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Non solo Gomorra

· ​Gli Uffizi in mostra nella casa don Peppe Diana a Casal di Principe ·

Venti opere d’arte e un gemellaggio sui generis tra Firenze e Napoli, tra i caravaggeschi del Seicento e le periferie desolate del casertano per riaffermare la vittoria della luce sul buio del male, della cultura sull’ignoranza. Si intitola «La luce vince l’ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe»

la mostra inaugurata il 21 giugno scorso in una sede espositiva unica: via Urano 18, una villa confiscata alla camorra trasformata in museo e intitolata a don Peppe Diana, simbolo di chi accetta di rischiare tutto, anche la vita nella lotta alla criminalità.

Olio su tela raffigurante don Peppe Diana

Fino al 21 ottobre sarà possibile ammirare opere provenienti dalle collezioni degli Uffizi, del Museo di Capodimonte, della Reggia di Caserta e del Museo Campano di Capua, scelte per il loro legame con il territorio che le accoglie: una selezione frutto del lavoro dei curatori che, come molti altri importanti partner nazionali (dalla Presidenza della Repubblica Italiana all’associazione Amici degli Uffizi, dal Comitato don Peppe Diana al Centro Studi Sociali Progetto san Francesco contro le mafie) hanno aderito all’iniziativa proposta da R_Rinascita: esporre per la prima volta in Italia opere del più importante museo nazionale in un edificio strappato ai camorristi, e sostenere la “rivoluzione buona” che sta cambiando il presente e il futuro di una terra martoriata che vuole riscoprire se stessa, il proprio volto originario sotto le cicatrici del male subito.

«Le opere porteranno un vento diverso a Casal di Principe — ha detto, commentando il progetto, Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo — testimoniando l’importanza di una mostra che non è solo etica, bensì il segno di una rinascita. Basta pensare alla presenza in mostra del Concerto di Bartolomeo Manfredi, quasi completamente distrutto nell’attentato di via dei Georgofili nel 1993 e solo in pochi brani risarcito, e della videoinstallazione Una luce nuova. L’Adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti, che narra invece la storia di una tela gravemente lesa da quell’ordigno e parzialmente recuperata dalle mani abili dei restauratori. L’augurio è quello di continuare a lavorare uniti nel segno della bellezza, rivendicando con orgoglio l’appartenenza alla propria terra».

La luce che il titolo dell’esposizione evoca — continua uno dei curatori, Antonio Natali — è quella del Prologo di Giovanni, quella che splende nelle tenebre, è la luce del Verbo che s’incarna e che il mondo stenta ad accogliere. «Ma nel nostro caso — continua Natali — è anche la luce dell’etica e della civiltà. L’auspicio è che la Grazia e la Bellezza (che della Grazia è simbolo) siano di conforto a chi si batte affinché sia vinto e disperso tutto quanto si opponga al bene comune. Auspicio che s’accompagna alla speranza più viva che questa mostra non rimanga un episodio isolato, ma abbia un seguito d’altre imprese, capaci di sommuovere gli animi di coloro che ancora sono tiepidi e di generare una stagione luminosa, come il titolo dell’esposizione attuale invita a figurarsi».

Primo atto di questa operazione educativa su larga scala è la nascita di un nucleo di operatori formati per guidare i visitatori della mostra. «In una terra apparentemente destinata alla resa, derubata dal rapporto malato di certa politica con la camorra, ove il solo possibile scambio tra chi governa e chi studia era di favore, progetti clientelari, malversazioni culturali che disponevano, per i tanti giovani disoccupati, al massimo un impiego temporaneo in un call center — spiega Alessandro de Lisi, responsabile culturale di R_Rinascita — la risposta della cooperazione sociale, penso a Nuova Cucina Organizzata, e di certa impresa perbene hanno salvato l’anima di un’intera comunità operosa. Adesso occorre spingere al massimo, e questa coraggiosa manifestazione di cura per la gente perbene, da parte degli Uffizi e delle istituzioni democratiche coinvolte va in questo senso, spingere sull’implementazione di modelli di economia della conoscenza. Serve lavoro libero e bello, serve occuparsi della felicità del prossimo e dei giovani, oltre che del pane disperato della fame: serve far ripartire il bisogno di impresa e di libertà per vincere la camorra». 

di Silvia Guidi

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19 gennaio 2020

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