Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Obama auspica
una soluzione politica per la Siria

· Anche le tregua è in frantumi e la tensione con Mosca alle stelle ·

«In un luogo come la Siria, dove non esiste la possibilità di una vittoria militare, dobbiamo perseguire il duro lavoro della diplomazia». Sono parole importanti quelle pronunciate ieri da Barack Obama, nel suo ultimo intervento all’assemblea generale delle Nazioni Unite come presidente degli Stati Uniti. Anche se la tregua siglata con Mosca sembra essere già in frantumi, il capo della Casa Bianca, che oggi incontra il premier israeliano Benjamin Netanyahu, continua a credere che la sola vera soluzione sia quella del dialogo.

«Se siamo onesti, sappiamo che nessuna forza esterna potrà obbligare le diverse comunità etniche o religiose a convivere a lungo. Fino a quando le domande basilari su come coesistere non troveranno risposte, l’estremismo continuerà a bruciare». L’intervento di Obama arriva in un momento di altissima tensione con Mosca. «In un mondo che si è lasciato dietro l’età dell’impero, la Russia cerca di recuperare la gloria perduta attraverso la forza» ha detto Obama. Il dipartimento di Stato americano ha accusato esplicitamente l’esercito russo di aver colpito un convoglio di aiuti umanitari, uccidendo venti operatori, due giorni fa, nell’area di Aleppo. Immediata la replica del Cremlino, che ha negato ogni responsabilità tanto dei suoi caccia quanto degli alleati siriani. Per il portavoce russo, l’incidente sarebbe «la conseguenza diretta del fatto che il cargo ha preso fuoco» e ad appiccare le fiamme sarebbero stati i ribelli sostenuti dagli Stati Uniti. Tutto mentre l’Onu rimane incerta: «Non siamo nella posizione di determinare se ci sia stato realmente un raid aereo contro il convoglio» ha detto Jens Laerke, portavoce dell’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari. Diversa la posizione di Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, che ha parlato di «attacco disgustoso, barbaro e deliberato», per poi accusare direttamente il presidente siriano, Bashar Al Assad, definendolo «il principale responsabile» degli oltre 300.000 morti causati dal conflitto esploso nel 2011.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE