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Nuovo naufragio
nell’anno più tragico per il Mediterraneo

· Rapporto del Consiglio d’Europa sulle inadempienze dell’Italia nella lotta alla tratta di esseri umani ·

Una nuova tragedia ha funestato ieri nel Mediterraneo il flusso di migranti e profughi che dall’Africa e dal Vicino oriente cercano di raggiungere le coste europee. Un barcone che si accingeva alla traversata del Canale di Sicilia si è capovolto a circa trenta miglia dalle coste della Libia e il bilancio del naufragio, ancora provvisorio, è già pesantissimo: ai dieci morti già accertati si aggiungono infatti una trentina di dispersi sulla cui possibilità di scampo non ci sono praticamente più speranze.

Cinquantacinque persone che erano imbarcate sul natante naufragato sono state tratte in salvo dall’equipaggio di un mercantile battente bandiera di Singapore, il primo a raggiungere l’area del naufragio. Oltre a questi cinquantacinque superstiti, nella sola giornata di ieri le navi italiane impegnate nell’operazione Mare nostrum hanno tratto in salvo più di cinquecento persone, prestando soccorso a imbarcazioni in difficoltà. Le vittime di ieri si aggiungono al lungo elenco di morti degli ultimi mesi nel Canale di Sicilia. Secondo fonti concordi, compreso l’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, dall’inizio del 2014 sono scomparse in mare più di duemila persone. Nel frattempo, è stato diffuso un rapporto del Gruppo di esperti sulla lotta contro la tratta di esseri umani (Greta), il meccanismo di monitoraggio insediato dal Consiglio d’Europa. Nel rapporto si sottolineano, in particolare, i ritardi e le carenze della giustizia italiana su questo aspetto che si perpetuano da un quindicennio. Secondo il Greta, dal 1999 l’Italia ha assistito 29.000 vittime della tratta, 4.530 delle quali nel trienno 2011-2013. Centinaia di mercanti di schiavi sono andati sotto processo, ma ci sono state solo quattordici condanne nel 2010 e nove nel 2011.

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19 maggio 2019

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