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Ancora violenze in Nicaragua
mentre prosegue il dialogo

Il Nicaragua continua a vivere giornate difficili, segnate dai lenti progressi al tavolo del dialogo nazionale, ma anche da nuove violenze contro la popolazione civile che hanno provocato almeno otto morti. L’episodio più grave si è verificato a Managua, dove sei persone di confessione evangelica, tra le quali due bambini, sono morte arse vive nella loro casa attaccata da bande di paramilitari. 

Stando alle testimonianze il capofamiglia, un pastore evangelico, si sarebbe rifiutato di «prestare» la sua abitazione a dei cecchini. I paramilitari avrebbero reagito sparando contro l’abitazione e la casa ha preso fuoco anche a causa della presenza nello stabile di un negozio di cuscini, particolarmente infiammabili. Secondo siti nicaraguensi che citano fonti di polizia, almeno altre due persone sono state bruciate vive in strada. Dal 18 aprile, quando sono cominciate le proteste, si sono già registrati 178 morti. Nella giornata di sabato l’arcidiocesi di Managua ha emesso un comunicato nel quale chiede che «cessino la violenza e le morti causate da coloro che in modo codardo si nascondono nell’anonimato. Nel nome di Dio vi chiediamo di porre fine alla strage contro un popolo indifeso», continua il testo. Nel frattempo, durante la giornata di sabato è proseguito il dialogo nazionale, portato avanti con la mediazione della Conferenza episcopale. Le parti hanno disposto la composizione delle commissioni incaricate di lavorare sui punti prioritari nella trattativa tra il governo del presidente Daniel Ortega e i manifestanti. Sono state così formate la commissione di verifica e sicurezza, il tavolo giudiziale e la commissione per la democratizzazione, incaricata di lavorare sull’agenda delineata dai vescovi che prevede l’anticipo delle presidenziali al 31 marzo 2019 e l’approvazione di una nuova legge elettorale.

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13 dicembre 2019

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