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Nuovo rilancio della May
nuova bocciatura

· ​La premier apre a un referendum bis sulla Brexit ·

Pioggia di no riguardo la «nuova offerta» sulla Brexit illustrata ieri dalla premier britannica Theresa May in vista della legge di attuazione dell’uscita dall’Ue (Withdrawal Agreement Bill) attesa alla discussione nella camera dei comuni per inizio giugno. Le concessioni di May verso l’opposizione laburista — inclusa la disponibilità a consentire ai deputati di pronunciarsi nuovamente anche su un ipotetico referendum bis sulla stessa Brexit — non le sono valse finora le aperture sperate da parte dell’opposizione, mentre al contrario stanno rafforzando il dissenso nel partito Tory, dal cui interno continuano a filtrare voci di richieste di dimissioni.

La premier sarà oggi alla camera per il “question time”, dopo il quale è attesa una nuova dichiarazione sulla Brexit in un clima oggettivamente rovente. Questa mattina è stata resa nota una lettera al leader laburista Jeremy Corbyn in cui Theresa May scrive d’aver dimostrato la sua «volontà di compromesso» e sfida il leader dell’opposizione a fare lo stesso. Ma l’atmosfera, viziata anche dallo scontro elettorale alla vigilia del voto britannico per le Europee, al momento è persino peggiorata. Mentre il ministro dell’ambiente, Michael Gove, non esclude a questo punto uno slittamento del Withdrawal Agreement Bill oltre il 3 giugno.

«L’offerta coraggiosa», che la premier aveva annunciato nei giorni scorsi ha preso dunque forma alla vigilia del voto europeo indicato dai sondaggi come un annunciato tracollo per i Tory a beneficio del Brexit Party di Nigel Farage. I punti di novità dell’offerta prevedono la ricerca di un «terreno comune» con una qualche maggioranza trasversale in parlamento. Due i punti più significativi: lo spiraglio, come detto, sul secondo referendum, soluzione a cui la May si conferma contraria, evocando il suo desiderio di rispettare il mandato popolare del referendum del 2016, ma su cui in sostanza accetta di rimettersi alla camera dei comuni prima della ratifica finale; e quello sull’unione doganale, cavallo di battaglia del leader laburista Jeremy Corbyn, che introduce in effetti come soluzione «temporanea», da lasciare tuttavia in vigore fino alle prossime elezioni politiche in modo da consentire di renderla permanente (come vorrebbe Corbyn) se ci sarà un governo a guida Labour, o di cancellarla se ve ne sortirà invece uno espressione dei cosiddetti brexiteer. Il resto di quello che si delinea come un “decalogo” (sono 10 infatti i punti in cui si articola l’offerta di May) fa poi riferimento a una serie di concessioni su maggiori garanzie riguardanti i legami economici post Brexit con l’Unione, nonché sul mantenimento degli standard europei di tutela dei lavoratori e dell’ambiente: altre mosse per attirare i favori laburisti.

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