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Novant'anni dei Cavalieri di Colombo a Roma

· Il cardinale Bertone all'inaugurazione della mostra ai Musei capitolini ·

Da Benedetto XV a Benedetto XVI: in novant'anni di presenza a Roma i Cavalieri di Colombo «hanno operato con particolare sollecitudine in favore delle nuove generazioni, offrendo possibilità di svago e di gioco, mediante centri ricreativi messi gratuitamente a disposizione di parrocchie, scuole, ospedali, centri di riabilitazione, istituti per disabili e di formazione sacerdotale». Lo ha ricordato, mercoledì sera, 9 giugno, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, in occasione dell'inaugurazione in Campidoglio della mostra « Everybody welcome, everything free: i Cavalieri di Colombo e Roma, celebrazione di 90 anni di amicizia».

Il titolo prende spunto dallo slogan «Tutti benvenuti, tutto gratis» con cui i membri dell'ordine fraterno accoglievano i giovani romani nelle strutture aperte nella Città eterna dall'ordine fondato dal sacerdote statunitense Michael J. McGivney (1852-1890).

Alla cerimonia sono intervenuti oltre al porporato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il Cavaliere supremo, Carl A. Anderson, con la partecipazione, tra gli altri del Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, cardinale John Patrick Foley, e dell'ex ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Jim Nicholson. La mostra ai Musei capitolini resterà aperta al pubblico da giovedì 10 giugno fino a domenica 31 ottobre. Vi si racconta il ruolo dei Cavalieri negli ambiti più diversi: nel costruire e gestire i campi di gioco per i bambini della città; nel finanziamento di restauri in Vaticano; come canale non ufficiale tra gli Stati Uniti e la Santa Sede prima del riconoscimento diplomatico ufficiale negli anni Ottanta. Vengono esposti fotografie, documenti, articoli di giornali, opere d'arte e oggetti vari, attraverso un percorso di sei stanze. Da sempre — ha detto il porporato — i Cavalieri di Colombo manifestano un profondo attaccamento alla fede cristiana e una leale fedeltà alla Sede Apostolica. La loro presenza a Roma risale ai tempi di Benedetto XV. «Egli osservò il grande lavoro caritatevole svolto dai Cavalieri e nel 1920 chiese loro di estendere l'attività nella Città eterna».

Di recente, inoltre, i Cavalieri «hanno generosamente sostenuto non pochi progetti di restauro della basilica di San Pietro e hanno cooperato allo sviluppo di importanti settori delle comunicazioni sociali della Santa Sede».

Citando la Deus caritas est di Benedetto XVI che definisce le associazioni caritative della Chiesa un opus proprium , il segretario di Stato ha infine esortato i Cavalieri a continuare a «trasformare la società dall'interno, a rinnovarla in Cristo e a farla diventare la famiglia di Dio».

Il percorso della mostra segue un itinerario cronologico. La prima stanza è dedicata agli anni degli inizi, in cui è protagonista il venerabile servo di Dio McGivney, che il 2 ottobre 1881 fondò la società di mutuo soccorso. Il giovane presbitero, al servizio di una parrocchia di New Haven nel Connecticut, costituita in gran parte da immigrati, si rese presto conto della necessità di un'organizzazione di aiuto per le famiglie cattoliche che provvedesse al mantenimento delle vedove e degli orfani in un'epoca in cui non esistevano ammortizzatori sociali e durante la quale i capofamiglia spesso morivano giovani. Scelse il nome di Cristoforo Colombo, cattolico rispettato e eroe della storia americana. Nel 1897 l'Ordine era già presente negli Stati Uniti e in Canada e si propagò rapidamente in Messico, nelle Filippine, a Cuba e a Panamá. Più di 125 anni dopo, esso conta oggi oltre dodicimila «councils» e un milione e 750 mila membri.

La seconda stanza rimanda direttamente allo slogan delle celebrazioni: «Tutti benvenuti, tutto gratis». Quando gli Stati Uniti entrarono nel primo conflitto mondiale i Cavalieri di Colombo offrirono il loro sostegno alle truppe attraverso il programma Army Hut (rifugi militari). Durante la grande guerra fornivano di tutto: dal cibo ai libri, dalla sponsorizzazione di spettacoli sportivi e di intrattenimento. Da New York alla Siberia, i Knights crearono infrastrutture per i soldati americani, sul modello di quelle già esistenti per militari protestanti ed ebrei. Impressionato dal loro lavoro, Benedetto XV li invitò a costituire una Hut a Roma, cosa che avvenne dal 1918 al 1919.

