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Nuovi attacchi
alle forze sciite in Iraq

· Non si allenta la tensione con Israele ·

Il presidente iracheno Barham Salih e il primo ministro Adel Abdul Mahdi hanno condannato ieri gli attacchi aerei che hanno colpito basi e depositi di armi appartenenti a gruppi paramilitari iracheni, dei quali hanno attribuito la responsabilità ad Israele. I due leader hanno definito quanto accaduto un «attacco alla sovranità irachena» e hanno fatto appello all'unità nazionale. I raid hanno avuto luogo vicino al confine con la Siria, secondo quanto domenica hanno dichiarato, attraverso un comunicato, le Forze di mobilitazione popolare (Pmf), il gruppo statale che fa da ombrello alle fazioni musulmane sciite per lo più appoggiate dall'Iran.

Familiari di un combattente sciita ucciso in uno dei recenti attacchi (Ansa)

Le Pmf hanno dichiarato che a portare a termine gli attacchi sono stati due aerei senza pilota, i quali hanno ucciso un combattente e ferito seriamente un altro. Gli sciiti hanno accusato gli Stati Uniti di aver fornito supporto aereo a Israele durante questa azione. Una fonte di sicurezza ha poi confermato all’agenzia Reuters che gli attacchi aerei sono stati due, uno dei quali avrebbe colpito il quartier generale di una brigata paramilitare locale, mentre l'altro avrebbe colpito un convoglio di macchine che lasciavano l'edificio. L'azione ha fatto seguito a una serie di esplosioni avvenute nelle ultime settimane nei depositi di armi appartenenti a gruppi delle Pmf.

Le accuse fatte dagli sciiti sono state rigettate dal Pentagono, il quale ha negato che le sue forze armate abbiano direttamente condotto l’attacco al convoglio o alle strutture di deposito delle munizioni. Tuttavia non è stata esplicitamente esclusa la possibilità di aver fornito supporto aereo. «Sosteniamo la sovranità irachena e abbiamo ripetutamente manifestato contro qualsiasi potenziale azione di attori esterni che incitino alla violenza in Iraq», ha affermato il Pentagono, il quale ha reso noto di essere impegnato a collaborare nell'indagine sugli attacchi. Non ha escluso le sue responsabilità invece il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale nei giorni scorsi aveva accennato al possibile coinvolgimento israeliano nella recente distruzione dei depositi di armi delle Pmf in Iraq. «Stiamo operando in molte aree — ha detto il premier — contro uno Stato che vuole annientarci. Naturalmente ho dato mano libera alle forze di sicurezza e ho ordinato loro di fare tutto il necessario per contrastare i piani dell'Iran». Fra Israele e Iran, dunque, non si allenta la tensione, dopo i diversi attacchi che si sono verificati nelle ultime 72 ore, oltre che in Iraq, anche in Libano e in Siria, dove sono stati presi di mira interessi militari di Teheran e delle milizie filo-iraniane.

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