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Obiettivi comuni

· Il discorso dell'Ambasciatore di Gran Bretagna al Papa ·

Santità,

È per me un onore oggi presentarle le mie credenziali. Porto con me i calorosi omaggi di Sua Maestà la Regina, del suo Governo e del popolo del Regno Unito, in particolare nel ricordo speciale della sua storica visita di Stato nel Regno Unito lo scorso anno.

Il 15 settembre 2010, il giorno prima del suo arrivo nel Regno Unito, il ministro degli Esteri William Hague ha parlato presso la Old Hall del Lincoln’s Inn a Londra della importanza dei valori nella politica estera. Egli ha sottolineato che «in qualità di Paese democratico, dobbiamo avere un politica estera basata sui valori, quali ampliamento della nostra identità come società». E ha inoltre aggiunto: «I nostri valori non possono essere definiti puramente secondo termini legali. Essi includono la nostra convinzione nella libertà politica e nel liberalismo economico, il nostro impegno ad aiutare i poveri, a garantire la protezione dei rifugiati, e a mitigare l’impatto del cambiamento climatico sui più vulnerabili. Il nostro vincolo con le caratteristiche di tolleranza, compassione, generosità, rispetto per gli altri e per il diritto delle famiglie e delle comunità di scegliere come vivere nell’ambito della legge, rientra anch’esso tra i nostri valori».

Questi valori sono una parte inscindibile nella prassi della politica estera britannica di oggi. Riconosciamo tuttavia che essi non possono rimanere semplicemente una dichiarazione di intenti. Dobbiamo sforzarci di metterli in pratica nella realtà, lavorando insieme agli altri pur rispettando le differenze, riconoscendo i nostri errori, e accertandoci di aver compreso ciò che è praticabile e raggiungibile. Come il Primo Ministro David Cameron ha detto a Lei a Birmingham al termine della sua visita lo scorso anno, noi in Gran Bretagna abbiamo bisogno di costruire «una nuova cultura di responsabilità sociale» in patria. Ma abbiamo anche bisogno di lavorare insieme agli altri all’estero, inclusa la Santa Sede, su questioni internazionali centrali per le quali condividiamo obiettivi comuni e, invero, valori comuni.

La nostra agenda condivisa è globale, ricca di sfaccettature e di grande importanza per il mondo attuale. È difficile in un solo discorso poter rendere appieno giustizia al rapporto tra la Santa Sede e il Regno Unito. Tuttavia, vorrei far riferimento a tre ampi temi che racchiudono le ragioni alla base della nostra costante e stretta relazione oggi, come negli anni a venire.

In primo luogo, poiché condividiamo gli stessi valori, dobbiamo operare uniti per far fronte alle minacce esistenziali che questo mondo si trova ad affrontare, tra le quali le due più significative sono il cambiamento climatico e la proliferazione delle armi.

Il cambiamento climatico è la minaccia più grande cui si trova di fronte l’umanità oggi, forse da sempre. Lei ha richiesto nella sua Lettera Enciclica Caritas in veritate «un’alleanza tra l’essere umano e l’ambiente». Mentre guardiamo avanti alla prossima Conferenza dei Partiti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Durban alla fine dell’anno, come al Vertice Rio +20 nel 2012, è chiaro che sia noi che gli altri dobbiamo dimostrare impegno e ambizione molto maggiori se vogliamo affrontare questa straordinaria sfida che minaccia lo stesso rapporto tra uomo e creazione. Il Governo britannico è determinato a mantenere questa questione in prima linea nella diplomazia globale, agendo come modello per gli altri, per esempio impegnandosi a ridurre le emissioni di anidride carbonica per oltre l’80 per cento entro il 2050. La Città del Vaticano è già sulla buona strada per diventare il primo Stato al mondo a zero emissioni, e apprezziamo il ruolo importante svolto dalla Pontificia Accademia delle Scienze nel dibattito globale.

Il controllo delle armi e, in particolare, l’elaborazione di un trattato internazionale sul commercio delle armi che possa ridurre i rischi che i materiali della difesa d’esportazione vengano usati per alimentare conflitti, violare i diritti umani e indebolire lo sviluppo, è un’area cruciale di collaborazione reciproca. È un pilastro fondamentale per la costruzione di una struttura internazionale fondata sulle regole, che necessita di reggere alla prova del tempo, migliorare la vita delle persone e rendere il mondo più sicuro per le prossime generazioni. Apprezziamo il nostro continuo dialogo con la Santa Sede, poiché aspiriamo a convincere gli altri del bisogno di tradurre il nostro desiderio di rendere il mondo un luogo più sicuro in regole e protezioni che funzionino, in modo pratico e sostenibile.

