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Nuovo slancio
dopo gli anni bui

Per la prima volta un Pontefice visiterà tutte le province storiche della Romania: Papa Francesco sarà per tre giorni all’ombra dei Carpazi da venerdì 31 maggio fino a domenica 2 giugno. A vent’anni dal viaggio storico di Giovanni Paolo II, il Santo Padre Francesco viene per spronare tutti: «Sā mergem împreunā - Camminiamo insieme!».

Cattedrale della Santissima Trinità a Blaj

La visita apostolica del Papa in Romania, paese che porta orgogliosamente nella sua denominazione il nome della Roma eterna, rappresenta una testimonianza viva della comunione e del vincolo speciale, sincero e continuo tra la Sede apostolica e la nostra patria. Infatti, sul territorio romeno si trovano comunità di credenti cattolici appartenenti a diversi ceppi linguistici che condividono la comunione cattolica, vivendola secondo una pluralità di tradizioni ecclesiali: bizantina, latina, armena. Veramente, in Romania viviamo la cattolicità nella sua diversità!

Il 2 giugno 2019, il Pontefice sarà con noi a Blaj sul Campo della libertà, luogo storico di emancipazione del nostro popolo. Lì celebreremo col successore di Pietro la divina liturgia in comunione con i nostri beati che hanno saputo pagare col sangue la loro fedeltà a Cristo e celebrano ora la liturgia celeste. Qui batte il cuore della nostra Chiesa. Il cuore di questo piccolo gregge situato nelle periferie esistenziali rispetto ai grandi di questo mondo. Ed è qui che il successore di Pietro viene per confermare i suoi fratelli.

Questo momento lo aspettavamo da tre secoli: Pietro viene a confermarci nella fede. Per la Chiesa greco-cattolica romena, non ci può essere una gioia più grande. Dopo il terrore comunista in cui abbiamo sofferto per conservare intatta la comunione con la Sede di Pietro, nella certezza che in questo modo rimaniamo fedeli al Signore, vediamo nel concreto di oggi come il sangue dei martiri manifesta quella forza ed energia della Chiesa universale che sgorga dal suo rimanere attaccata al volere di Dio. Infatti, i nostri vescovi furono martirizzati sull’altare della comunione e dell’unità.

Di questa visita storica si rallegra la Romania intera, e si rallegra la nostra Chiesa romena greco-cattolica, una Chiesa martire che nel silenzio ha saputo attendere fiduciosa la volontà di Colui che ci disse «non praevalebunt». Infatti, i sette presuli che saranno beatificati costituirono quel coro episcopale di cui il Pontefice Pio XII scriveva nella sua lettera apostolica Veritatem facientes del 1952: «Voi sembrate rinnovare i fasti della Chiesa primitiva (...); desideriamo baciare le catene di coloro i quali, incarcerati ingiustamente, piangono e si affliggono per gli assalti alla religione». La Positio super martyrio dei nostri vescovi, in due volumi di più di 1900 pagine, ha sintetizzato in modo argomentato la loro testimonianza fino allo spargimento del sangue durante la persecuzione comunista. Hanno tutti preferito la morte anziché tradire la loro fede cattolica.

Pertanto, il lavoro della causa di beatificazione dei nostri martiri con il suo felice esito, riceve oggi una doppia importanza: ecclesiale e nazionale, poiché ci troviamo a qualche mese dalla chiusura della celebrazione del primo centenario della Romania Stato moderno e unitario. Allo stesso tempo, la documentazione di questa causa è un profondo esame di coscienza comunitario che ci spinge a un nuovo slancio della fede e della pastorale. Poiché, oggi più che mai, nella Romania contemporanea ci troviamo davanti alla frammentazione di ogni tipo, sociale e religiosa, e la nostra Chiesa greco-cattolica si trova in pieno processo di riflessione attiva per cercare le soluzioni migliori e per affrontare insieme le sfide, i pericoli, ma anche le nuove potenzialità che i tempi odierni portano.

La vicinanza e l’abbraccio di Papa Francesco a Blaj ci incoraggerà a proseguire nell’opera di promozione della vita cristiana nella società romena, dopo gli anni bui dell’isolamento e della dittatura. Come i nostri sette beati martiri, anche noi vogliamo trovare forza e speranza nella croce gloriosa di Cristo che desideriamo annunciare e testimoniare con la nostra esistenza. Infatti, se la nostra Chiesa greco-cattolica ha resistito durante la persecuzione malgrado ogni calcolo e strategia, fu perché la verità su cui si basava era l’incontro vero con il suo Signore.

Siamo sicuri che la presenza del Santo Padre in mezzo a noi in questi giorni e il suo approccio pastorale e umano, porteranno a un entusiasmo rinnovato nel dialogo con tutti e nell’abbraccio sincero che dobbiamo sempre offrire all’altro, guardandolo negli occhi e dicendogli: tu sei il mio fratello! Speriamo in un rinnovato dialogo con i nostri fratelli ortodossi, nell’impegno comune di camminare insieme sulla via della riconciliazione e dell’amore fraterno, nella verità e nella carità a cui il nostro Unico Signore ci chiama. Fedeli alla memoria dei propri testimoni e martiri e utilizzando opportuni strumenti e linguaggi, la nostra Chiesa non risparmierà i suoi sforzi nel trasmettere inalterato ai romeni di oggi il patrimonio di santità e di fedeltà a Cristo, e i valori umani e spirituali che sono alla base della promozione umana ed evangelica.

di Lucian Mureşan
Cardinale arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica di Romania

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26 agosto 2019

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