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Non siamo più estranei

· Nel dialogo con anglicani e metodisti ·

Il 13 marzo 2017 si è svolta per la prima volta nella basilica di San Pietro una preghiera serale corale anglicana. La liturgia celebrava la festa di San Gregorio, che viene ancora ricordato nel calendario anglicano il 12 marzo. Papa Gregorio, che fu il primo a inviare una missione per cristianizzare il popolo britannico, è diventato il patrono non ufficiale delle relazioni tra anglicani e cattolici. L’arcivescovo David Moxon, allora direttore del Centro anglicano di Roma, ha presieduto il servizio liturgico e l’arcivescovo Arthur Roche, segretario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha tenuto l’omelia, mentre il coro del Merton College di Oxford ha cantato brani musicali della tradizione corale inglese. La liturgia ha rispecchiato lo spirito espresso dalle parole della dichiarazione comune firmata alcuni mesi prima da Papa Francesco e dall’arcivescovo Justin Welby, testo nel quale si leggeva che gli ostacoli ancora esistenti non dovrebbero «trattenerci dallo scoprire e dal rallegrarci nella profonda fede cristiana e nella santità che rinveniamo nelle tradizioni altrui». Questa celebrazione liturgica ha inoltre reso pubblico e visibile ciò che, da diversi anni, è parte integrante delle nostre comunità. In molte regioni del mondo, cattolici e anglicani condividono già da tempo edifici ecclesiali e altre risorse liturgiche per rispondere ai rispettivi bisogni pastorali. La preghiera serale nella basilica di San Pietro ha dimostrato quanto si sia intensificata tra noi la stima e l’amicizia mentre percorriamo insieme il cammino missionario nel mondo.

Il Centro anglicano di Roma e il suo direttore sono stati gli organizzatori principali della celebrazione a San Pietro. Nel giugno 2017, l’arcivescovo Moxon ha terminato i quattro anni di servizio presso il Centro anglicano ed è tornato in Nuova Zelanda. Dinamico promotore della causa ecumenica, ha lavorato in stretto contatto con il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, nella programmazione delle visite sia di pellegrini, studenti e coristi anglicani, sia di primati della Chiesa anglicana, tra cui in particolare l’arcivescovo di Canterbury. Nel mese di giugno, in occasione della sua partenza, sono stati celebrati i vespri ecumenici nell’Oratorio di San Francesco Saverio del Caravita. L’arcivescovo Moxon ha avuto modo di congedarsi anche da Papa Francesco, che, il 16 giugno, lo ha ricevuto insieme ad alcuni membri della sua famiglia in un’udienza privata.

Il successore dell’arcivescovo Moxon è l’arcivescovo Bernard Ntahoturi, primate della Chiesa anglicana del Burundi dal 2005 al 2016. Ntahoturi, che ha studiato alle università di Oxford e di Cambridge, presiede il Comitato permanente inter-anglicano per l’unità, la fede e la costituzione. Egli ha anche esperienza in campo ecumenico, avendo lavorato nel comitato centrale del Consiglio ecumenico delle Chiese. Per inaugurare il ministero dell’arcivescovo Ntahoturi, l’arcivescovo di Canterbury, Welby, è venuto a Roma nel mese di ottobre e ha presieduto una preghiera serale nell’Oratorio di San Francesco Saverio del Caravita. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli stati e amico dell’arcivescovo Ntahoturi dal tempo del suo servizio in Burundi, ha tenuto l’omelia. In tale occasione, riferendosi alle sfide senza precedenti che il mondo si trova ad affrontare oggi, ha ribadito che l’ecumenismo è un imperativo morale che deve essere perseguito, non affinché le chiese stesse prosperino e crescano, ma affinché «come Corpo di Cristo» possiamo rispondere agli «urgenti bisogni dell’umanità».

Il programma dell’arcivescovo Welby venuto a Roma per l’inizio della missione dell’arcivescovo Ntahoturi come suo rappresentante personale presso la Santa Sede ha incluso una visita a Papa Francesco nel Palazzo Apostolico venerdì 27 ottobre. Ciò ha permesso all’arcivescovo Welby di presentare il suo nuovo rappresentante al Santo Padre; in seguito, i due arcivescovi e le rispettive consorti hanno pranzato con Papa Francesco a Casa Santa Marta.

