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Obama, Medvedev e lo scudo

· Le divergenze sul sistema antimissile in Europa ·

Sulle questioni della sicurezza i vecchi nemici della guerra fredda saranno in grado di lasciare da parte i vecchi stereotipi? Washington e Mosca, ancora in difficoltà e incapaci di sottrarsi al vortice della crisi economica globale, saranno costrette a cercare nuove basi pragmatiche per i futuri rapporti. Ecco allora che uno dei maggiori punti di attrito — lo sviluppo di un sistema di difesa antimissile in Europa — deve essere affrontato insieme per superare i timori del Cremlino che il sistema stesso possa essere impiegato contro il territorio russo.

Al recente vertice del g8 a Deauville, in Francia, il presidente statunitense, Barack Obama, si è impegnato con il collega russo, Dmitri Medvedev, a trovare un accordo sui piani americani per la costruzione di un sistema di difesa che soddisfi i bisogni di sicurezza e affronti le potenziali minacce nei confronti di ambedue i Paesi. Nel corso del colloquio il presidente russo ha ammesso che con gli Stati Uniti non condivide le stesse posizioni sul cosiddetto scudo spaziale e che ognuno di loro ha le proprie priorità, ma che le relazioni — dopo il reset effettuato dalla nuova Amministrazione Obama — sono migliorate. Una politica di disgelo che ha portato tra l’altro alla firma e poi alla ratifica del Trattato Start sulla riduzione degli armamenti nucleari strategici. I due Paesi potrebbero anche non arrivare a definire un compromesso sul sistema di difesa antimissile in Europa fino al 2020, ma, ha sottolineato Medvedev, è necessario adesso gettare le basi di un accordo.

L’ex presidente americano, George W. Bush, aveva presentato il progetto di Missile defense angecy, inclusa la sua componente da basare in Europa — dieci missili intercettatori in Polonia e una stazione radar nella Repubblica Ceca — come strumento urgente ed essenziale per garantire la protezione del territorio statunitense ed europeo da un attacco missilistico da quelli che erano chiamati «Stati canaglia». Sempre secondo l’Amministrazione Bush tale sistema di difesa antimissile sarebbe stato efficace anche nel caso di un attacco terroristico. Il Patrioct act, la legge voluta da Bush dopo le stragi dell’11 settembre del 2001 che permette l’uso di ampie misure di sorveglianza elettronica per combattere il terrorismo, è stata estesa lo scorso 27 maggio per altri quattro anni dal Congresso.

Il sistema di difesa antimissile in Europa sarebbe analogo alla componente già basata in Alaska e in California. Quest’ultima è costituita da una ventina di missili intercettatori a tre stadi per proteggere il territorio statunitense da un attacco missilistico. L’idea di difendersi dai missili balistici, intercettandoli e distruggendoli prima del loro arrivo sull’obiettivo resta per ora molto al di là della portata reale della tecnologia contemporanea. Nonostante questi dubbi sulla eventuale efficacia e sulla realizzabilità stessa del sistema antimissile in Europa, la Russia è sempre stata contraria al progetto come gravemente destabilizzante e pericoloso per la propria sicurezza. E lo stesso Medvedev, nel corso della trilaterale a Roma con il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Silvio Berlusconi, e il vicepresidente statunitense, Joe Biden, ha ribadito che con Washington esistono «punti in cui siamo vicini, ma anche divergenze» come «sul sistema antimissilistico in Europa». Mosca sa che un eventuale scudo spaziale servirebbe ben poco contro il proprio arsenale nucleare strategico, ma il motivo della sua ferma reazione sembra piuttosto nel percepire il futuro schieramento della Nato a ridosso dei propri confini come una violazione della sua vecchia sfera di influenza.

L’Amministrazione Obama aveva in un primo tempo accantonato il progetto antimissile nell’Europa dell’est, che sembrava dover segnare un cambiamento radicale nella strategia di Washington verso Europa e Russia. In effetti il capo della Casa Bianca non ha rinunciato al progetto di difesa antimissile, ma lo ha semplicemente modificato elaborando una nuova strategia da realizzarsi in quattro fasi entro il 2020. E dopo la firma, nel luglio del 2010, di un Protocollo con la Polonia che ospiterà una componente del sistema antimissile in Europa, il 3 maggio scorso un’altra intesa è stata raggiunta con la Romania.

E dopo il recente vertice del g8, Obama si è recato in Polonia dove ha annunciato un accordo per il distaccamento aereo statunitense nel Paese: si tratterà di C130 e di F16 dal 2013. «Sarà una presenza militare limitata ma importante» ha detto il premier polacco, Donald Tusk. Il capo della Casa Bianca ha rassicurato l’alleato polacco sui rapporti tra Washington e Mosca: da un loro miglioramento ne trae beneficio l’intera regione. Obama ha inoltre ribadito che «la difesa antimissile è un settore in cui dobbiamo cooperare con il Cremlino perché siamo di fronte a minacce comuni». In effetti una più stretta cooperazione tra Stati Uniti e Russia non solo servirebbe a rafforzare i legami bilaterali ma potrebbe senz’altro contribuire a lenire le tensioni che il progetto di difesa antimissile in Europa nell’est continua a sollevare al Cremlino evitando il rischio di una nuova corsa agli armamenti.

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