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Non si fermano
le bombe su Aleppo

· ​L’Onu torna a chiedere una tregua di quarantotto ore ·

Tra le macerie alla periferia di  Aleppo (Ap)

Ancora bombe sulla città siriana di Aleppo. L’ultimo bilancio diffuso ieri dalla stampa locale parla di venticinque civili uccisi in un nuovo bombardamento sui sobborghi di Orm al Kobra e Kafar Halab. Tra le vittime si contano, purtroppo, almeno due bambini. La tregua di 48 ore per consentire di portare aiuti alla popolazione, invocata dall’Onu e poi accettata dalla Russia, appare quindi sempre più lontana. «La parola passa al Governo e all’opposizione. Noi stiamo spingendo» ha ribadito ieri l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, lanciando l’ennesimo grido di allarme per Aleppo che «rischia di morire». La popolazione civile (almeno due milioni di persone in tutta l’area) è infatti allo stremo: quelli che possono fuggire, lo fanno, ma la maggior parte è intrappolata nelle zone di combattimento e manca di tutto, dai generi alimentari alle medicine, dall’acqua potabile all’energia elettrica. L’11 agosto scorso la Russia aveva annunciato una tregua quotidiana di tre ore per permettere l’accesso di aiuti umanitari alla popolazione, ma da subito l’Onu aveva chiarito che questa misura non era sufficiente, chiedendo appunto un cessate il fuoco di almeno 48 ore. La città è letteralmente spezzata in due: da una parte, la zona sud orientale controllata da formazioni dei ribelli e da alcuni gruppi jihadisti, e, dall’altra, quella occidentale controllata dai governativi leali al presidente Assad. Solo nell’ultima settimana, sei centri d’istruzione gestiti da ong locali sono stati colpiti. E l’emergenza per i civili si è fatta negli ultimi giorni sempre più drammatica in tutto il nord della Siria dopo che anche la Cina si è schierata con Assad e l’Iran ha aperto le sue basi alla partenza dei bombardieri russi.

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