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Nonni essenziali

· Nella festa di sant’Anna ·

«Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono» (Matteo 13, 16). Queste parole di Gesù, a conclusione della parabola del seminatore, ci invitano a porre una particolare attenzione su una famiglia santa, privilegiata per aver dato la vita e l’educazione alla madre di Gesù, una famiglia il cui vissuto quotidiano di fede la pone nella condizione di divenire un esemplare riferimento.

Macha Chmakoff, «Gioacchino, Anna e Maria»

I vangeli canonici non parlano dei genitori di Maria, ma è certo che nelle Chiese di Oriente e di Occidente il culto di sant’Anna, associato a quello di Gioacchino, è stato presente sin dagli inizi della cristianità. Consta anche dalle fonti, pur apocrife, che Anna, il cui nome significa “grazia”, moglie del sacerdote Gioacchino, come molte donne dell’Antica Alleanza fu segnata dalla sterilità, e che ebbe proprio per grazia il dono della maternità concependo Maria che, come in tanti casi i figli ottenuti per grazia di Dio e consacrati, come restituiti a Lui per il suo servizio, divenne la Madre di Dio e della Chiesa. In questa prospettiva di fede la tradizione vuole che Anna sia ancor oggi invocata come protettrice delle partorienti, delle donne in attesa e anche di quelle che non possono avere figli.

In un tempo così turbolento come quello di oggi, è bello e significativo guardare a Gioacchino e Anna, quali sposi timorati di Dio che attendono “la consolazione” nel silenzio e nel servizio e accolgono il dono di Dio, la figlia che sarà la madre di Gesù, entrando così nel piano divino di salvezza che segnerà la storia dell’uomo e dell’universo. Ne viene conseguentemente che anche per ciascuno di noi, vi è un progetto divino. Siamo un granello di sabbia, una goccia d’acqua nel mare, ma come madre Teresa di Calcutta soleva dire, il mare non sarebbe pieno senza quella goccia. 

di Lorenzo Baldisseri

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21 maggio 2019

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