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Non si può restare più gli stessi

· Verso l’ostensione 2015 della Sindone a Torino ·

Petrus Christus, «Il lamento» (1460)

«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici», dice Giovanni nel suo Vangelo al capitolo quindicesimo. E proprio «L’amore più grande» sarà il motto dell’ostensione 2015 della Sindone a Torino, una lunga serie di giorni tra il 19 aprile e il 24 giugno durante i quali sarà possibile sostare in preghiera di fronte a un lenzuolo di lino che porta i segni di un uomo flagellato e crocifisso, i segni di un amore, sostiene il comunicato di presentazione dell’evento, «che non finisce con la morte». È «la strada di un dono totale che però è alla nostra portata» perché «all’amore tutti siamo chiamati» e «ciascuno è in condizione di donare la vita».

Ci sono vari modi di «donare la vita», ma ciò che colpisce leggendo il commento dell’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, è che ci venga ricordato che questa possibilità tocca tutti, nessuno escluso. È sufficiente trascorrere qualche ora accanto ai malati in fin di vita per rendersi conto di come ciò sia una realtà. Il lenzuolo funebre dell’uomo dei dolori e le lenzuola dei malati ci ricordano la vitalità di chi, vinta la paura, attraversate innumerevoli prove, infonde coraggio a volte semplicemente con uno sguardo facendo capire che «è possibile», ricordando a noi “sani”, spesso superficiali e distratti, che il massimo del servizio e la massima realizzazione di sé può realizzarsi proprio nel momento della massima fragilità e della più grande dipendenza dagli altri. 

Ferdinando Cancelli

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25 febbraio 2020

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