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Nuovi cammini
per l’evangelizzazione

· Verso il sinodo sull’Amazzonia ·

Itacoatiara, 14. Un’opportunità per capire una realtà unica al mondo e per rafforzare l’azione evangelizzatrice in una regione sconfinata. 

Così la Chiesa del Brasile si prepara a vivere il sinodo dei vescovi per l’Amazzonia, in programma a Roma nell’ottobre del 2019. «Qui siamo in un’area che ha sempre rappresentato una sfida sul piano dell’evangelizzazione», spiega all’agenzia Fides José Ionilton Lisboa de Oliveira, vescovo della prelatura di Itacoatiara, nell’Amazzonia brasiliana, dove è arrivato lo scorso luglio. Il presule è stato recentemente nominato vicepresidente della Commissione pastorale della terra. Questo sinodo, aggiunge, permetterà «a partire dalla nostra realtà» di «cercare alternative, in modo che la nostra evangelizzazione sia più efficace, più diretta, più vicina alle persone che hanno sempre vissuto qui e hanno bisogno della nostra presenza solidale, del nostro sostegno, perché siano rispettati i popoli originari e le loro culture».
Tra le questioni da affrontare, il presule segnala la celebrazione eucaristica che in molte comunità dell’Amazzonia «è quasi qualcosa di straordinario», dato che si può tenere al massimo due o tre volte all’anno, per mancanza di pastori, peraltro carenti non solo in questa area ma anche in altre regioni del Brasile e del mondo.
Questo tema — ricorda monsignor Ionilton — è stato già esposto nel 2014 a Papa Francesco da Erwin Kräutler, vescovo emerito della prelatura di Xingu, membro del Consiglio presinodale, che ha tenuto la sua prima riunione a Roma il 12 e 13 aprile scorso.

«Come Chiesa — suggerisce il vescovo di Itacoatiara — dovremo riflettere per rendere possibile a tutte le comunità l’accesso alla celebrazione eucaristica allo stesso modo in cui oggi hanno accesso alla celebrazione della Parola». Altra questione urgente di cui dibattere, spiega il presule, è «la difesa dell’Amazzonia» dai «tentativi fatti dal governo attuale» di provare a vendere il suo patrimonio naturale, «l’acqua e la ricchezza mineraria», o di accaparrarsi «le poche terre che sono ancora in possesso degli indigeni».

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23 agosto 2019

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