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Ancora tensioni tra Pechino e Taipei

· Per Xi la riunificazione sarà raggiunta anche con l’eventuale uso della forza ·

La riunificazione tra la Cina e Taiwan è «inevitabile» e questo obiettivo sarà raggiunto anche con l’uso della forza. È questo il punto nodale del messaggio lanciato ieri, in un discorso pronunciato nella Grande sala del popolo a Pechino, dal presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping. L’occasione era il quarantesimo anniversario del «Messaggio ai compatrioti di Taiwan».
Come hanno sottolineato numerosi analisti, Xi ha usato una retorica meno aggressiva rispetto agli anni passati. Il leader di Pechino ha assicurato che la riunificazione con Taipei proteggerà «i beni privati, le religioni e i diritti legittimi del popolo taiwanese». Affermando che «i cinesi non combattono i cinesi», Xi ha spiegato che «l’indipendenza resta un requisito inevitabile per il grande ringiovanimento del popolo cinese» e «l’indipendenza porterebbe soltanto disagi ai taiwanesi».
Malgrado ciò, ha precisato Xi nel suo discorso, «la riunificazione è la tendenza della storia e la strada giusta», e per questo «non promettiamo di rinunciare all’uso della forza e ci riserviamo di usare tutti i mezzi necessari» contro l’interferenza «di forze esterne e di un piccolo numero di separatisti». Una ipotetica riunificazione — ha aggiunto — potrà essere governata dal modello «un paese, due sistemi», simile a quello che regola dal 1997 i rapporti tra Cina e Hong Kong. La replica alle parole del presidente Xi non si è fatta attendere. «Devo ribadire che Taiwan non accetterà mai la formula un paese, due sistemi» ha detto il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, invitando Pechino ad «affrontare la realtà dell’esistenza della Repubblica di Cina», il nome ufficiale di Taiwan. Tsai Ing-wen ha inoltre invocato il «rispetto per la volontà di 23 milioni di persone che hanno scelto di vivere in libertà e democrazia». Va detto che il discorso di Xi arriva a circa un anno dalle prossime elezioni presidenziali a Taiwan. Il Partito Democratico progressista del presidente Tsai Ing-wen ha registrato una pesante sconfitta alle ultime amministrative, perdendo sette delle tredici città che amministrava. 

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21 settembre 2019

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