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Nuda alla meta

· In mostra a Brindisi la Monna Lisa senza veli e le sue innumerevoli interpretazioni ·

Dal catalogo della mostra «La Gioconda è nuda» in corso nel Palazzo Granafei Nervegna a Brindisi (fino al 27 febbraio) pubblichiamo alcuni stralci del saggio del curatore.

Così celebre ma così incompresa. Tutti conoscono della Gioconda del Louvre la mitica icona, ma non i valori artistici. Questa mostra ha l’obiettivo di mettere a fuoco di un nodo fondamentale della storia dell’arte, un marchingegno di straordinaria complessità: quello che lo stesso Leonardo teorizzava, affermando, fra le arti e le attività umane, il primato della pittura, che per lui era anche filosofia e scienza.

Le novità sul dipinto più celebre al mondo non vengono questa volta da Parigi o da un’altra capitale dell’arte, bensì dalla Puglia. La scintilla è la riscoperta di un dipinto originale del Cinquecento, la Gioconda nuda leonardesca, cioè riferita all’ambito di Leonardo Da Vinci e dei suoi collaboratori e seguaci.

Il percorso espositivo si articola in due parti: 1500-1800 e 1911-2010. Inizia con la pittura originale della Gioconda nuda ritrovata, circondata da opere e documenti (originali e riproduzioni) relativi al fenomeno della Gioconda del Louvre e della Gioconda nuda attraverso quattrocento anni, dal XVI al XIX secolo, con un repertorio di sorprendenti confronti e riscoperte.

Già Focillon ( La Joconde et ses interprètes , 1919) e Chastel ( L’illustre incomprise. Mona Lisa , 1988) hanno sottolineato il ruolo dell’incisione e della litografia nel rendere popolare il capolavoro di Leonardo e «il fascino ermetico del suo enigma, che troppo spesso siamo abituati a leggere senza decifrare». La stessa difficoltà di riprodurlo, avrebbe conferito al quadro una «fama di opera rara», quasi un «complesso di inferiorità» degli artisti nei confronti di una suprema abilità tecnica.

La seconda sezione della mostra documenta con esempi significativi la fortuna della Gioconda nell’arte moderna e contemporanea, a partire dal furto epocale dell’agosto 1911 che ne fece un mito planetario. Si concentra intorno alle provocazioni concettuali del dadaista Marcel Duchamp, uno dei più grandi artisti del XX secolo, che dal 1919 anticipa (con i baffi e la scritta l.h.o.o.q.) le infinite manipolazioni dell’icona Gioconda . In realtà Duchamp fu preceduto dall’inconsapevole Gioconda-Kaiser e dai Futuristi italiani che vedevano in Leonardo il loro genio precursore, ma detestavano la Gioconda come emblema cimiteriale.

Mentre nel 1914, nella rivista futurista «La Voce», un autorevole critico come Roberto Longhi stroncava Leonardo, «accecato dallo psicologismo», e la Gioconda , definita una «pallida pagnottella», preferendole un’altra Lisa, nel ritratto del pittore impressionista Auguste Renoir. André Salmon, reinventando nel 1916 il titolo Les Demoiselles d’Avignon per il rivoluzionario capolavoro cubista di Picasso del 1907, scrisse, ironizzando sugli «orfani» della grazia di Monna Lisa e parafrasando Rimbaud: «Per troppo tempo, forse, il sorriso della Gioconda era stato il sole dell’arte. La Gioconda fu un eterno ladro di energie».

Ma non è così. La Gioconda è stata negli ultimi cento anni un’incomparabile incubatrice di idee e creatività, per quanto provocatorie e troppo spesso kitsch. Anche l’inflazione di aggressioni ironiche e consumistiche non la impoveriscono. Fra bellezza assoluta e poetica dell’antigrazioso, proprio perché riconoscibile e sintesi sublime di complessità ed essenzialità, costituisce il bersaglio ideale per «Giocondolatrie» e dissacrazioni, che impreziosiscono i musei e invadono la vita quotidiana.

In mostra, fra le coordinate di riferimento, Fernand Legér ci ricorda il suo progetto di un film degli anni Venti, Charlot cubiste. La Joconde amoureuse de Charlot , storia di un amore impossibile: la Gioconda s’invaghisce di Charlot e si uccide per lui, che la segue su un cavallo blu mentre viene condotta al cimitero fra le braccia della Venere di Milo.

Ci ricorda Giulio Verne che, prima dei suoi geniali romanzi di «fantascienza leonardesca», aveva scritto nel 1851 una pièce teatrale dedicata all’amore impossibile tra Leonardo, il divino artefice, e Monna Lisa, la donna-oggetto da lui creata.

Nel 1976, Bob Shaw scrisse The Gioconda caper , un racconto pubblicato nel 1980 nella collana di «Urania» con un titolo ben diverso ( Una vergogna per l’Italia ). Inventa un’invenzione di Leonardo, che consiste in una «giostra» con oltre cinquanta suoi quadri come fotogrammi raffiguranti, in progressive varianti, la Gioconda , che in una sequenza filmica si spoglia e si ricompone. Il protagonista, un parapsichico esperto d’arte, grida al miracolo, riconoscendo Leonardo come autore di tanti capolavori, simili a quello del Louvre, e inventore del cinematografo nel primo film d’animazione al mondo; ma è sopraffatto da un perverso ed equivoco moralista che li distrugge tutti.

Negli anni Cinquanta si distinguono Jean Margat e lo storico numero monografico di «Bizarre», in cui furono raccolte le sue Giocondoclastie, ispirando il film La Joconde di Henri Gruel e Jean Suyeux, Palma d’oro per il cortometraggio nel 1959 a Cannes.

Negli ultimi decenni si è registrata un’accelerazione di nuovi media nella circolazione internazionale delle Giocondologie e nelle reinvenzioni delle neoavanguardie, da Fluxus alla Pop e Conceptual art, dall’Azionismo alla Poesia Visiva, da ex libris e mail art a video e computer art.

Fra le opere contemporanee in mostra, assumono un carattere emblematico la circumnavigazione onirica (Bove), la porta dell’enigma (Rotelli), la ricerca del Dna visivo (Fossi), la visione di Slis che scompone e reinventa da due punti di vista come feritoie per lo sguardo le due Gioconde, del Louvre e Nuda, per gli spettatori immersi nella storia dell’arte vivente. L’esposizione esemplifica le tendenze artistiche, tralasciando per esempio i repertori di oggetti kitsch (che pure l’Archivio Leonardismi conserva).

Il percorso si conclude con una sezione multimediale, con la proiezione di centinaia di immagini, opere e documenti, tra le migliaia che l’Archivio del Museo Ideale Leonardo Da Vinci raccoglie da decenni nei diversi continenti, per confrontare tutte le Monne Lisa e le Gioconde del mondo.

Ha scritto Jean Cocteau, il grande poeta amico di Picasso e di Stravinskij: «chaque nuit la Joconde en soi-meme se change».

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08 dicembre 2019

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