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Notturno venezuelano

· ​Crisi umanitaria senza precedenti mentre non accenna a stemperarsi lo scontro politico ·

Il terribile dramma umanitario in Venezuela aggravatosi nelle ultime settimane, a causa della crescente penuria di generi di prima necessità, sta minacciando seriamente la vita di milioni di persone, soprattutto donne e bambini. Questo mentre, sullo sfondo, non accenna a stemperarsi lo scontro politico e istituzionale tra il presidente Nicolás Maduro e l'opposizione che controlla il Parlamento e che sta promuovendo un referendum per destituire il capo dello Stato. 

Il Consiglio nazionale elettorale (Cne) ha certificato ieri la validità di 1,3 milioni firme presentate più di un mese fa dal Tavolo dell’unità democratica (Mud, la coalizione delle forze dell'opposizione) per chiedere il referendum, e ne ha escluso altre 605.727, tra cui quella dell’ex candidato alle presidenziale antichavista Henrique Capriles. Questi, che è anche governatore dello Stato di Miranda, ha reagito dichiarando che «nessuno di questi trucchi funzionerà: voteremo la revoca di Maduro entro la fine dell’anno». Le firme validate dall’autorità elettorale rappresentano circa sei volte il numero necessario per adempiere i requisiti della Costituzione, che esige solo l’appoggio dell’un per cento degli iscritti nelle liste elettorali, cioè 195.321 cittadini. Ora si apre una fase molto delicata: i venezuelani disporranno di due settimane per confermare o meno il loro consenso, come ha spiegato il presidente del Cne, Tibisay Lucena. Coloro che vogliono ritirare la loro firma potranno farlo a partire dalla prossima settimana presso gli uffici del Cne presenti in tutto il Paese. Mentre in quella successiva (dal 20 al 24 giugno) la stessa possibilità sarà data invece solo a chi intende confermare la propria firma. Una volta chiuso tale procedimento, ha affermato Lucena, il Cne avrà a disposizione venti giorni per la revisione dei dati raccolti e quindi ammettere o meno il referendum. Nei giorni scorsi, Maduro è intervenuto dichiarando che «oltre il trenta per cento delle firme consegnate al Cne sono illegali e presentano difetti». Tuttavia, l’opposizione accusa Lucena e le autorità del Cne di ritardare ed ostacolare deliberatamente l'iter per la convocazione del referendum, e questo – dicono – per evitare che il voto possa avvenire nel 2016. Difatti, se la votazione avvenisse nel 2017, in caso di vittoria del “sì” solo il mandato di Maduro sarebbe revocato, mentre il suo Governo continuerebbe in carica fino al 2018, senza le elezioni anticipate, che invece rappresentano l’obiettivo dell’opposizione. 

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05 dicembre 2019

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