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Non si sbloccano gli aiuti per la Siria

· Appello congiunto delle agenzie dell’Onu per salvare circa un milione di civili allo stremo ·

Damasco, 17. Mentre la diplomazia lavora per rafforzare la tregua in corso, le condizioni di vita dei civili siriani si fanno di giorno in giorno sempre più critiche. Diverse agenzie dell’Onu hanno lanciato ieri un nuovo appello per «un accesso immediato, incondizionato e sicuro per poter raggiungere i bambini e le famiglie che sono ancora tagliati fuori dagli aiuti umanitari in Siria». In una dichiarazione congiunta Wfp, Unicef, Ocha, Oms e Unhcr hanno denunciato che «in Siria oggi ci sono quindici aree sotto assedio, in cui oltre 700.000 persone, tra le quali si stimano 300.000 bambini, sono ancora intrappolate».

Una bambina nella parte nord di Aleppo (Reuters)

Le agenzie tracciano un quadro drammatico. «Circa cinque milioni di persone, di cui oltre due milioni di bambini, vivono in aree estremamente difficili da raggiungere con assistenza umanitaria a causa degli scontri, dell’insicurezza e dell’accesso ristretto» si legge nella nota diffusa ieri. In tutta la Siria «le persone continuano a soffrire in quanto prive dei mezzi di base di sostentamento e in quanto rischiano continuamente di essere esposte a violenze. Noi, e con noi intendiamo il mondo, non dobbiamo rimanere in silenzio mentre le parti in conflitto continuano a utilizzare come strumenti di guerra la negazione di cibo, acqua, forniture mediche e di altre forme di aiuto. I bambini sono esposti a rischi sempre più grandi di soffrire per malnutrizione, disidratazione, diarrea, malattie infettive e ferite». Molti di loro — continua il testo — «hanno bisogno di supporto perché hanno vissuto eventi traumatici, violenze e altre violazioni. Tragicamente, fin troppi bambini, nelle loro giovani vite, hanno conosciuto poco altro oltre che il conflitto e le privazioni».

La situazione più critica è quella di Aleppo, per oltre un anno epicentro del conflitto scoppiato nel 2011. «Gli orrori dell’assedio del distretto orientale di Aleppo sono scomparsi dall’attenzione pubblica, ma non dobbiamo lasciare che i bisogni, le vite e il futuro dei siriani scompaiano dalla coscienza del mondo». Per questo «non dobbiamo permettere che il 2017 veda ripetersi per la Siria le tragedie già avvenute nel 2016» conclude la dichiarazione congiunta firmata dal direttore generale del Programma alimentare mondiale (Wfp), Ertharin Cousin, dal direttore generale dell’Unicef, Anthony Lake, dal sottosegretario generale per gli Affari umanitari e coordinatore degli aiuti di emergenza (Ocha), Stephen OBrien, del direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, e dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi.

Sul piano militare, continuano le operazioni per contrastare l’avanzata del cosiddetto stato islamico (Is). Gruppi di jihadisti stanno portando avanti una massiccia offensiva contro le forze governative nell’est della Siria, in una regione ricca di risorse energetiche e vicina al confine con l’Iraq. Secondo fonti locali, decine tra militari governativi e miliziani dell’Is sono morti negli scontri scoppiati venerdì scorso attorno all’aeroporto militare di Deir Ezzor.

Si sblocca intanto la strada verso nuovi negoziati di pace. I ribelli siriani moderati — non legati ai gruppi jihadisti — hanno annunciato ieri che parteciperanno al vertice di Astana il 23 gennaio, organizzato da Russia, Turchia e Iran. I negoziati puntano a costruire un nuovo processo di pace sulla base della tregua, che, malgrado sporadici scontri, sta tenendo dal 30 dicembre scorso. «Tutti i gruppi ribelli stanno andando ad Astana. Tutti hanno accettato» ha spiegato ieri Mohammad Alloush, figura di spicco della formazione Jaish Al Islam. Fonti dell’opposizione e del governo hanno spiegato che per la prima volta, a differenze delle precedenti e inconcludenti tornate negoziali a Ginevra, i contatti tra le parti saranno diretti, senza necessità di un mediatore. I negoziati si concentreranno principalmente sulla parte operativa, ossia sugli aspetti militari per rafforzare la tregua sul terreno, mentre i dettagli politici saranno discussi in Svizzera a febbraio. Osama Abu Zeid, consulente legale dei ribelli, ha spiegato che le delegazioni «saranno solo militari» e saranno accompagnate da una squadra di consulenti legali e politici. Resteranno esclusi invece i curdi siriani a causa dell’opposizione della Turchia. Il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov, ha fatto sapere oggi che ai colloqui sono stati invitate delegazioni dell’Onu e degli Stati Uniti. Lavrov ha detto che la conferenza sarà l’occasione per «un primo contatto con la nuova amministrazione Trump e capire le reali possibilità di collaborare nella lotta al terrorismo». Lavrov ha poi spiegato di contare sul fatto che «l’amministrazione Trump accetti l’invito ad Astana», dove «sarà rappresentata dai propri esperti al livello che ritiene possibile». Ha poi indicato che l’obiettivo è «rafforzare il cessate il fuoco».

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