Il 2017 è stato un anno molto intenso per l’arcivescovo Welby, che ha avuto modo di incontrare numerosi leader ecumenici. Nel mese di febbraio, ha incontrato il patriarca ecumenico Bartolomeo a Istanbul, dove i due leader hanno firmato una dichiarazione comune contro la schiavitù moderna e la tratta degli esseri umani. A maggio, egli ha guidato una delegazione in un viaggio di dieci giorni in Terra santa, e ha trascorso del tempo in Giordania, nei territori occupati e in Israele, dove ha incontrato il rabbino capo, Ephraim Mirvis, e alcuni leader cristiani locali. Al suo rientro a Lambeth Palace, l’arcivescovo ha ricevuto il patriarca copto ortodosso, Tawadros ii. L’arcivescovo ha anche incontrato Cirillo, patriarca di Mosca e di tutta la Russia, sia a Londra che a Mosca, dove a novembre i due leader hanno firmato una dichiarazione comune sulla situazione dei cristiani perseguitati.

Internamente, la Comunione anglicana si trova ancora davanti alla sfida della propria unità, messa a repentaglio dalla questione della sessualità umana e dalle diverse risposte date a tale problematica dalle sue province. All’inizio di ottobre 2017, i primati della Comunione si sono riuniti a Canterbury per un incontro in cui la Chiesa episcopale scozzese è incorsa in sanzioni a causa della sua decisione di consentire il matrimonio omosessuale. Alla precedente riunione dei primati tenutasi nel gennaio 2016, avevano preso parte tutti e 37 i primati. L’incontro era stato estremamente teso. All’ultima riunione, invece, i primati di Uganda, Rwanda e Nigeria hanno rifiutato di partecipare a causa del loro disagio nei confronti delle posizioni assunte dalle province del Nord America e dell’Europa. La prossima Conferenza di Lambeth, che riunisce tutti i vescovi anglicani in comunione con Canterbury, è prevista per il 2020. Nel frattempo, avranno luogo altri due incontri dei primati e un incontro del Consiglio consultivo anglicano a Hong Kong nel 2019. Questi incontri si incentreranno sui preparativi della Conferenza di Lambeth del 2020 e, con l’avvicinarsi dell’evento, vi sarà inevitabilmente una sempre maggiore speculazione sul numero dei vescovi della Comunione che vi parteciperanno.

A livello nazionale, lo sviluppo più significativo nella Chiesa d’Inghilterra è stata la nomina del vescovo Sarah Mullally, ex capo-infermiera, come vescovo di Londra, successore del vescovo Richard Chartres, che è andato in pensione nel mese di febbraio. La diocesi di Londra è un esempio di grande successo nella Chiesa d’Inghilterra; essa ha registrato un incremento di fedeli del 2,5 per cento su base annua. Questa crescita è spesso attribuita all’immigrazione a Londra; un simile sviluppo si costata anche nell’arcidiocesi cattolica di Westminster. Tuttavia, Londra è una diocesi insolita. Ha un’alta percentuale di parrocchie anglo-cattoliche ed evangeliche, alcune delle quali non accettano il ministero del clero femminile. Questo spiega la politica del vescovo Chartres e del suo predecessore, il vescovo David Hope, di ordinare diaconi ma nessun sacerdote nella diocesi, lasciando tale compito ai vescovi ausiliari. Evitando ordinazioni sacerdotali di uomini e donne, questi due vescovi hanno fatto in modo che il loro ministero e la loro guida pastorale venissero accettati da tutti coloro che prestavano servizio nella diocesi. Come prima donna vescovo di Londra, Sarah Mullally ha quindi un compito non facile davanti a lei. Il cardinale arcivescovo di Westminster, Vincent Gerard Nichols, le ha offerto il suo appoggio, affermando: «Le assicuro le mie preghiere mentre si appresta ad assumere la guida della fiorente diocesi di Londra», aggiungendo «mi rallegro già della nostra futura collaborazione nel far conoscere Cristo in questa città variegata e insonne».

Il 2017 ha segnato il cinquantesimo anniversario della Commissione internazionale metodista-cattolica, che si incontrò per la prima volta ad Ariccia, nei pressi di Roma, nel 1967. Da quel primo incontro, la Commissione ha completato dieci fasi di dialogo, iniziandone nel 2017 un’undicesima sul tema della riconciliazione e sul modo in cui, come cristiani, possiamo essere una comunità sia riconciliata che riconciliatrice. La riunione organizzata per celebrare l’anniversario si è svolta nel convento di Palazzola, vicino al luogo dell’incontro originale, dal 15 al 22 ottobre. Il 19 ottobre la Commissione si è recata a Roma dove, insieme ai membri del comitato direttivo del Consiglio metodista mondiale, riunitisi anch’essi a Roma, hanno avuto un’udienza con Papa Francesco. Citando la lettera di San Paolo agli Efesini, il Santo Padre ha osservato che, grazie a questi cinquanta anni di dialogo, possiamo dirci gli uni gli altri: «Non siete più stranieri» (Efesini, 2, 19). Papa Francesco ha aggiunto che non possiamo crescere in santità senza crescere anche nella comunione che ci lega gli uni agli altri, e che dobbiamo continuare a pregare per il giorno in cui potremo riconoscerci e riconoscere il Signore nella frazione del pane. La delegazione metodista ha consegnato al Papa una copia rilegata del più recente accordo della Commissione, The Call to Holiness: From Glory to Glory. Più tardi, lo stesso giorno, sono stati celebrati i vespri ecumenici nell’Oratorio di San Francesco Saverio del Caravita, presieduti dal vescovo segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Brian Farrell; l’omelia è stata letta dal vescovo Ivan Abrahams, segretario generale del Consiglio metodista mondiale.

