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Obbligo di solidarietà

· "Benvenuti...ma non troppo" sull'attuale tema dell'accoglienza ·

Un inverno particolarmente rigido costringe il governo francese a emanare un decreto d’emergenza che obbliga i cittadini proprietari di appartamenti con stanze libere ad accogliere le persone che vivono in strada o che non possono permettersi un alloggio, ovvero clochard e immigrati. Il panico si diffonde in tutto il Paese. Soprattutto al civico 86 di rue du Cherche Midi, situato in una delle zone più esclusive del centro di Parigi. Nel lussuoso palazzo abitano, tra le altre, la famiglia Dubreuil, d’estrazione borghese e conservatrice, e i coniugi Bretzel, intellettuali e radical chic. La monotonia della vita condominiale verrà stravolta dalla coabitazione forzata con i nuovi arrivati. E nel confronto con questi ultimi emergerà la vera indole degli inquilini.

Una scena tratta dal film

È la trama del film Benvenuti... ma non troppo, una commedia diretta da Alexandra Leclère, che con ironia e leggerezza affronta il tema dell’accoglienza. Dopo film dedicati alla vita di coppia e alla famiglia, la regista ha quindi deciso di cambiare soggetto per affrontare un tema di grande attualità, con il suo carico di drammi e di sofferenze, anche se l’idea iniziale risale a sette anni fa. E lo ha fatto usando il registro della finzione pura, immaginando come punto di partenza una misura governativa estrema, impensabile nella realtà. Una scelta narrativa che però le consente di esplorare le dinamiche dei rapporti tra le persone, mettendone allo scoperto i punti deboli, gli egoismi, le ansie e le paure, ma anche smascherandone le ipocrisie.
Il condominio diventa così metafora della società odierna, un microcosmo dove si incontrano e si scontrano sensibilità e culture diverse. Tutte messe alla prova da un evento inaspettato, che costringe gli inquilini a un obbligo di solidarietà, a fare così i conti con la realtà, ma soprattutto con se stessi. L’inattesa convivenza finirà per mettere in crisi le loro convinzioni, spogliandoli dei cliché che si erano imposti. Perché un conto è scendere in piazza per i diritti di chi ha poco o nulla, un altro è sporcarsi le mani, rispondendo in prima persona a un’emergenza, addirittura condividendo. Così il confronto con la durezza della strada e con l’umanità nascosta di chi ci vive finisce per far cambiare prospettiva sulla vita, sulla propria e su quella degli altri.
Benvenuti... ma non troppo è un film che gioca con gli stereotipi, graffiante, provocatorio, politicamente scorretto. E pur non accampando particolari pretese autoriali o artistiche, riesce sostanzialmente gradevole, grazie anche a un gruppo di attori ben disposti verso gli eccessi della sceneggiatura (Karin Viard, Didier Bourdon, Valérie Bonneton e Michel Vuillermoz). E si inserisce nell’ormai collaudato filone cinematografico transalpino che negli ultimi anni ha mostrato particolare attitudine nell’affrontare temi delicati come l’immigrazione e la diversità. Un cinema che sa unire il dramma alla commedia con tatto, inviando messaggi importanti senza rinunciare al sorriso e senza essere irriguardoso o offensivo.

E per l’uscita in Italia di Benvenuti... ma non troppo la società di distribuzione cinematografica Officine Ubu ha deciso di non rinunciare neppure a un piccolo gesto di solidarietà, devolvendo parte degli incassi alla Croce rossa italiana come contributo all’attività di assistenza alle persone che vivono in strada. Per una volta andando al cinema ci si divertirà, si rifletterà e si farà anche del bene.

di Gaetano Vallini

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23 maggio 2018

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