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​Nucleo eucaristico

· ​Nell’enciclica diffusa al termine del concilio di Creta ·

La Chiesa ortodossa, sulla scena del mondo, «vive l’intero mistero della divina economia nella sua vita sacramentale, con la santa eucaristia al centro, nella quale offre a noi non un nutrimento deperibile e corruttibile, ma il corpo del Signore, il pane celeste, che è un farmaco di immortalità, antidoto per non morire e vivere in Dio per mezzo di Gesù Cristo, che purifica dai mali». 

È dedicato al mistero eucaristico il passaggio finale dell’enciclica che i partecipanti al Santo e grande concilio ortodosso hanno diffuso al termine dei loro lavori svoltisi a Creta dal 19 al 26 giugno. Una chiave di lettura che forse può tornare utile per comprendere adeguatamente soprattutto lo «spirito» con cui la Chiesa ortodossa guarda a se stessa e alla sua missione nel mondo, perché «la santa eucaristia costituisce il nucleo più interno anche del funzionamento conciliare del corpo ecclesiastico, così come l’autentica conferma dell’ortodossia della fede della Chiesa». Infatti, si afferma citando sant’Ireneo di Lione: «Il nostro insegnamento è in accordo con l’eucaristia e l’eucaristia conferma il nostro insegnamento».

Da questa consapevolezza, che non va mai data per scontata, discendono, dunque, anche tutti gli elementi, sintetizzati in venti punti all’interno di sette capitoli, che l’enciclica conciliare prende in considerazione volgendo lo sguardo a trecentosessanta gradi sui temi della tradizione e sulle emergenze dettate dall’attualità. Perché, viene sottolineato nell’introduzione, «la Chiesa non vive per se stessa» ma si «offre all’intera umanità, attraverso l’elevazione e il rinnovamento del mondo in cieli nuovi e terra nuova». E, pertanto, «dà la testimonianza evangelica e distribuisce nell’ecumene i doni di Dio: il suo amore, la pace, la giustizia, la riconciliazione, la forza della risurrezione e l’attesa dell’eternità».
Quello che arriva dal concilio di Creta è dunque uno sguardo eucaristico sulla realtà. Un rendimento di grazie al Signore, che di per sé è aperto alla speranza e dunque anche al superamento delle difficoltà presenti nel mondo ortodosso e nel dialogo con gli altri cristiani. In tale prospettiva, viene sottolineato sin dalle prime righe, il Santo e grande concilio «costituisce autentica testimonianza di fede nel Cristo Dio-Uomo, il figlio unigenito e Logos di Dio, colui che si è manifestato, attraverso l’incarnazione, in tutta la sua opera terrena, il sacrificio sulla croce e la sua risurrezione, il Dio trinitario, come amore infinito».

di Fabrizio Contessa 

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23 maggio 2019

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