Nel 2017 sono state poste anche due importanti pietre miliari nel dialogo teologico con la Comunione anglicana mondiale e con la Comunione metodista mondiale. Con la finalizzazione del commento cattolico di monsignor John Radano, è stato pubblicato il documento prodotto dall’ultima fase di dialogo della Commissione internazionale metodista-cattolica, The Call to Holiness: From Glory to Glory, ora disponibile sul sito in rete della Santa Sede. Nel mese di maggio, anche la Commissione internazionale anglicana-cattolica ha messo a punto una dichiarazione comune, intitolata Walking Together on the Way: Learning to be Church-Local, Regional, Universal. Questa dichiarazione anglicana-cattolica, la prima dopo quella del 2005, sarà pubblicata nel corso del prossimo anno, una volta redatti il commento cattolico e il commento anglicano. Dopo cinquant’anni di dialogo che hanno prodotto una pletora di documenti ecumenici, gli ecumenisti sono consapevoli della necessità di intrecciare nel tessuto dei loro testi la ricezione stessa. Entrambe le dichiarazioni comuni lo fanno, anche se in modi diversi.

The Call to Holiness: From Glory to Glory: il rapporto del 2016 della Commissione internazionale metodista-cattolica verte sulla nostra ricerca comune, come cristiani, di santità. Il primo capitolo illustra un’antropologia teologica comune, secondo cui la persona umana è fatta per la comunione con Dio, con gli altri e con l’intero creato. Il fondamento della visione esposta dal documento è l’imago Dei, che è oscurata, ma non cancellata, dal peccato. La santità, continua il documento, significa essere ricreati nell’imago Christi. L’ultimo capitolo del rapporto riassume gli accordi raggiunti e le differenze che ancora persistono, individuate nei capitoli precedenti, e poi chiede cosa possono fare cattolici e metodisti nelle rispettive comunità parrocchiali per mettere a frutto i risultati degli accordi teologici descritti. Alla luce del consenso menzionato nel capitolo antropologico di apertura, il documento pone la seguente domanda: «Dato che metodisti e cattolici, a più livelli, condividono lo stesso concetto di persona umana, cosa possiamo fare insieme in difesa della dignità e dell’integrità della persona umana?» (n. 182). Il testo continua: «Proclamiamo insieme che Dio non vuole che qualcuno si perda e che egli non ci abbandona. Come potremmo lavorare insieme per superare l’alienazione umana servendo gli emarginati e i più bisognosi tra noi?».

Il secondo capitolo del documento si sofferma sull’opera della grazia, basandosi sulla dichiarazione di associazione del Consiglio metodista mondiale alla Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione. Il rapporto considera la grazia sotto tre aspetti, corrispondenti a tre titoli: la grazia che rende possibile (grazia preveniente), la grazia che giustifica, e la grazia che santifica. Il quinto capitolo, a sua volta, si chiede come cattolici e metodisti possono «rendere una testimonianza comune di ciò che Dio fa per noi in Cristo e nello Spirito santo». Il testo s’interroga anche su come «la nostra comune comprensione della grazia e della fedeltà di Dio possa essere tradotta in un culto comune» (n. 185).

Il terzo capitolo, intitolato «Il popolo santo di Dio: i santi di sotto», prende in considerazione la vita devozionale di metodisti e cattolici, accennando alle pratiche condivise e ai settori in cui il dialogo può essere portato avanti. Gran parte del capitolo è dedicata alla vita sacramentale e liturgica delle due tradizioni, ma vengono anche menzionate la devozione personale e la lettura della Bibbia. Riflettendo su questo, il quinto capitolo chiede: «Cosa potrebbero imparare metodisti e cattolici gli uni dagli altri circa la promozione e l’incoraggiamento di tutte le forme di vocazione cristiana, compresa la vita coniugale e la vita da non sposati, il ministero e la vita consacrata? Ci sono nuove forme di vita comunitaria, aventi anche un carattere ecumenico, che si sviluppano tra le comunità cristiane nella vostra regione?».

