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Nuovo accordo
sulla Siria

· ​Impegno di Mosca e Washington per garantire aiuti umanitari e fermare le violenze ·

Damasco, 18. Diciotto città assediate della Siria riceveranno «aiuti umanitari internazionali attraverso un ponte aereo». E questo nell’ambito di una cessazione immediata delle ostilità. Questi i due punti centrali dell’accordo raggiunto ieri da Mosca e Washington nel corso di un vertice a Vienna. 

Una bambina siriana a scuola (Reuters)

Ad annunciarlo è stato il segretario di Stato americano, John Kerry, durante la conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, e l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, al termine della riunione del Gruppo internazionale di sostegno alla Siria. «La consegna degli aiuti umanitari deve iniziare immediatamente. Abbiamo chiesto un ponte aereo umanitario del World Food Program» ha spiegato Kerry.

La Casa Bianca e il Cremlino insistono sul fatto che le frontiere siriane devono rimanere aperte per gli aiuti umanitari, e che le consegne urgenti devono raggiungere un certo numero di zone assediate. «Come richiesto dalla risoluzione 2258» si legge nel comunicato divulgato dal gruppo, «valichi di frontiera che sono necessari per gli aiuti umanitari devono rimanere aperti». Il gruppo, si legge ancora, «ha insistito sui passi concreti per consentire la fornitura di consegne umanitarie urgenti per le seguenti zone: Arbeen, Darraya, Douma, Harasta Oriente, Mouadhimiyeh, Zabadin e Zamalka». E ovviamente, come detto, la condizione prioritaria a tutto questo è l’immediata cessazione delle ostilità da entrambe le parti in causa: il Governo di Assad e i ribelli moderati rappresentati dai colloqui di Ginevra. Restano escluse dall’intesa le aree ancora controllate dal cosiddetto Stato islamico (Is) e da altri gruppi terroristici come il Fronte Al Nusra, legato ad Al Qaeda. Il punto più delicato delle trattative riguarda però la transizione politica e il futuro di Assad. «Sosteniamo la lotta al terrorismo, non il presidente Assad. Non difendiamo nessuno personalmente» ha dichiarato Lavrov. Dal canto suo, Kerry ha spiegato che «il presidente Assad dovrebbe capire che non c’è altra soluzione alla crisi nel paese a eccezione di quella politica. Assad e la sua gente non potranno mai sentirsi al sicuro senza una soluzione politica; il presidente deve capire questa realtà». 

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