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Obama e le banche

· Nel primo discorso sullo stato dell'Unione ·

Rescue , Rebuild , Restore. Un nuovo slogan per rilanciare le speranze della «classe media» americana e ridare forza all'azione politica di un'Amministrazione reduce dalla pesante sconfitta elettorale in Massachusetts e alle prese con una crisi finanziaria i cui effetti non cessano d'incidere sull'economia reale. Tre parole — «soccorso, ricostruzione, risanamento» — che sintetizzano alcuni impegni fondamentali: aiutare le famiglie in difficoltà, ristrutturare l'edificio della finanza con nuove regole, rilanciare l'occupazione e arrivare all'approvazione della riforma sanitaria.

Nel suo primo discorso sullo stato dell'Unione il presidente Barack Obama ha parlato principalmente di tematiche economiche, lasciando soltanto una parte circoscritta alla politica internazionale (nove minuti su settanta). Di fronte al Congresso riunito in sessione plenaria Obama ha rilanciato il progetto della riforma finanziaria che prevede la lotta alle banche «too big to fail» e la separazione delle attività degli istituti, nonostante le critiche giunte da diverse parti, compreso il Forum di Davos, e la resistenza opposta da Wall Street. Due le proposte nuove, o quantomeno solo in parte preannunciate dagli analisti nei giorni scorsi: la formazione di una commissione incaricata di ridurre il deficit, riportandolo al livello del tre per cento, e il congelamento della spesa pubblica per tre anni, con l'eccezione delle spese per la sicurezza.

Obama ha rivendicato i meriti del suo Governo, le cui iniziative hanno salvato il lavoro di almeno due milioni di americani, e ha chiesto al Congresso di porre «limiti stringenti» ai contributi dei lobbisti ai candidati elettorali, bloccando così una decisione della Corte Suprema. E proprio quest'ultima presa di posizione non ha mancato di suscitare polemiche. Ma il punto su cui ha più insistito il presidente è il quadro generale, tracciando i lineamenti di una nazione in crisi, e tuttavia capace di rialzarsi. Obama ha puntato sulla necessità di aiutare Main Street, la classe media, le famiglie in difficoltà, i giovani e gli anziani. E in quest'azione il perno è rappresentato dalla riforma finanziaria. «Non desidero punire le banche, ma proteggere la nostra economia», ha detto Obama. «Se le banche possono pagare grandi bonus, possono pagare anche piccole tasse», ha sottolineato il presidente. È stato un anno difficile, «la nostra Amministrazione ha subito delle battute di arresto, ma non molliamo, io non mollo; dobbiamo cogliere il momento giusto per ricominciare, per portare avanti il sogno, per rafforzare il nostro Paese».

Nello specifico, il capo della Casa Bianca ha annunciato due tipi di misure. Anzitutto, una serie di interventi urgenti per accelerare le assunzioni nel breve termine. In secondo luogo, Washington prevede iniziative di medio termine per affrontare problemi strutturali dell'economia, tra cui il deficit pubblico, sgravi fiscali, incentivi alle piccole imprese «il motore principale per creare occupazione in America». Oltre alle misure preannunciate nei giorni scorsi, il presidente ha proposto tagli fiscali sotto forma di ammortamenti accelerati che potrebbero portare a una riduzione complessiva del dieci per cento delle tasse, sia per l'anno in corso sia per l'anno prossimo. Venticinque miliardi del Tarp, il piano di incentivi fiscali varato dall'Amministrazione Bush, andranno alle imprese per incrementare le assunzioni. I dettagli, comunque, saranno resi noti nei prossimi giorni, quando avverrà la presentazione ufficiale del bilancio.

Sul piano della politica internazionale, Obama ha ribadito la sua visione di un mondo senza armi nucleari: «Anche se portiamo avanti due guerre, ci stiamo confrontando con quello che forse è il pericolo più grande per gli americani: la minaccia di armi nucleari». È quindi importante tenere alta la pressione internazionale sull’Iran, ha ribadito il presidente. Dopo aver riconosciuto che tanti traguardi non sono stati raggiunti, Obama ha messo in rilievo l'impegno della sua Amministrazione nel ritiro delle forze americane dall’Iraq. «La guerra sta finendo e tutte le truppe stanno tornando a casa: è quanto vi ho promesso da candidato ed è quello che sto facendo da presidente».

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