In secondo luogo, abbiamo bisogno di riunirci per incoraggiare il dialogo tra le fedi e i credi, promuovendo pace e comprensione. Ciò significa soprattutto operare per la libertà di religione, libertà di espressione e libertà dalla violenza ovunque queste non esistano o siano sotto minaccia. Vediamo che questi valori sono minacciati in molte parti del mondo, ma sappiamo anche di persone che lottano per guadagnarsi questi diritti essenziali, come in particolare avvenuto nei mesi scorsi in Medio Oriente e Nord Africa. Fare in modo che in tutto il mondo coloro che desiderino godere ed esercitare questi diritti possano farlo, adesso come in futuro, è una nostra sfida collettiva. L’invito rivolto da Lei ai leader di tutte le fedi a incontrarsi ad Assisi a ottobre riflette la fondamentale essenza di questa sfida per le persone di tutte le religioni. Più vicino a noi, apprezziamo profondamente il continuo supporto della Santa Sede per la pace e la riconciliazione nell’Irlanda del Nord.

In terzo luogo, dobbiamo operare uniti per combattere la povertà e le malattie, con un’attenzione particolare ai più svantaggiati e ai più vulnerabili. Il Regno Unito è impegnato a destinare lo 0,7 per cento del reddito nazionale agli aiuti allo sviluppo entro il 2013, impegno per il quale il Primo Ministro David Cameron ha richiamato un «profondo argomento morale» nonostante la difficile situazione economica interna. Ma noi siamo anche impegnati a fare in modo che questa solidarietà diventi azione effettiva, giudicando i nostri contributi dai loro risultati piuttosto che dalle nostre aspirazioni o semplicemente dal livello dei fondi elargiti. È necessaria una visione chiara e onesta riguardo all’efficacia della nostra collaborazione allo sviluppo internazionale, mentre ci sforziamo di ottenere l’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Mdg) entro il 2015.

La Santa Sede e il Regno Unito hanno collaborato strettamente negli ultimi anni per uno sviluppo tangibile, promuovendo ad esempio la riduzione del debito, il commercio equo, e il finanziamento allo sviluppo attraverso l’iniziativa della obbligazione International Finance Facility for Immunisation e del progetto globale Advanced Market Commitment. Più recentemente, abbiamo lavorato insieme sull’Alleanza Globale per Vaccini e Immunizzazione (Gavi Alliance), tra cui il Vertice del 13 giugno 2011 a Londra, durante il quale il Primo Ministro David Cameron ha annunciato un nuovo contributo britannico di 1,3 miliardi di dollari per vaccinare oltre 80 milioni di bambini nei prossimi cinque anni e salvare 1,4 milioni di vite umane. Apprezziamo il fatto che il nunzio apostolico a Londra, l’arcivescovo Mennini, abbia partecipato al Vertice, annunciando il supporto della Santa Sede oltre a una donazione simbolica.

Condividiamo la certezza che debba essere fatto di più nello sforzo comune verso la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Mdg). Il Regno Unito si sta concentrando sui Paesi e sui programmi di realizzazione degli Obiettivi del Millennio meno riusciti e sta riorganizzando i suoi aiuti di conseguenza, verso ad esempio progetti-chiave in Paesi africani quali l’Etiopia, la Tanzania, il Mozambico e la Repubblica Democratica del Congo, e questioni quali le misure igieniche per i più poveri. Riteniamo che sia essenziale per i Governi nazionali operare effettivamente con i gruppi di fede per combattere la povertà, e riconosciamo il ruolo trainante della Chiesa Cattolica e degli istituti di beneficenza cattolici nel mondo, compresi i network globali di Caritas e Cisde, nell’educazione, assistenza e supporto ai più indigenti, ai più bisognosi, e ai più vulnerabili.

Santità, queste immense sfide globali richiedono una visione e una prontezza a operare uniti sulla base di quelli che Lei ha definito «i molti valori essenziali che condividiamo». A Westminster Hall Lei ha suggerito che «il mondo della ragione ed il mondo della fede — il mondo della secolarità razionale e il mondo del credo religioso — hanno bisogno l’uno dell’altro e non dovrebbero avere timore di entrare in un profondo e continuo dialogo, per il bene della nostra civiltà». Siamo pronti e intenzionati a far parte di questo dialogo. Nel suo discorso sui valori nella politica estera, William Hague ha concluso: «Cercheremo di agire in un modo che riconosca la complessità e la dignità delle altre nazioni, che sostenga i diritti umani in modo pragmatico ed effettivo, che ispiri gli altri e che rafforzi il principio mondiale della legalità».

Sarà mio compito nei prossimi anni lavorare congiuntamente alla Santa Sede per assicurare che tutto ciò possa essere fatto insieme, in armonia e collaborazione. A tal fine, terrò sempre a mente l’invito del Primo Ministro all’aeroporto di Birmingham alla fine della Sua visita nel Regno Unito a «una sempre più stretta collaborazione tra il Regno Unito e la Santa Sede, nel raddoppiare quindi il nostro impegno a operare per il bene comune». Il mio predecessore, Francis Campbell, ha sottolineato durante la Conferenza annuale del «The Tablet» lo scorso anno che «stringere sempre più questa unione sarà compito fondamentale del mio successore». Santità, abbiamo molto lavoro da fare. Più che un compito, sarà per me un privilegio poter svolgere un ruolo propositivo partendo dalla base delle nostre attuali eccellenti relazioni, per sviluppare e approfondire i nostri rapporti a livello bilaterale e globale negli anni a venire.

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