Data la sfida rappresentata dalle tematiche relative alla fine della vita, il documento invita a capire come metodisti e cattolici possono testimoniare insieme la sacralità della morte come parte costitutiva della sacralità della vita. Il rapporto incoraggia anche il dialogo continuo tra le comunità locali cattoliche e metodiste sulle loro pratiche devozionali.

Il quarto capitolo s’incentra su questioni escatologiche. Sebbene compaiano evidenti divergenze, a esempio in merito al purgatorio, alla preghiera per i defunti e all’intercessione dei santi, metodisti e cattolici concordano sul fatto che esiste una vera comunione, «reali vincoli d’amore», tra vivi e morti. Il quinto capitolo si chiede come «possiamo condividere storie e riflessioni sulla relazione tra i santi di sopra e i santi di sotto» (n. 192).

Infine, è interessante notare che il documento illustra il suo tema in due modi che lo rendono facilmente accessibile alle comunità parrocchiali. Ogni capitolo si conclude con due santi esemplari, ovvero con una breve biografia di un santo metodista e di un santo cattolico, le cui vite incarnano la santità in modo esemplare. Il testo include anche un’appendice contenente sussidi per la preghiera e per la meditazione che affianca, a esempio, alla preghiera del Patto di Wesley il Suscipe di Ignazio di Loyola. La Commissione si augura che metodisti e cattolici, riflettendo su questi testi e attingendo a essi per pregare insieme, possano rallegrarsi «nella profonda fede cristiana e nella santità che rinveniamo nelle tradizioni altrui» (dichiarazione comune di Papa Francesco e dell’arcivescovo Welby, citata sopra).

La dichiarazione comune Walking Together on the Way, che è stata firmata dalla Commissione anglicana-cattolica a maggio, usa un metodo e propone una modalità per tradurre le sue discussioni nella vita concreta di entrambe le comunità, in maniera sempre più profonda. Il documento esamina tre livelli di vita ecclesiale: locale, regionale e universale. A livello locale, il testo menziona le strutture di governo parrocchiali e diocesane. Il capitolo relativo al livello regionale prende in esame le conferenze episcopali e i loro uffici accanto ai sinodi nazionali. Infine, a livello mondiale o universale, il documento mette in parallelo i quattro strumenti di comunione della Comunione anglicana e le strutture di un consiglio generale, l’ufficio del vescovo di Roma, la curia romana, il sinodo dei vescovi.

Ogni capitolo ha una triplice articolazione. Il primo passo consiste nell’indicare le strutture di cui disponiamo; la Commissione ha ritenuto utile esporle in due colonne parallele, una anglicana e l’altra cattolica. Come secondo passo, ciascuna delle parti illustra le tensioni e le difficoltà incontrate nel funzionamento dei propri strumenti e delle proprie strutture. Infine, il terzo e più importante passo consiste nel chiederci cosa può essere appreso dall’altro interlocutore e cosa potremmo far nostro, integrandolo nel processo di discernimento e di decisione che ci è proprio. Il fondamento teologico della discussione è la comune interpretazione della partecipazione di tutti i battezzati al tria munera Christi e al sensus fidei. Questo metodo è noto come ecumenismo ricettivo. Esso ci spinge a domandarci quali aspetti della pratica e della vita dei nostri partner di dialogo possiamo riconoscere come pieni di grazia e fedeli, per poi riceverli nella nostra vita ecclesiale. Si tratta di un metodo che deve essere dinamico e che può essere applicato sia a livello locale, che a livello dei dialoghi internazionali.

Questi due documenti più recenti prodotti dalle commissioni di dialogo con il Consiglio metodista mondiale e con la Comunione anglicana suggeriscono il modo in cui possiamo proseguire il cammino con i partner ecumenici come compagni di pellegrinaggio, approfondendo la comunione che ci lega gli uni agli altri. La preghiera serale anglicana celebrata a San Pietro, l’affettuoso saluto di commiato all’arcivescovo David Moxon, e il caloroso benvenuto riservato al suo successore, l’arcivescovo Bernard Ntahoturi, dimostrano quanta strada abbiamo già percorso e quanto siamo diventati gli uni parte della vita degli altri. Riprendendo le parole pronunciate da Papa Francesco davanti ai membri del Consiglio metodista mondiale, possiamo affermare che cinquant’anni di dialogo testimoniano che non siamo più estranei. Condividendo attraverso il dialogo ecumenico i doni che lo Spirito ha concesso a ogni comunità cristiana, possiamo rispondere meglio ai bisogni pastorali delle nostre proprie comunità e ai bisogni sempre più urgenti dell’umanità in generale.

di Anthony Currer, Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani

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26 giugno 2019

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