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​Nuovi obiettivi
per le missioni urbane

· Sicurezza alimentare e lotta al fenomeno della desertificazione ·

Le metropoli concentrano sempre di più su di sé le risorse e la popolazione del pianeta. Secondo l’Urban Climate Change Research Network dell’Onu il 54 per cento degli abitanti della terra vive in città, consuma i due terzi dell’energia ed emette il 70 per cento del carbonio mondiale. Le metropoli con oltre 10 milioni di abitanti, che erano dieci trent’anni fa, sono oggi 28. Secondo il World Urbanization Prospect 2014 dell’Onu sono destinate a diventare oltre 40 nel 2030. La popolazione urbana sta aumentando soprattutto nei paesi del sud del mondo e i cambiamenti climatici alimentano ulteriormente il fenomeno. 

Davanti a queste mutazioni epocali mancano scelte coraggiose da parte di chi ha il potere di decidere. Tocca allora alla popolazione urbana il compito di avviare una riflessione e di assumere nuovi impegni. Oltre a dotarsi di piani regolatori edilizi e urbanistici, le città dovranno concepire piani energetici e dei consumi, promuovere stili alimentari sostenibili e sistemi produttivi solidali. È tempo di dare vita ovunque a comunità climatiche resilienti, a comunità alimentari inclusive: è un modo anche questo di operare per le missioni urbane della Redemptoris missio.
La Fondazione Cariplo ha posto il tema della Food Policy di Milano. L’agroecologia, l’approccio organico e sistemico all’agricoltura, diviene anche per le città la chiave per la sovranità alimentare, oggi minacciata dalle grosse concentrazioni delle risorse, dagli oligopoli dei mercati, dei mezzi tecnici, delle terre e della genetica agraria.
La richiesta di sicurezza alimentare spinge la città a costruire ponti con la campagna e a riflettere sul valore del cibo. A Pechino sembra passata un’era dal luglio 2007, quando alla vigilia degli incontri tra Cina e Stati Uniti per la sicurezza alimentare, le accuse americane spinsero le autorità cinesi a censurare i giornali nazionali che avevano diffuso notizie negative sui loro alimenti. Pechino è oggi la sede di una fiera internazionale per la sicurezza alimentare. Cibo sicuro e assicurato a tutti è un problema che riguarda direttamente la città. Lo scorso maggio Milano si è proclamata capitale del cibo durante l’evento Food City, in cui ha confermato le politiche sulla Food policy avviate nel 2015.
La città celebra il cibo a suo modo, esibendolo anche come status simbol. Ma opulenza, edonismo, sprechi urbani convivono con un pensiero nuovo. In tanti oggi considerano criticamente l’origine degli alimenti, le condizioni perché siano sani, la possibilità di non averne sempre. Avvertono reale il pensiero che il cibo non sta raggiungendo tutti. Questa riflessione potrà cambiare l’identità delle metropoli, nonostante la loro crescita. Le città che proclamano il diritto al cibo, non potranno più essere luoghi dove lo si consuma passivamente. Dovranno fare proprio l’impegno perché il nutrimento sia alla portata di tutti e non manchi, per esempio, nelle campagne dove lo si produce o lo si potrebbe produrre. La salvaguardia delle aree periurbane, che la città solitamente contende allo loro vocazione agricola, è il primo impegno per salvare la terra che nel mondo è afflitta da monocolture, desertificata, inquinata e sottratta alle popolazioni contadine, per asservirla ad altri usi.
Il cibo è ancora un campo di battaglia, anche quando prende un volto elegante da gourmet. Per questo vale il monito di Salvatore Veca, presidente onorario della fondazione Feltrinelli: il diritto al cibo si declina con un’economia di giustizia e coltivando un senso di veridicità. Proclamare un diritto comporta un impegno. Occorre definire precisamente quel diritto, formalizzarne i termini, istituire le sedi che lo presidino, individuare controlli e sostegni. Con Food For All il comune di Milano e la fondazione Feltrinelli hanno indicato la necessità di una politica universale di rispetto del cibo, riprendendo i temi affermati nella Carta di Milano in Expo 2015. Il cibo è per l’umanità patrimonio materiale e spirituale. Missione che appare chiara nelle parole di Massimiliano Tarantino, segretario generale della fondazione: il cibo sano deve divenire un’espressione della cultura. Al ministro dell’Agricoltura Martina spetta di individuare piani perché dall’Italia parta l’esempio di una riforma agraria. Il paese della agribiodiversità si offra come piattaforma ecologica del Mediterraneo, per una rinascita dell’agricoltura sostenibile sulle sue coste a nord e a sud. A gettarne le fondamenta potrebbero essere il piano strategico nazionale per l’agricoltura biologica e biodinamica e la legge, oggi in discussione al senato italiano, che le riconosce come priorità del paese.
Il sindaco Sala candida Milano a Davos dell’alimentazione e indica come esempio per il futuro la scelta profetica di Giulia Maria Crespi, di un’azienda biodinamica ai confini di Milano che salva paesaggio e cultura alimentare. Da quell’azienda partì il sogno di Ibrahim Abouleish, che studiò come combattere la desertificazione, fino a recuperare 20.000 ettari di deserto egiziano. Dovremmo avviare percorsi di alta formazione in agricoltura biologica e biodinamica delle popolazioni del nord e del sud del mondo, per un’integrazione basata sulla sapienza. Il ministero degli Interni potrà investire su questa sfida esemplare.
L’agricoltura periurbana va considerata una risorsa non solo per fornire di cibo la città, recuperare le periferie suburbane, ma anche per costruire una cultura solidale dell’alimentazione e proporre politiche demografiche solidali su scala internazionale. La prossimità con l’agricoltura accresce la sensibilità urbana sul valore del cibo e sulla presa in carico dell’obbiettivo sostenibilità. Livia Pomodoro, per il Milan Center for Food Law and Policy, ha stigmatizzato questa relazione: la città del cibo deve essere capitale della sostenibilità.
Le città potrebbero allora dare l’esempio e costruire da tutto questo un modello esemplare di agricoltura che sia di prossimità alla città e all’essere umano ovunque. L’ambiente urbano ha l’occasione di sostenere, con la vita agricola, un nuovo indirizzo economico e scientifico. Cultura, economia e diritto possono introdurre una pratica di risanamento e recupero della vocazione rurale delle periferie urbane e rilanciarne l’economia, recuperandone l’umanità dove è degradata o perduta, anche nelle terre da cui in tanti oggi fuggono. Le azioni del Fai, che presidiano aree rurali dal degrado per farle divenire “luoghi del cuore”, o campagne come quelle di Legambiente sul consumo di suolo e di Slow Food per la sovranità alimentare prefigurano il sorgere di tali comunità d’elezione che stanno già generando un popolo nuovo.
Nell’Evangelii gaudium, Papa Bergoglio ha indicato la presenza di nuove ecclesie custodite nel tumulto delle città, perché il cambio d’epoca chiama in causa e impone sfide nuove allo spirito e la porta stretta di una crisi mostra che il cristianesimo non si esprime solo nella dimensione spirituale, ma nelle sfere tutte della socialità umana.

di Carlo Tricarico

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15 dicembre 2017

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