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Nuovo Adamo e nuova Eva

· Maria nell’incontro tra Dio e l’uomo ·

Cristianesimo è, per sua natura, teologia nella storia, insieme annuncio e proposta di salvezza. Ma è anche storia teologica dell’uomo: ne motiva le origini, ne spiega la condizione presente, interpreta i segni per la sua evoluzione a venire. Il mistero di Cristo precede la storia e, allo stesso tempo, ne illumina i metodi, le conquiste, i fini: il reale umano prende forma alla sua luce.

ontormo, «La Vergine annunciata»  chiesa di Santa Felicita a Firenze, particolare  della  cappella Barbadori Capponi  (1528)

Ma il binario che guida la storia è duplice, ed è inversamente percorso da Dio e dall’uomo: l’uomo distrugge, Dio riedifica, ma sulla stessa linea e con gli stessi mezzi. L’uomo pecca e genera morte — fisica, spirituale, sociale, culturale —, Dio salva e porta la vita. Come? Meglio: con Chi? E qui la risposta immediata della teologia cristiana è ovviamente la persona e il mistero di Cristo. Ma a ben leggere, la storia cristiana non può prescindere da un’altra complementare risposta, mediata alla luce dell’Incarnazione: Dio salva e porta la vita nella storia e per la storia per mezzo di una donna: Maria.

Anche l’uomo introdusse il peccato e le morti per mezzo di una donna. Per tramite di Eva cade l’uomo, Adamo il Protoplasto; per tramite di Maria nasce l’Uomo, il Cristo Primogenito. Fu già dell’apologeta Giustino — ii secolo dell’era cristiana — la sottolineatura ulteriore che coglie, si noti, non da Genesi, 3, ma dall’Annunciazione (Luca, 1, 26-38) per cui non solo la condizione di donna (guné) ma quella ulteriore di vergine (parthènos) accomuna l’antitesi figurale delle corresponsabili della storia teologica dell’umanità: Eva nella morte, Maria nella vita: «Si fece uomo dalla Vergine, affinché per quella stessa via per la quale — cagionata dal serpente — ebbe principio la disobbedienza, per la medesima via venisse similmente distrutta» (Dialogo, 100, Patrologia Graeca, 6, 709). L’intuizione di Giustino è ripresa in filigrana dallo stesso Ireneo di Lione che presenta Maria come nuova Eva: come Cristo ricapitola Adamo, annullando con la grazia il peccato primigenio, così Maria ricapitola Eva, annullando con la sua obbedienza la di lei disobbedienza. Le due scene, Eden e Annunciazione, divengono luogo iconico antitetico dell’incontro delle due protagoniste della storia umana, unite nel progetto di salvezza ma non sul piano ontologico: come Cristo non è al livello di Adamo, così Maria non è sul piano di Eva: Adamo è infatti tipo di Cristo come Eva è figura di Maria. Tra esse la Natività di Betlemme, punto di congiunzione tra la storia e l’eternità. La curiosa narrazione dell’apocrifo vangelo dell’infanzia armeno (probabilmente di ispirazione nestoriana) presenta Eva, «la nostra prima madre» che si reca con Giuseppe alla mangiatoia, prende tra le braccia il Bambino e lo adora, per ritrovare nel parto verginale di Maria la propria redenzione: «Benedetto sia tu, o Signore, Dio dei nostri padri, Dio d’Israele, che oggi con questo avvenimento hai operato la redenzione dell’umanità e mi hai riabilitata, sollevandomi dalla mia caduta, e mi hai reintegrata nella mia antica dignità! Ora il mio animo si sente fiero ed esulta nella speranza di Dio salvatore». Quasi un Magnificat minor tutto umano.

Ed ecco quindi resi più comprensibili gli effetti permanenti nella storia: quelli della disubbidienza di Eva che dureranno quanto la storia dell’uomo sulla terra, quelli dell’obbedienza di Maria dall’oggi all’eternità.

Questa prospettiva di lettura iconica e figurale del ruolo di Maria ha solcato non solo la storia, talora incarnata nelle figure dei santi, ma anche le più alte opere dell’espressione umana: dalle arti figurative alla musica alla letteratura e oggi ci viene restituita in un’alta sintesi parenetica da un importante libro di Carlo Maria Ossola, Viaggio a Maria (Roma, Salerno Editrice, 2016, pagine 80, euro 7,90), non già saggio ma meditazione posta a chiave di volta tra la chiusura del giubileo della misericordia indetto lo scorso anno da Papa Francesco e il Sinodo dei giovani che si aprirà nel 2018, per una rilettura integrale della presenza dell’umano nella storia e nelle singole storie individuali.

Così, se il mistero di Cristo precede e illumina la storia «il mistero di Maria cammina nella storia: il dibattito teologico — con i suoi corollari di eresie e di definizioni conciliari — dei primi secoli cristiani ha principalmente toccato la persona del Cristo, la natura della Trinità; la storia della Chiesa ne è stata profondamente segnata.

di Valerio Gigliotti

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20 ottobre 2019

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