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Obiettivo Is

· ​Obama annuncia un vertice alla Cia per rafforzare la lotta ai miliziani in Siria e in Iraq ·

La lotta al cosiddetto Stato islamico (Is) resta la priorità numero uno della Casa Bianca. Proprio per questo il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato ieri la convocazione al Consiglio di sicurezza nazionale, il quartier generale della Cia, di un vertice sulla lotta al jihadismo in Siria e in Iraq e sui progressi nel conflitto con l’Is. L’incontro arriva mentre l’Amministrazione sta valutando un piano speciale per aumentare le forze militari dispiegate in Medio oriente, soprattutto per sostenere l’offensiva per riconquistare Mosul, una delle maggiori roccaforti dell’Is.

Truppe siriane a  Palmira sottratta al controllo dell’Is   (Reuters)

Pochi giorni fa, in un summit alla Casa Bianca con il capo del Pentagono, Ashton Carter, Obama aveva dichiarato che «distruggere il gruppo terroristico dell’Is resta la priorità numero uno» e aveva ricordato che «i jihadisti continuano a perdere terreno, sia in Iraq che in Siria». Continuiamo «a indebolire la loro leadership, le reti finanziarie, le loro infrastrutture. Continuiamo a inseguirli e li sconfiggeremo» aveva detto il presidente. «Come abbiamo visto in Turchia e in Belgio, l’Is ha comunque sempre la capacità di sferrare gravi attacchi terroristici». Sul terreno, le violenze non conoscono tregua. Ieri un miliziano, figura di spicco di Al Qaeda che combatteva in Siria, è stato ucciso in un attacco compiuto da un drone statunitense. A darne notizia è l’agenzia Ap citando fonti della famiglia in Egitto e di attivisti. Rifai Ahmad Taha è morto martedì nella provincia di Idlib, dove domenica scorsa era stato ucciso, in un altro attacco americano, Abu Firas Al Souri, dirigente del Fronte al Nusra, la branca siriana di Al Qaeda. Prima di unirsi ad Al Qaeda, Taha era un importante rappresentante del gruppo terrorista egiziano Gamaa Islamiya, che nel 1997 a Luxor uccise 58 turisti stranieri.

Intanto, è di ieri sera la notizia che i miliziani dell’Is, grazie alla mediazione di alcuni gruppi locali, avrebbero accettato di rilasciare i dipendenti del cementificio Al Badia di Dmeir (una quarantina di chilometri a nord-est di Damasco) sequestrati ieri nel corso di un’offensiva contro la città. Non è chiaro tuttavia quanti siano esattamente gli ostaggi liberati: secondo fonti degli attivisti, sarebbero circa centosettanta, mentre decine di altri sarebbero riusciti a fuggire in precedenza per conto proprio. Sembrerebbe quindi del tutto smentita la notizia, circolata ieri, della strage degli operai del cementificio da parte dell’Is.

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