’egida delle Nazioni Unite, per la formazione di un Governo di unità nazionale ancora non ha visto una piena applicazione. Il quadro politico e militare resta troppo frammentato e instabile — dicono gli analisti — per lanciare una offensiva militare su larga scala. Più volte Tobruk ha dovuto rinviare il voto di fiducia al nuovo Esecutivo di Al Sarraj.

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19 agosto 2019

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