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Nuovi scontri al confine
tra Venezuela e Brasile

· Militari attaccano una comunità indigena ·

Sempre più alta la tensione in Venezuela. Scontri armati sono stati segnalati nelle ultime ore al confine con il Brasile, nella città venezuelana di Santa Elena de Uairén, dove sono state uccise almeno quattro persone da sabato scorso, quando la comunità locale ha cercato di fare entrare nel territorio nazionale gli aiuti umanitari depositati a Pacaraima, dall’altra parte del confine. 

Secondo informazioni diffuse attraverso Twitter, soprattutto da fonti della comunità indigena Pemon, squadre di militari legati al governo di Nicolás Maduro hanno respinto con le armi i Pemon dall’aeroporto locale che gli indigeni occupavano da giorni per protestare contro l’uccisione di una delle loro donne, che è stata la prima vittima degli scontri legati al tentativo di ingresso dell’assistenza internazionale. Lohena Reveron, giornalista della testata online Caraota Digital, ha scritto che secondo fonti dei Pemon anche l’ospedale Vera Zurita di Santa Elena de Uairén, dove erano inviati i numerosi feriti negli scontri dell’aeroporto, è stato «militarizzato» e inoltre «i militari sparano a chiunque cerchi di registrare quanto sta avvenendo». Un’altra giornalista, Laura Castellano, citando fonti locali, ha aggiunto che la cittadina è stata «pacificata dai militari» con «blindati disposti in tutte le intersezioni strategiche». Da parte sua, la deputata Larissa González ha scritto che Emilio González, sindaco di Gran Sabana, comune che comprende Santa Elena de Uairén, le ha comunicato che esiste «una situazione grave all’ospedale, con gruppi armati pro-governativi che sparano dal tetto», aggiungendo che questi gruppi armati «hanno preso l’aeroporto e sequestrato il figlio del “cacique mayor” (capo indigeno), Jorge Gómez».
Il clima è teso anche nella capitale Caracas. Deputati dell’Assemblea nazionale, controllata dall’opposizione, hanno denunciato che un gruppo di sostenitori di Maduro avrebbe tentato di entrare con la forza nel parlamento, tuttavia senza successo. Testimoni riferiscono che il gruppo era composto da uomini armati. Un giornalista del quotidiano venezuelano «El Nacional» ha riferito che le autorità del parlamento hanno chiuso le porte per impedire l’ingresso dei sostenitori di Maduro, dopo che questi avevano ingaggiato scontri con il personale della sicurezza.

Sul piano politico, oggi, il leader dell’opposizione, Juan Guaidó, riconosciuto da parte della comunità internazionale quale presidente ad interim del Venezuela, si reca a Brasíilia per incontrare il presidente brasiliano Jair Bolsonaro. In un’intervista, ieri, Guaidó ha detto che «ci sono state minacce nei giorni scorsi, telefonate alla mia famiglia» perché il governo di Maduro «vuole evitare che torni a Caracas, vuole generare paura» per cui «non possiamo eliminare la possibilità di un attentato». Il leader dell’opposizione ha comunque assicurato che tornerà a Caracas «questa settimana» nonostante le minacce.

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