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In Ucraina non tacciono le armi

· Combattimenti sempre più estesi, mentre Obama è in Polonia per colloqui sulla crisi ·

Un miliziano a Luhansk (LaPresse/Ap)

I caccia militari ucraini hanno attaccato ieri la sede dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk, con un bilancio di almeno 5 morti, tra i quali anche un leader politico dei separatisti. I ribelli hanno accusato l’esercito di Kiev di avere utilizzato bombe a grappolo. Nelle ultime ore, le denunce di abusi e crimini di guerra stanno dilagando a macchia d’olio, tanto che la Croce rossa — attraverso un comunicato siglato anche dalle delegazioni russe e ucraine — ha fatto appello a tutti coloro che sono coinvolti negli scontri di rispettare l’emblema dell’organizzazione umanitaria. Il Governo di Mosca, dal canto suo, ha denunciato al consiglio Nato-Russia una serie di attività militari «senza precedenti» al confine occidentale. Intanto, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è arrivato in Polonia, prima tappa di un tour europeo dominato dalla crisi ucraina, che domani lo porterà a Bruxelles per il vertice del g7 e poi in Francia per le celebrazioni dei settant’anni dallo sbarco in Normandia.

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20 settembre 2019

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