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Non una di meno

· A colloquio con Cristina Fernández ·

«Ho trovato il Papa sereno, sicuro e ben consapevole dell’immenso compito della Chiesa nel mondo. È rimasto molto colpito dal viaggio a Sarajevo ed era molto contento di aver visitato una città che, dopo aver tanto sofferto per i sanguinosi conflitti del secolo scorso, è tornata a essere luogo di dialogo e pacifica convivenza». Il mondo di oggi, così complesso, prosegue Cristina Fernández Kirchner, presidente dell’Argentina, ha bisogno di persone speciali; Bergoglio non è un leader politico, ma sta generando cambiamenti che vanno oltre, trasformazioni di tipo mentale. La ventata di freschezza evangelica di Papa Francesco è arrivata per i cattolici e per i non cattolici e le sue parole a favore della giustizia sociale, così come il suo stile porterà un nuovo impulso in questa fase di cambiamento a livello globale.

La tenerezza — prosegue Fernández Kirchner, facendo riferimento alla bellissima riproduzione di un’icona mariana russa dell’XI secolo donatale dal Papa nell’incontro avvenuto domenica scorsa — è una qualità tipicamente femminile e quando le donne portano in politica questo valore cambia la prospettiva delle cose. Esiste uno sguardo sul mondo, sulla vita, sull’esperienza che è proprio delle donne. Dal Messico alla Patagonia, ormai da qualche anno sono in tante a occupare incarichi di prestigio. I vertici del potere della regione non sono più monopolio maschile: Cile, Brasile, Argentina e Costa Rica hanno presidenti donne, e la lista potrebbe estendersi a tutto il continente.

C’è un bel record di presidentas — afferma Cristina Fernandéz Kirchner — ma attenzione a non pensare che la situazione sia analoga in tutti settori della società. Credo che ancora manchi molto, il potere è prevalentemente ancora patrimonio maschile. Nei mass media, nei vertici delle grandi aziende, nelle istituzioni internazionali ancora non c’è parità al comando. Qualche mese fa il Papa ha definito «un puro scandalo» la disparità salariale tra maschi e femmine: Bergoglio ha perfettamente ragione, le donne lavorano in media molto più degli uomini perché aggiungono ai ruoli familiari quelli professionali. Francesco ha una visione insieme concreta e profonda del problema delle donne come parte fondamentale della società. Concreta perché capisce bene, e l’ha anche detto più volte nel suo linguaggio molto chiaro, che il ruolo delle donne è fondamentale nei Paesi in via di sviluppo in quanto segna il futuro della famiglia. In questo senso ci sono ancora molte sfide da superare nell’ambito dell’eguaglianza tra i sessi, e questo anche i Paesi sviluppati e industrializzati. E profonda perché la strada da fare è ancora lunga e siamo in un continente dove peraltro milioni di mujeres continuano a essere vittime delle discriminazioni e la violenza. Pochi giorni fa nel mio Paese — continua Fernández Kirchner — centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a Buenos Aires e in altre città contro la violenza sulle donne; una mobilitazione storica dopo una serie di femminicidi che hanno scosso il Paese.

L’ultimo ha provocato una reazione spontanea, importante e trasversale nella società argentina. Lo scorso aprile, infatti, una ragazzina di 14 anni, incinta, è stata assassinata dal suo fidanzato, di 16 anni, e sotterrata nel giardino di casa con l’aiuto dei genitori di lui. A poche ore dalla diffusione della notizia ha preso il via il movimento Ni una menos (“Non una di meno”) che vuole promuovere una cultura di uguaglianza e rispetto. L’appello si è diffuso velocemente sulle reti sociali e con il passaparola: politici, personaggi dello spettacolo e del cinema, giornalisti e soprattutto centinaia di migliaia di cittadini hanno aderito alla manifestazione che ha riempito le piazze delle maggiori città. C’erano donne, per la maggior parte, ma anche migliaia di uomini di tutte le età e classi sociali, alcuni con i bambini in braccio. Una mobilitazione importante.

di Silvina Pérez

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14 ottobre 2019

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