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​Nudo come Gesù crocifisso

· ​La chiesa di Santa Maria Maggiore ad Assisi diventa santuario della Spogliazione ·

Pubblichiamo uno stralcio della lettera pastorale indirizzata dall’arcivescovo vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino ai pellegrini e ai fedeli della diocesi in occasione del decreto di istituzione del nuovo santuario. 

Giotto, «San Francesco rinuncia ai beni terreni» (1295-1299)


Il carisma di Francesco, unito a quello di Chiara, è privilegio della nostra Chiesa particolare e ne fa una comunità a cui si guarda dal mondo intero. I molteplici santuari danno ad Assisi una inconfondibile fisionomia. Spiccano le basiliche di San Francesco, di Santa Maria degli Angeli e di Santa Chiara. La seraphica civitas, qual è denominata persino sul gonfalone del Comune, è come un santuario a cielo aperto. Allo scopo di offrire un ulteriore contributo a questa singolare vocazione di Assisi, ho ritenuto opportuno dare più rilievo a un altro centro spirituale, che ha il suo punto di gravità nel vescovado e nella vicina chiesa, a esso legata, di Santa Maria Maggiore, antica cattedrale di Assisi. È in quest’area che otto secoli fa il giovane Francesco, nel giudizio che lo vedeva contrapposto al padre Pietro di Bernardone davanti al vescovo Guido, fece il gesto clamoroso di spogliarsi di tutto, per essere tutto di Dio e dei fratelli. Siamo soliti ricordare questo gesto come “spogliazione”. A mettere a fuoco questa “icona” mi ha incoraggiato la visita che, il 4 ottobre 2013, Papa Francesco fece ad Assisi sostando anche nella sala della Spogliazione. Fu una data storica per la riscoperta di quell’evento singolare della vita del nostro santo. La tradizionale visita ai luoghi francescani della nostra città lo aveva lasciato piuttosto ai margini, nonostante che a esso fosse dedicato uno stupendo affresco nel ciclo giottesco della basilica superiore, e a onta delle sue numerose rievocazioni biografiche e cinematografiche. La stessa sala del vescovado in cui siamo soliti far rivivere l’evento, e che lo ricorda con un dipinto attribuito a Cesare Sermei, portava, fino a pochi anni fa, un nome inadeguato, anzi fuorviante: la si qualificava sala del Trono, in riferimento a un baldacchino che la decora. Negli ultimi anni c’è stato un costante cammino di riscoperta. Di qui anche la nuova denominazione.
Tanti pellegrini ormai passano per la sala della Spogliazione. Tanti sostano in Santa Maria Maggiore. Quest’antica chiesa si offre come naturale luogo di preghiera, per passare dalla rievocazione di quanto accadde otto secoli fa alla meditazione di ciò che esso può dire oggi a chi voglia mettersi, come Francesco, sulle orme di Cristo. Ho voluto pertanto assegnare a questa chiesa anche una specifica funzione santuariale. Essa dunque aggiungerà, al suo titolo tradizionale, la connotazione di santuario della Spogliazione. Affido alla sollecitudine e generosità della Provincia serafica dei frati minori cappuccini, già ivi impegnati nel servizio parrocchiale, la cura di questa ulteriore “perla” del paesaggio spirituale di Assisi.

di Domenico Sorrentino

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22 agosto 2019

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