Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Non uno
ma quattordici maghi

Un regalo per il pubblico italiano: Einaudi ha da poco pubblicato il volume I libri di Oz (Torino, 2017, pagine 922, euro 90), che — con la traduzione di Chiara Lagani e le illustrazioni di Mara Cerri — raccoglie i quattordici romanzi che Lyman Frank Baum scrisse sul celebre mago a partire dal 1900 e fino al 1919, anno della sua morte. 

La copertina della prima edizione  de «The Wonderful Wizard of Oz» (1900)

Subissato di richieste dai suoi piccoli lettori, dopo Il Meraviglioso Mago di Oz, lo scrittore statunitense firmò, a tratti un po’ di malavoglia, altri tredici libri della stessa saga. E così scopriamo che attorno alla piccola Dorothy — che nel primo libro ha circa 6 anni, crescendo nei seguenti fino ad arrivare a 11-12 — e ai suoi amici della prima ora, come il Boscaiolo di Latta, il Leone Codardo e lo Spaventapasseri, ruotano anche altri affascinanti e bizzarri personaggi. Giusto per citarne alcuni, la saggia gallina Billina, l’automa Tic-Toc, la signorina Ritaglio e il suo popolo di cartoncini, il bimbo Botton di Luce, Jellia Jamb che traduce da una lingua alla medesima lingua, il dittatore democratico Su-Dit con i suoi tre cervelli, la Tigre Famelica, Betsy Bobbin, bimba sola alla deriva sull’oceano su una zattera in compagnia del mulo Hank. E ancora Trot la piccola californiana protetta dalle fate, la maga-madre Glinda, l’Asino saggio in origine stupidissimo divenuto molto sapiente dopo essere rimasto chiuso dentro una biblioteca di cui ha divorato tutti i libri, la Gatta fatta di vetro con il suo cervello rosa le cui rotelle girano in continuazione e un cuore durissimo composto di un unico enorme rubino (quando il mago renderà trasparente anche il suo cervello, la gatta diverrà umile e simpatica), o Gilda la Buona, impotente dinnanzi alla violenza degli uomini con il suo meraviglioso Libro della Storia in cui si scrivono tutte le vicende umane contemporaneamente al loro verificarsi.
È la quarantenne drammaturga, attrice e autrice teatrale Chiara Lagani, fondatrice della compagnia Fanny & Alexander (che ha recentemente messo in scena un ciclo di sei spettacoli ispirati alla narrazione di Baum) a condurci tra i nuovi romanzi della saga, che si possono leggere in ordine cronologico, oppure inseguendo i personaggi da un libro all’altro: Lagani, infatti, non solo li ha tradotti, ma li presenta e li annota con maestria.
Nelle oltre mille pagine di Oz, ritroviamo quella fantasia creativa che avevamo amato nel primo romanzo, il comico che si affaccia prepotentemente sulla malinconia, i giochi linguistici, la complessità tra gioia e cupezza, l’arte ambivalente della metafora, un insieme che va molto al di là dei confini tradizionalmente attribuiti a Oz. Tra letteratura per l’infanzia, politica, economia, gnosi, o animismo, Oz è comunque molto di più. È, ad esempio, il mai raggiunto tentativo di fissare una sorta di graduatoria tra gli organi indispensabili per qualificare un essere umano, in particolare nell’eterno duello tra cuore e cervello.
Le chicche sono tantissime. Nel secondo libro (siamo nel 1904), con il solito stile alla Baum, avviene la rivincita delle donne: «È da troppo tempo che la Città di Smeraldo è governata da uomini». Dopo secoli di prevaricazione maschile, le guerriere amazzoni — colorate e armate di ferri da calza infilati nelle acconciature — rivendicano il diritto di gestire il potere. Baum, genero della celebre suffragista statunitense Joskyn Gage, crea dunque il generale Jinjur. O meglio la generalessa dalla magnifica uniforme colorata, che compare mentre è intenta a mangiare la sua colazione di pane e uova. Sarà lei a guidare la rivoluzione delle femmine scalmanate e pericolosissime, mentre i maschi terrorizzati verranno messi a fare i casalinghi. Ma Jinjur — anche lei... — si rivelerà soltanto una bambina egoista e capricciosa, che passa il tempo a mangiar caramelle e scartare cioccolatini verdi, dondolandosi svogliatamente sull’amaca. Sposerà un fattore e finirà per occuparsi dell’azienda di famiglia, prendendo a pugni il marito quando si tratta di decidere quale mucca mungere.
Per il lettore italiano, però, la vera sorpresa del volume Einaudi sono le ricchissime annotazioni che lo chiudono: sessantuno pagine di personaggi, luoghi e oggetti magici presentati, quasi timidamente, per approfondire i quattordici romanzi, rivelandosi — autentico libro nel libro — dei saggi affascinanti che spalancano mondi su mondi.
Nel volume curato da Lagani un ruolo importante lo giocano i disegni. E non sarebbe potuto essere altrimenti per una storia che deve tanta parte del suo successo, iniziale e non solo, proprio a loro.
Ragazzo con la passione per la scrittura, il teatro e i polli, giovane adulto con un passato di reporter e di venditore ambulante, nel 1897 Baum pubblica Mother Goose in Prose, un libro di fiabe inventate per i suoi figli che ebbe scarsissimo successo. Mancava qualcosa. E così quando incontrò l’illustratore William Wallace Denslow, talento in ascesa dai tanti riconoscimenti, Baum — memore di quello che John Tenniel aveva fatto con Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll e consapevole di quanto delle buone immagini contribuiscano al successo di un libro per bambini — capì di aver trovato la chiave giusta. Nasceva il mito di Oz. Con l’aiuto di un piccolo editore commerciale, la George M. Hill Company di Chicago, i due crearono il best-seller del 1900. E il quarantatreenne Baum divenne una immortale star della letteratura per l’infanzia.
Gli stravaganti, acuti e spiritosi disegni di Denslow ebbero un tale peso nel successo di Dorothy e compagni, che la collaborazione con Baum divenne impossibile. I due finirono presto per litigare su chi avesse più contribuito al successo di Oz. Il risultato fu che Denslow venne sostituito da John R. Neill, un giovane illustratore di Philadelphia. I disegni dei due non potevano essere più diversi: folli ma umani quelli di Denslow, stravaganti tout court gli altri. Ma il successo della saga non venne sostanzialmente intaccato.
Oggi per il volume Einaudi il delicato compito spetta a Mara Cerri, illustratrice e autrice di cinema d’animazione, i cui disegni bizzarri — ora in bianco e nero, ora a colori — sono, accanto al lavoro di Lagani, l’altra mano che accompagna il lettore nel suo sorprendente viaggio tra le pagine di Baum. Disegni quelli di Cerri che, più che illustrare e descrivere, hanno il grandissimo merito di suggerire.
«Dovrai camminare. È un lungo viaggio attraverso un paese dai tratti ora dolci, ora scuri e terribili», scrive Baum nel Meraviglioso Mago di Oz . Cammina Dorothy, e cammina il lettore. Entrambi torneranno a casa ma non saranno più quelli di prima. Avendo infatti imparato a guardare il mondo con le lenti di quanto hanno vissuto, daranno un nuovo significato alla loro stessa vita. È il compito della letteratura. Partire, vedere, tornare — portando tutto con sé, trasformato.

di Giulia Galeotti

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE