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Obama chiede cooperazione contro il terrorismo

· La Santa Sede incoraggia a trovare le vie migliori per favorire la riconciliazione in Libia e in tutto il Medio Oriente ·

«Il gravissimo attentato organizzato contro la rappresentanza diplomatica statunitense in Libia, con l’uccisione dello stesso ambasciatore e di altri funzionari, merita la più ferma condanna della Santa Sede» è quanto ha dichiarato stamane ai giornalisti il direttore della Sala Stampa, il gesuita Federico Lombardi. «Nulla può infatti giustificare l’attività delle organizzazioni terroristiche e la violenza omicida» ha sottolineato. «Insieme al dolore, alla partecipazione e alla preghiera per le vittime — ha concluso padre Lombardi — si rinnova l’auspicio che nonostante questo nuovo tragico evento la comunità internazionale riesca a trovare le vie migliori per continuare il suo impegno per favorire la pace in Libia e nell’intero Medio Oriente».
Il sanguinoso assalto di ieri al consolato a Bengasi è stato definito da fonti della Casa Bianca un attacco «chiaramente complesso» sul quale aleggia l’ombra di Al Qaeda. Il presidente statunitense, Barack Obama, ha telefonato ai leader di Libia ed Egitto. Alle autorità di Tripoli ha chiesto di collaborare con Washington perché vengano arrestati e assicurati alla giustizia gli assassini dell’ambasciatore statunitense Chris Stevens e degli altri tre cittadini americani uccisi a Bengasi e ha insistito perché l’Egitto rispetti i suoi impegni in materia di protezione delle rappresentanze americane e dei loro dipendenti.
Obama ha avuto un colloquio anche con il presidente afghano, Hamid Karzai. I due leader hanno discusso «l’importanza di lavorare insieme per far sì che le circostanze che hanno portato alle violenze in Libia e in Egitto non pongano rischi per le forze americane o afghane». E dopo le critiche del repubblicano Mitt Romney, Obama ha promesso che «sarà fatta giustizia» e ha ribadito che gli Stati Uniti «restano vigili»: «dobbiamo assicurarci di continuare a esercitare pressione su Al Qaeda e gli affiliati in altre parti del mondo, come il Nord Africa e il Medio Oriente. Questa è una cosa che sono determinato a fare».
«I diritti e i doveri dei musulmani e dei cristiani sono uguali»: con queste parole il presidente Mursi, si è impegnato a garantire i diritti delle minoranze cristiane in Egitto, parlando oggi nel corso della sua prima visita ufficiale in Europa — questa sera giunge in missione in Italia — in una conferenza stampa congiunta a Bruxelles con il presidente della Commissione Ue, José Manuel Durão Barroso. «Garantiremo i diritti di tutti gli egiziani. Non faremo alcuna distinzione» ha detto il presidente Mursi.
Nel frattempo, la Cia e l’Fbi sono già al lavoro per indagare sull’attacco alla sede diplomatica di Bengasi. Le indagini — spiegano nell’Amministrazione statunitense — si svolgono in collaborazione con le autorità e le forze dell’ordine libiche. La dinamica degli eventi è ancora difficile da chiarire: la scintilla è stata data dalla notizia della diffusione di un film prodotto da un gruppo di copti residenti in California e ritenuto offensivo dell’islam. Una iniziale manifestazione di protesta — proseguono in queste ore dimostrazioni e violenti scontri davanti alle rappresentanze diplomatiche statunitensi a Tunisi, al Cairo e a San’a (dove un manifestante è rimasto ucciso) — si è trasformata in un assalto, probabilmente pianificato, a colpi di armi automatiche, razzi Rpg e mitragliatrici pesanti.
La condanna dell’assalto è stata unanime e il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha ricordato alle autorità libiche l’obbligo di proteggere le strutture diplomatiche.
Intanto, due cacciatorpedinieri militari americani sono in rotta verso la Libia «come misura preventiva» dopo l’uccisione dell’ambasciatore Stevens. Lo ha reso noto una fonte militare. «Senza voler commentare movimenti specifici di navi, i militari americani adottano regolarmente misure di precauzione in alcune situazioni. Non è solo logico, è anche una scelta di prudenza», ha aggiunto la fonte. Nelle ore precedenti, era stato annunciato anche il dispiegamento a Tripoli di un’unità di 50 marines addestrati per compiti antiterrorismo, dalla loro base di Rota, in Spagna.
A poche ore dall’attentato di Bengasi la Libia ha il suo nuovo premier: Mustafa Abu Shagur, tecnocrate vicino agli islamici, che ha ottenuto solo due voti in più del leader dell’alleanza dei liberali, Mahmoud Jibril, A quasi un anno dalla caduta di Gheddafi Abu Shagur che succede al capo del Governo di transizione, Abdelrahim Al Kib, avrà il compito di guidare la Libia verso la stabilizzazione. Con una legittimità e un margine di manovra ben più ampio rispetto all’Esecutivo che lo ha preceduto, incaricato solo di sbrigare gli affari correnti. E una priorità, quella di ripristinare la sicurezza nel Paese.
Abu Shagur, 61 anni, già vice primo ministro del Governo di transizione nazionale (Cnt), ha vinto grazie al sostegno dei voti dei membri di Giustizia e Costruzione (Pjc) braccio politico dei Fratelli musulmani, dopo la sconfitta del loro candidato al primo turno.

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