Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un’altra luce

· I cinquant’anni di «The Sound of Music» ·

Compie cinquant’anni Tutti insieme appassionatamente (The sound of music), commedia musicale diretta da Robert Wise e tratta dal musical teatrale di Richard Rodgers e Oscar Hammerstein. Ma la vera vicenda della famiglia austriaca a cui ci si ispira era stata già raccontata in precedenza da un’autobiografia e da due film firmati dal tedesco Wolfgang Liebeneiner.

Nell’Austria del 1938 la novizia Maria (Julie Andrews), amante della musica, mette in subbuglio la vita del convento con la sua esuberanza. Un po’ per liberarsene almeno temporaneamente e un po’ per mettere alla prova la sua vocazione, la madre superiora decide di mandarla a casa di un comandante vedovo (Christopher Plummer) per fare da istitutrice ai suoi sette figli, presto conquistati dalla nuova arrivata. Maria scoprirà con sorpresa di provare dei sentimenti per il padrone di casa, ma i veri problemi arriveranno con l’occupazione nazista.

Come accade spesso per i grandi successi, anche per Tutti insieme appassionatamente dopo mezzo secolo è giusto ricalibrare la bilancia dei meriti e dei demeriti. Andrebbe infatti ridimensionato sia l’incredibile riscontro presso il pubblico — probabilmente eccessivo, se consideriamo che si tratta della terza pellicola di maggior successo di tutti i tempi in America per biglietti venduti — sia il commento spesso ingeneroso della critica, che ne ha lamentato per lo più un eccesso di melassa.

Un torto il film sicuramente ce l’ha. Ed è quello di essere uscito con una decina di anni di ritardo. A metà degli anni Cinquanta, infatti, si sarebbe inserito perfettamente nella Hollywood più matura e sfarzosa. Così invece si è ritrovato al contrario in una terra di nessuno delimitata dal cinema d’autore da una parte e da quello indipendente dall’altra. Territori in espansione che per contrasto facevano apparire il residuo orticello hollywoodiano come un’isola fuori dal tempo e più edulcorata di quello che era effettivamente.

L’impatto estetico conservatore del film si fonde intelligentemente con l’immagine decadente di un mondo mitteleuropeo al tramonto. Di cui sono espressione il comandante protagonista e soprattutto i suoi amici di stampo chiaramente lubitschiano.

Le canzoni sono tante e dal gusto classico, ma si rinuncia quasi del tutto a vere coreografie in favore di ariosi movimenti di macchina a inseguire gli spostamenti tanto studiati quanto disinvolti dei personaggi attraverso ambientazioni quasi sempre reali.

E nonostante l’ispirazione della pellicola nasca da origini lontane, anche narrativamente il film non manca di dire qualcosa di moderno e di poco convenzionale. Intanto è pur sempre una storia d’amore che coinvolge una novizia. Ma soprattutto è un pastiche di generi e registri che guardando non a caso di nuovo a Lubitsch e al suo Vogliamo vivere! (1942), anticipa viceversa di decenni azzardati esperimenti analoghi sugli orrori della guerra, come La vita è bella (1997) o Train de vie (1998). Qui certo non c’è l’Olocausto, ma saluti nazisti e svastiche irrompono comunque all’improvviso nel contesto allegro. E personaggi positivi che magari nella prima parte avevamo visto anche cantare e ballare, ancora in ossequio al mondo del musical che fu, li ritroviamo nell’epilogo nei panni dei più convinti hitleriani, con un mutamento di toni che appare facile solo perché condotto con grande maestria, e che apre le porte a un cinema molto più complesso.

Per il resto, il successo del film si deve in gran parte a Julie Andrews, che dopo la prova generale di Mary Poppins trova il ruolo della vita in un personaggio per molti versi simile, ma con negli occhi un’altra luce e un’altra verità.

È stato detto giustamente che forse nessun’altra, a eccezione di Barbra Streisand, ha mai recitato e cantato così bene nello stesso momento. Aiutata, in questo caso, da un film consapevolmente e felicemente fuori moda.

di Emilio Ranzato

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 aprile 2019

NOTIZIE CORRELATE