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​Nove anni d’innamoramento

La vita di un direttore di museo è fatta di risultati. La formazione e l’etica dello storico dell’arte al servizio del patrimonio conducono alla concreta traduzione dei saperi scientifici e tecnici in cose fatte, in interventi conclusi. Per chi come me ha trascorso poco meno di mezzo secolo di vita professionale nelle soprintendenze, nei musei, nei laboratori di restauro d’Italia, la carriera si misura sulle cose fatte. Sono contento di accorgermi che i miei ultimi nove anni come direttore dei Musei vaticani hanno prodotto più di un risultato: dal restauro della cappella Paolina a quello della galleria delle Carte geografiche, alla messa in opera dei nuovi impianti di climatizzazione, ricambio d’aria, abbattimento degli inquinanti e di illuminazione nella cappella Sistina.

Le operazioni di restauro durante l’allestimento del  Braccio nuovo dei Musei

Un risultato di cui sono particolarmente orgoglioso è questo che inauguro al termine del mio mandato vaticano. Sono grato ai colleghi — a Micol Forti in particolare, che ha diretto il cantiere architettonico ma anche, insieme a lei, a Giandomenico Spinola, a Claudia Valeri, a Eleonora Ferrazza, per la direzione del lungo restauro dell’intera collezione di sculture — che hanno voluto accelerare la velocità di esecuzione dei lavori così da consegnarmelo quasi nei tempi supplementari. Lo considero una specie di premio al mio novennale servizio vaticano, oltre che un segno di amicizia e di stima che mi ha fatto felice.
Sto parlando della inaugurazione del Braccio nuovo nei Musei vaticani il 21 dicembre dopo un intervento plurale, delicato e complesso come pochi altri, durato complessivamente sette anni: circa centoquaranta sculture di medie e grandi dimensioni movimentate, pulite, restaurate, parecchie centinaia di metri quadrati di superfici dipinte e di stucchi restituite alla cromia originaria. Per non dire degli interventi sui mosaici pavimentali, a cura del Laboratorio restauro mosaici coordinato da Roberto Cassio. Per non dire dell’importante lavoro di revisione delle coperture, sistemazione dei lucernari, rinnovamento degli impianti elettrici realizzato dai colleghi dei Servizi tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano guidati dall’amico don Rafael García de la Serrana Villalobos.
Io sono sempre stato affascinato dal Braccio nuovo e chi avrà voglia di leggere il saggio da me scritto alcuni anni or sono [Roma, Musei Vaticani, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2010, pp. 30-33, 279-300, da cui pubblichiamo uno stralcio in questa pagina] capirà le ragioni del mio innamoramento.
Per questo desidero ringraziare in modo non formale gli operatori che hanno reso possibile la bella e degna impresa. Mi sia consentito, a questo proposito, di ricordare con gratitudine ed affetto la giovane e bravissima restauratrice della Cbc Elisa Bianchi di Castelbianco, prematuramente scomparsa. Anch’io desidero unirmi al dolore di tutti quelli che a Elisa hanno voluto bene.
Vorrei poter nominare tutti, a uno a uno, i tanti giovani operatori (cinquanta tra dipendenti o collaboratori delle varie ditte) che per tanti anni hanno lavorato al Braccio nuovo. Li ricordo sui ponteggi o intorno alle sculture da pulire, da restaurare, da movimentare, nel freddo umido dell’inverno, nel caldo torrido delle estati romane. Ne ho ammirato l’entusiasmo, la sapienza professionale, la impeccabile disciplina di impresa. Io, che considero il periodo più bello della mia vita di soprintendente i due anni passati a dirigere l’Opificio delle pietre dure e i laboratori di restauro di Firenze, ritengo una vera fortuna aver conosciuto restauratori di così alta qualità professionale e umana. A tutti loro va la mia viva ammirata gratitudine.  

di Antonio Paolucci 

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20 agosto 2019

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