Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Obiettivo integrazione

Nel 2015 i 49 operatori e 554 volontari del Servizio dei gesuiti per i rifugiati — nelle otto città italiane in cui opera l’associazione: Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza, Napoli, Milano e Padova — si sono occupati di trentaseimila richiedenti asilo e rifugiati, fornendo pasti, assistenza burocratica e sanitaria e ospitando nei centri di accoglienza 668 persone. È, in estrema sintesi, l’attività che emerge dal rapporto annuale 2016 che il centro Astalli ha presentato martedì 19 aprile a Roma.

Nel rapporto si evidenzia come in Italia — dove lo scorso anno sono approdati circa centocinquantaquattromila rifugiati — siano crescenti le «difficoltà nell’accesso alla protezione» e si lamenti la «mancanza di un piano organico per l’integrazione». Gli ostacoli maggiori sono quelli burocratici che incidono sull’iscrizione anagrafica, sul rinnovo dei permessi di soggiorno, sull’assistenza sanitaria. La «risposta della società civile è spesso generosa», e cresce anche, mese dopo mese, l’impegno di accoglienza delle comunità religiose. A Roma, ad esempio, nel 2015 sono state quattordici le congregazioni che si sono impegnate a tale riguardo e altri nove istituti sono in procinto di farlo. Nella capitale, durante l’anno, sono state accolte 68 persone di 19 Paesi diversi.

L’accoglienza però registra dei rallentamenti lì dove gli enti locali «per timore di perdere consensi preferiscono non impegnarsi». Urgente, si legge, «sarebbe abbandonare meccanismi emergenziali e programmare un’accoglienza mirata fin da subito a facilitare i processi d’integrazione».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE