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Non si può conservare la dottrina senza farla progredire

· Il Papa commemora il venticinquesimo anniversario del Catechismo della Chiesa cattolica ·

Non si può conservare la dottrina «senza farla progredire». E non se ne può fare «una lettura rigida e immutabile, senza umiliare l’azione dello Spirito Santo». La commemorazione del venticinquesimo anniversario del Catechismo della Chiesa cattolica, celebrata nel pomeriggio dell'11 ottobre in Vaticano, ha offerto a Francesco l'occasione per un riflessione chiara e argomentata sul binomio «custodire e proseguire». Nel quale — ha ricordato il Papa citando il discorso di apertura del concilio Vaticano II pronunciato da Giovanni XXIII proprio l’11 ottobre di cinquantacinque anni fa — è racchiusa una «missione» che «compete alla Chiesa per sua stessa natura» in ordine all'annuncio del Vangelo.

Ciò significa che «per dire la fede di sempre» non può essere sufficiente «trovare un linguaggio nuovo». È invece «necessario e urgente che, dinanzi alle nuove sfide e prospettive che si aprono per l’umanità, la Chiesa possa esprimere le novità del Vangelo di Cristo che, pur racchiuse nella parola di Dio, non sono ancora venute alla luce».

In questo orizzonte il Pontefice ha collocato una significativa puntualizzazione sul tema della pena di morte: questione che, a suo giudizio, dovrebbe trovare nel Catechismo «uno spazio più adeguato e coerente». Francesco ha ricordato che in passato il ricorso a «questo estremo e disumano rimedio» era giustificato come «conseguenza logica dell’applicazione della giustizia». Mentre oggi è ormai unanime il rifiuto «di una pena che lede pesantemente la dignità umana». In questo caso, ha spiegato, non si tratta di una contraddizione ma piuttosto dello «sviluppo armonico della dottrina», che «richiede di tralasciare prese di posizione in difesa di argomenti che appaiono ormai decisamente contrari alla nuova comprensione della verità cristiana».

In definitiva, la tradizione è «una realtà viva» e «solo una visione parziale» può considerarla «come qualcosa di statico». Lo stesso vale per la parola di Dio, che «non può essere conservata in naftalina»; al contrario, essa «progredisce e cresce perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare». Questa «legge del progresso», ha ribadito il Papa, appartiene «alla peculiare condizione della verità rivelata nel suo essere trasmessa dalla Chiesa, e non significa affatto un cambiamento di dottrina».

Il discorso del Papa

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