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Scontri
fra milizie a Tripoli

· Le ostilità sono riprese nonostante il cessate il fuoco ·

Violenti scontri in Libia tra milizie rivali si sono verificati ieri pomeriggio nel sud della capitale Tripoli, appena qualche ora dopo il cessate il fuoco che doveva porre fine alle violenze che avevano causato la morte di una trentina di persone. Secondo il ministero della salute, dall’inizio dei combattimenti lunedì scorso 30 persone sono state uccise e 96 ferite, per lo più vittime civili.

Un momento dei combattimenti  a Tripoli (Afp)

La tregua è stata rispettata giovedì dopo un accordo di cessate il fuoco annunciato dai dirigenti delle città della Libia occidentale; tuttavia le ostilità sono riprese nel tardo pomeriggio nella regione di Khellat Al Ferjan, a sud di Tripoli, dove gli abitanti hanno confermato scontri pesanti con fuoco di mitragliatrici e cannoni antiaerei, che sono stati uditi al telefono. Secondo un responsabile locale e i giornalisti presenti sul posto, un razzo si è abbattuto su una casa uccidendo due adolescenti. I combattimenti oppongono le milizie tripolitane vicine al governo di unione nazionale (Gna), riconosciuto dalla comunità internazionale, alla Settima Brigata, un gruppo armato della città di Tarhuna, a 60 chilometri da Tripoli, che si dichiara dipendente dal ministero della difesa del Gna. In un discorso alla televisione, Fayez Al Sarraj, alla guida del governo, ha confermato invece che questo gruppo non dipende più dal ministero della difesa. Il primo ministro ha anche invitato le fazioni rivali a rispettare il cessate il fuoco, incaricando le forze regolari dell’esercito a far sì che la tregua sia rispettata. La missione delle truppe governative, ha poi aggiunto, è di ottenere il ritiro delle forze paramilitari e preparare «il ritorno alla vita normale» nei quartieri colpiti.

Inoltre centinaia di migranti africani, bloccati in un centro di detenzione a sud di Tripoli, sono stati evacuati verso un’altra prigione, ha annunciato ieri l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Circa 300 migranti sono stati trasferiti in un centro di detenzione della capitale, «un centro più sicuro dove le organizzazioni internazionali possono prestare aiuto», afferma l’Unhcr.

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