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Non trascurare
la gioventù del continente

· Il messaggio dei vescovi dell’Africa occidentale al termine della loro assemblea plenaria ·

«Creare le condizioni di vita necessarie per evitare che i giovani cerchino altrove quello che non hanno nel loro paese»: questa è una delle sfide principali che devono affrontare oggi i leader politici e i responsabili religiosi in Africa. Lo spiega al nostro giornale monsignor Alexis Touabli Youlo, vescovo di Agboville, in Costa d’Avorio, e vicepresidente della Conferenza episcopale regionale dell’Africa occidentale (Cerao), che pochi giorni fa si è riunita a Ouagadougou in occasione della sua terza assemblea plenaria. La gioventù, «che non è soltanto il futuro dell’Africa, ma l’Africa odierna, sta ricercando il benessere e il suo desiderio di dirigersi verso altri orizzonti è legittimo», spiega il presule, auspicando che «le condizioni di lavoro in Africa cambino in modo tale che i giovani — la forza dei nostri paesi — non vadano via».

Migranti africani nel Mediterraneo

Lo sviluppo innanzitutto, aggiunge il presule, è stato uno dei temi della plenaria svoltasi nel centro nazionale intitolato al cardinale Paul Zoungrana. Uno sviluppo che riguarda l’intero continente, chiamato a stare in piedi a livello religioso, economico e sociale». I giovani, in quanto «forze vive dei paesi africani», costituiscono anche uno dei temi principali del messaggio pastorale pubblicato al termine dell’assemblea plenaria. «Voi rappresentate il presente e il futuro dell’Africa che deve lottare con tutte le sue risorse per la dignità e il benessere dei suoi figli — affermano i vescovi — e in questo contesto, noi non possiamo tacere di fronte al fenomeno della vostra migrazione, in particolare verso l’Europa. I nostri cuori di pastori e padri soffrono davanti allo spettacolo delle imbarcazioni stracariche di giovani donne e bambini che affondano nel Mediterraneo».

Certamente, proseguono, «noi comprendiamo la vostra sete di felicità e la ricerca di un benessere che il vostro paese non è in grado di offrivi; la disoccupazione, la miseria, la povertà sono dei mali che umiliano e indignano ma che non devono indurvi a sacrificare le vostre vite attraverso cammini pericolosi verso destinazioni incerte». La gioventù non deve lasciarsi «abbagliare da false promesse che la condurranno alla schiavitù e un avvenire illusorio», avvertono i vescovi, mentre «con un duro lavoro e con perseveranza si potrà trasformare questa regione in terra prospera».

La terza assemblea plenaria della Cerao è stata quindi occasione per l’episcopato dell’Africa occidentale di esprimere la sua «più profonda preoccupazione di fronte al fenomeno dell’immigrazione clandestina e ai problemi dei rifugiati, che hanno causato così tanta sofferenza, dolore e persino la morte di centinaia di fratelli e sorelle, in particolare tra i giovani», riferisce il comunicato finale. «Con tristezza constatiamo che in molti, nella speranza di migliori condizioni di vita, sono stati vittime di sequestratori e mercanti di uomini», dichiarano i presuli, chiedendo che «non perduri la tragedia dei numerosi migranti morti in alto mare o nel deserto».

Tra le cause principali di questa «tragedia umana», i partecipanti hanno citato il malgoverno, l’insicurezza, la disfunzione del sistema educativo e la mancanza di posti di lavoro nella regione. I governi sono pertanto invitati «a promuovere una nuova cultura della leadership nel servizio, la giustizia, il patriottismo e a creare un contesto favorevole affinché gli africani possano vivere e prosperare nel loro continente». I migranti e i rifugiati africani rappresentano «un capitale umano e delle ricche risorse spirituali per i paesi verso cui emigrano» e la loro dignità va rispettata «ovunque e per sempre», in particolare attraverso «migliore accoglienza e cure pastorali».

Ciononostante monsignor Touabli Youlo si dice «ottimista per quanto riguarda l’avvenire del continente». «Innanzitutto perché Dio è qui, Lui ama l’Africa — spiega il vescovo di Agboville — poi perché l’Africa ha in essa le risorse necessarie per risollevarsi ogni volta che si presentano le difficoltà». «Va anche detto che le sofferenze che stiamo vivendo, pur se concrete, non sono eterne, non nego in alcun modo le difficoltà attuali ma il nostro ruolo è di essere presenti anche per ridare la fede», conclude il presule.

In occasione della plenaria, i partecipanti hanno anche reso omaggio ai diversi membri della Chiesa uccisi negli ultimi mesi in Burkina Faso, in particolare padre Antonio César Fernández, missionario salesiano, vittima di un attacco nei pressi della frontiera con il Togo a febbraio, padre Siméon Yampa e i fedeli uccisi questo mese in un assalto compiuto durante la messa domenicale a Dablo, nella diocesi di Kaya, e i fedeli assassinati a Bam, nella diocesi di Ouahigouya. «Condanniamo con forza quest’ondata di violenza così preoccupante, che colpisce non solo il Burkina Faso ma anche il Niger, il Mali e la Nigeria», dichiarano i vescovi, che hanno organizzato la loro assemblea plenaria a Ouagadougou nonostante «le informazioni poco rassicuranti» che avevano ricevuto, proprio per dare un segno della loro vicinanza alle vittime della violenza.

Infine i presuli della regione hanno voluto ringraziare per la loro presenza il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, accompagnato da due rappresentanti della sezione migranti e rifugiati, così come monsignor Protase Rugambwa, segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. 

di Charles de Pechpeyrou

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21 novembre 2019

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