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Non tutto
è da censurare

· I cattolici dopo il bando dei social media imposto dalle autorità pakistane ·

«Condanniamo le pagine facebook che contengono commenti blasfemi, ma siamo contro un bando totale. Piuttosto le persone dovrebbero imparare a usare i media con maggiore responsabilità. Lo sbaglio di pochi non deve compromettere il buono di molti». Padre Qaiser Feroz, segretario esecutivo della Commissione per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale pakistana, ha commentato con queste parole, rilasciate ad AsiaNews, la decisione, presa giorni fa dall’Assemblea nazionale, di eliminare i siti internet che riportano offese contro il profeta Maometto.

Lo stesso primo ministro Nawaz Sharif ha ordinato alle autorità di rimuovere tutti i contenuti blasfemi dalle pagine internet e assicurare i responsabili alla giustizia. E l’Alta corte di Islamabad ha nel frattempo avviato indagini sulle pagine dei blogger sotto accusa per aver espresso posizioni critiche delle frange radicali di governo e forze armate. Il mese scorso gli intellettuali sono stati accusati in maniera ufficiale di blasfemia, crimine che in Pakistan viene punito con la pena di morte. Il bando dei social media «non è la soluzione dopo i commenti blasfemi pubblicati online», hanno detto alcuni leader cattolici. In particolare padre Feroz ritiene che la decisione sia sbagliata ed esprime preoccupazione: «Ogni giorno noi pubblichiamo sul servizio in lingua urdu di Radio Veritas o sulla nostra pagina facebook almeno quindici programmi radiofonici. Grazie a noi centinaia di persone, compresi anche tanti musulmani, ascoltano messaggi e storie di speranza. Gli sbagli compiuti da pochi non devono compromettere il buono di molti». Anche padre Morris Jalal, dell’arcidiocesi di Lahore, che mostra in diretta facebook le sue omelie della domenica, respinge l’idea del blocco dei social network: «Nessuno deve insultare la religione altrui ma online ci sono anche tanti contenuti positivi. La Chiesa utilizza queste piattaforme per diffondere canzoni, programmi, e raggiungere le comunità di lingua urdu che vivono all’estero. Tutto questo è molto importante se si considera che persino i poveri e le persone senza istruzione hanno accesso ai social media», ha dichiarato il religioso.

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25 marzo 2017

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