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Numerose e significative presenze

Non solo discorsi e gesti concreti, ma anche presenze significative: basta scorrere l'elenco di chi c'era, per farsi un'idea dell'importanza della visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma. A cominciare dal Seguito del Papa, composto da ben tre cardinali — il segretario di Stato Bertone, il presidente della Commissione per i Rapporti religiosi con l'ebraismo Kasper e il vicario di Roma Vallini — e dagli arcivescovi Filoni, sostituto della Segreteria di Stato, e Harvey, prefetto della Casa Pontificia, con i vescovi Farrell, vice presidente della Commissione per i Rapporti religiosi con l'ebraismo, e De Nicolò, reggente della Prefettura; da monsignor Gänswein, segretario particolare di Benedetto XVI, don Norbert Hofmann, salesiano, segretario della Commissione per i Rapporti religiosi con l'ebraismo, e il gesuita Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede.
Ad attendere il Pontefice nel Tempio maggiore c'erano anche altre personalità ecclesiastiche impegnate nel dialogo con l'ebraismo, come i cardinali Mejía, co-presidente per la parte cattolica della Commissione mista della Santa Sede e del Gran Rabbinato d'Israele, e Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi; il patriarca di Gerusalemme Twal, il nunzio apostolico in Israele e in Cipro e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, arcivescovo Franco, e gli arcivescovi di Akka dei greco-melkiti, Chacour, e di Chieti-Vasto, Forte; i vescovi Paglia, di Terni-Narni-Amelia, e Marcuzzo, ausiliare di Nazareth; il custode di Terra Santa, il francescano Pizzaballa. Tra i presenti anche il medico personale del Papa, Patrizio Polisca, e il direttore del nostro giornale.
Di primo piano anche la partecipazione in casa ebraica, a cominciare dai rabbini Cohen di Haifa, che ha combattuto nella guerra di indipendenza di Israele del 1948 ed è stato prigioniero dei Giordani; Brudman, di Savion, in Israele, che ha trascorso tre anni della sua infanzia passando da un campo nazista all'altro; Schneier, di New York, che era bambino nell'inferno di Budapest del 1944; e Arussi, di Kiriat Ono, che discende da una famiglia emigrata in Israele dallo Yemen. Con loro il vice primo Ministro israeliano Silvan Shalom e gli ambasciatori Mordechai Levy e Gideon Meir. Per finire a personalità del mondo della cultura come il premio Nobel Rita Levi Montalcini.
Anche le istituzioni italiane e locali erano rappresentate ai più alti livelli, con il presidente della Camera Gianfranco Fini, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri Gianni Letta, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, il vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino. All'incontro hanno voluto prendere parte anche esponenti della Grande moschea di Roma, con l'anziano imam Pallavicini e il segretario generale del Centro islamico d'Italia, Abadallah Reduane.

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17 ottobre 2019

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