La terza stanza rimanda alla battaglia per la libertà: nell'agosto 1920 i Cavalieri intrapresero un viaggio attraverso la Francia e l'Italia. A Roma la delegazione incontrò il Papa che li invitò a rimanere stabilmente in città. A quel tempo l'Urbe si stava risollevando dalla grande guerra e le attrezzature sportive per i giovani erano scarse. L'Ordine avviò allora la costruzione di campi da gioco in vari quartieri. Lo spirito era ancora: «Tutto gratis». Nel frattempo i Cavalieri fecero pressioni sul presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge per trovare una soluzione alla crisi che in Messico stava provocando una forte persecuzione anticattolica. Tanto che Pio XI elogiò la loro opera nell'enciclica Iniquis afflictisque del 1926. Essi continuarono anche a combattere contro le politiche migratorie restrittive negli Stati Uniti; e, in un momento in cui l'uguaglianza razziale non era un ideale condiviso da tutti nel Paese, l'Ordine intraprese una battaglia anche in questo ambito.

La quarta stanza rimanda al secondo conflitto mondiale e alla diplomazia nel periodo della guerra fredda. Il direttore dell'Ufficio di Roma, Enrico Pietro Galeazzi essendo al tempo stesso Governatore della Città del Vaticano creò un collegamento tra la Santa Sede e gli Stati Uniti. Per questo nel 1943, venne inviato da Pio XII a Washington, con una lettera per il presidente Roosevelt — ne parliamo a pagina 5 — nella quale il Pontefice chiedeva che Roma venisse risparmiata dai bombardamenti Alleati. Tuttavia la città aveva subìto attacchi aerei come quello di San Lorenzo, dove Papa Pacelli visitò di persona lo scenario di distruzione. Con l'auto papale fuori servizio, fu Galeazzi ad accompagnare il Pontefice.

La quinta stanza si intitola «una relazione duratura» e documenta i legami con la Santa Sede. Nel 1985 i Cavalieri hanno finanziato il restauro della facciata della basilica Vaticana e quello delle statue dei santi Pietro e Paolo e successivamente molte delle cappelle e delle nicchie sotto la basilica, l'atrio del Maderno, la cupola della Cappella del Santissimo Sacramento, la tomba di Sisto iv. I Cavalieri hanno sponsorizzato anche un documentario sugli scavi che portarono in luce la tomba di San Pietro sotto la basilica. Inoltre hanno sostenuto il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, la Cineteca Vaticana e il Centro Televisivo Vaticano, nell'impegno di trasmettere il messaggio della Chiesa al mondo.

Infine si sono adoperati per promuovere incontri tra il segretario di Stato cardinale Agostino Casaroli e il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, che hanno avuto luogo nel 1982 per lo stabilimento di relazioni diplomatiche formali, che non molto tempo dopo divennero realtà.

La sesta e ultima stanza si chiama: il lavoro continua. I programmi e le attività dell'Ordine sono ancora collegati ai principi delle origini. Nel 2009, in risposta alla crisi economica, i Cavalieri hanno lanciato programmi per la distribuzione di cibo, vestiario e generi di prima necessità. Inoltre, a partire dagli anni Sessanta, hanno lavorato con gli organizzatori degli Special Olympics per le gare di atleti disabili. La salvaguardia del matrimonio e delle famiglie è di estrema importanza per i Cavalieri di Colombo, che hanno dotato i centri ostetrici di macchinari a ultrasuoni per educare le madri sul bambino che portano in grembo. Essi hanno anche patrocinato conferenze sugli effetti dell'aborto e del divorzio. E in conformità con la loro linea per la tutela della libertà religiosa hanno promosso conferenze sul tema. Infine viene ricordato come l'Ordine sia rapidamente operativo in caso di calamità. Dopo l'11 settembre 2001 ha aiutato economicamente le famiglie dei soccorritori morti. Nel 2005, quando la regione del Golfo è stata devastata dall'uragano Katryna, i Cavalieri hanno inviato dieci milioni di dollari e innumerevoli volontari per la ricostruzione.

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